La tesi esamina il percorso di riconoscimento dei diritti delle atlete nel sistema sportivo italiano, con particolare riguardo all’hockey su pista femminile. Dopo aver ricostruito, nel primo capitolo, il quadro delle fonti del diritto sportivo e il ruolo dell’ordinamento sportivo rispetto a quello statale, il secondo capitolo analizza in profondità lo sport femminile, segnato storicamente da dilettantismo forzato, sottorappresentazione nei ruoli decisionali e discriminazioni nell’accesso al professionismo, alle tutele previdenziali e alle garanzie di maternità. In questo contesto viene studiata la riforma del lavoro sportivo introdotta dal d.lgs. 36/2021, mettendone in luce il tentativo di superare il “dilettantismo obbligato” delle atlete attraverso una nuova disciplina unitaria del lavoro sportivo, l’apertura al professionismo femminile e misure specifiche di parità di genere in termini di retribuzione, welfare e protezione sociale. Il capitolo approfondisce, inoltre, il ruolo attribuito al CONI e alle Federazioni nella promozione effettiva della parità, nonché le prime applicazioni pratiche e le criticità emerse, evidenziando come il divario tra piano normativo e realtà sportiva resti ancora significativo. Il terzo capitolo traduce queste coordinate generali nel caso concreto dell’hockey su pista femminile, sport minore e a prevalenza maschile, caratterizzato da un numero esiguo di praticanti donne e da un campionato “solo femminile” strutturalmente fragile. Attraverso l’analisi dell’inquadramento delle atlete come lavoratrici sportive, delle tutele effettivamente riconosciute e dei limiti di accesso agli strumenti previsti dalla riforma, il lavoro mostra come molte delle promesse del nuovo quadro normativo risultino solo parzialmente realizzate in questo settore. La connessione tra secondo e terzo capitolo emerge così nel passaggio dal livello sistemico a quello applicativo: le categorie giuridiche elaborate in relazione alla riforma del lavoro sportivo femminile vengono utilizzate come chiave di lettura per valutare lo stato dell’arte dell’hockey su pista, mettendo in evidenza persistenze di diseguaglianza, resistenze culturali e carenze organizzative. In conclusione, la tesi propone alcune linee di intervento -istituzionali, regolamentari e di policy - volte a rendere effettive le garanzie introdotte dal legislatore e a favorire uno sviluppo più equo e sostenibile del movimento hockeistico femminile in Italia.
Sport femminile con particolare riguardo all’hockey su pista: stato dell’arte e prospettive future
MANIERO, FRANCESCA
2024/2025
Abstract
La tesi esamina il percorso di riconoscimento dei diritti delle atlete nel sistema sportivo italiano, con particolare riguardo all’hockey su pista femminile. Dopo aver ricostruito, nel primo capitolo, il quadro delle fonti del diritto sportivo e il ruolo dell’ordinamento sportivo rispetto a quello statale, il secondo capitolo analizza in profondità lo sport femminile, segnato storicamente da dilettantismo forzato, sottorappresentazione nei ruoli decisionali e discriminazioni nell’accesso al professionismo, alle tutele previdenziali e alle garanzie di maternità. In questo contesto viene studiata la riforma del lavoro sportivo introdotta dal d.lgs. 36/2021, mettendone in luce il tentativo di superare il “dilettantismo obbligato” delle atlete attraverso una nuova disciplina unitaria del lavoro sportivo, l’apertura al professionismo femminile e misure specifiche di parità di genere in termini di retribuzione, welfare e protezione sociale. Il capitolo approfondisce, inoltre, il ruolo attribuito al CONI e alle Federazioni nella promozione effettiva della parità, nonché le prime applicazioni pratiche e le criticità emerse, evidenziando come il divario tra piano normativo e realtà sportiva resti ancora significativo. Il terzo capitolo traduce queste coordinate generali nel caso concreto dell’hockey su pista femminile, sport minore e a prevalenza maschile, caratterizzato da un numero esiguo di praticanti donne e da un campionato “solo femminile” strutturalmente fragile. Attraverso l’analisi dell’inquadramento delle atlete come lavoratrici sportive, delle tutele effettivamente riconosciute e dei limiti di accesso agli strumenti previsti dalla riforma, il lavoro mostra come molte delle promesse del nuovo quadro normativo risultino solo parzialmente realizzate in questo settore. La connessione tra secondo e terzo capitolo emerge così nel passaggio dal livello sistemico a quello applicativo: le categorie giuridiche elaborate in relazione alla riforma del lavoro sportivo femminile vengono utilizzate come chiave di lettura per valutare lo stato dell’arte dell’hockey su pista, mettendo in evidenza persistenze di diseguaglianza, resistenze culturali e carenze organizzative. In conclusione, la tesi propone alcune linee di intervento -istituzionali, regolamentari e di policy - volte a rendere effettive le garanzie introdotte dal legislatore e a favorire uno sviluppo più equo e sostenibile del movimento hockeistico femminile in Italia.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/5120