Il presente lavoro si propone l’obiettivo di individuare nella teoria degli affetti e delle passioni di Cartesio e Spinoza un possibile strumento per comprendere come parte della scienza sviluppatasi nel Seicento abbia contribuito a delineare campi di ricerca attualissimi. Attraverso l’analisi della filosofia cartesiana e spinoziana si è tentato di far emergere alcune matrici che hanno definito un metodo di indagine dei rapporti tra mente e corpo. In questa direzione, il riferimento agli studi di Damasio ha permesso di creare una sorta di filo conduttore che ha orientato l'analisi delle opere cartesiane e spinoziane, con particolare riferimento ai rapporti tra volontà, mente e funzioni fisiologiche. Ne “L'errore di Cartesio” Damasio ha tentato di esplorare la natura di emozioni e sentimenti all'interno dei processi vitali, adattivi, cognitivi e, soprattutto, decisionali. Attraverso la teoria del marcatore somatico Damasio ha infatti analizzato quei processi emotivi che agevolano i processi cognitivi e di scelta. Si tratta di un tipo d’indagine riscontrabile, pur con le dovute differenze, nelle opere di Cartesio e di Spinoza. Ne “Le passioni dell'anima" Cartesio analizza la genesi e il funzionamento delle passioni, intese come movimenti corporei e meccanici che veicolano informazioni tra la realtà esterna (ed interna) e la mente. Secondo Descartes le passioni si generano infatti dalle rappresentazioni della realtà esterna e sono causate dal movimento sanguigno degli spiriti animali, che generando i moti interni dell’anima, connotano in senso emotivo l’elaborazione dell’esperienza, attraverso tracciati che strutturano il cervello e, di conseguenza, la mente. Seppur corporee, le passioni per Cartesio si collegano ai processi cognitivi che possono incidere sull’elaborazione dell’esperienza - significativo in questa direzione è il fatto che Descartes consideri la meraviglia, ovvero la passione che si genera di fronte all’ignoto, una passione in grado di mettere in moto l’indagine conoscitiva e definisca la generosità come il sapere che il proprio valore non dipende da fortuna, rango o successo, ma dalla ferma risoluzione di voler bene impiegare la volontà secondo la ragione. Nell’architettura cartesiana, l’indagine sulle passioni coesiste con la convinzione della presenza di contenuti mentali innati e con la convinzione che Dio sia il fondamento ultimo della verità e della scienza. Diversamente, per Spinoza, la mente, in quanto idea delle modificazioni del corpo, non può prescindere dalle sue affezioni. A differenza di Cartesio, Spinoza definisce tali modificazioni come affetti, di cui le passioni sarebbero una sorta di sottocategorie e riduce la volontà stessa allo sforzo di autoconservazione che nell’uomo è sempre accompagnato da coscienza. Riprendendo la distinzione cartesiana tra passioni primarie e secondarie, Spinoza individua tre affetti primari da cui si generano tutti gli altri: la cupidità – ovvero l’appetito accompagnato da coscienza – la gioia e la tristezza, intese rispettivamente come senso di potenziamento o depotenziamento di sé. In quanto legate alle modificazioni corporee, gli affetti in Spinoza sono strettamente connessi alla conoscenza e alle idee che il filosofo definisce adeguate o inadeguate in base al grado di chiarezza rispetto alle cause che hanno determinato le modificazioni stesse. Ciò che è fondamentale sottolineare è che gli affetti in Spinoza sono letteralmente quelle modificazioni la cui “decodifica” rende la mente attiva, dunque propositiva, o passiva, preda dell’immaginazione perché incapace di avere una visione razionale delle cause riguardanti l’interazione tra il corpo e l’ambiente esterno.
Affetti e passioni in Cartesio e Spinoza.
LA MANNA, LAURA
2024/2025
Abstract
Il presente lavoro si propone l’obiettivo di individuare nella teoria degli affetti e delle passioni di Cartesio e Spinoza un possibile strumento per comprendere come parte della scienza sviluppatasi nel Seicento abbia contribuito a delineare campi di ricerca attualissimi. Attraverso l’analisi della filosofia cartesiana e spinoziana si è tentato di far emergere alcune matrici che hanno definito un metodo di indagine dei rapporti tra mente e corpo. In questa direzione, il riferimento agli studi di Damasio ha permesso di creare una sorta di filo conduttore che ha orientato l'analisi delle opere cartesiane e spinoziane, con particolare riferimento ai rapporti tra volontà, mente e funzioni fisiologiche. Ne “L'errore di Cartesio” Damasio ha tentato di esplorare la natura di emozioni e sentimenti all'interno dei processi vitali, adattivi, cognitivi e, soprattutto, decisionali. Attraverso la teoria del marcatore somatico Damasio ha infatti analizzato quei processi emotivi che agevolano i processi cognitivi e di scelta. Si tratta di un tipo d’indagine riscontrabile, pur con le dovute differenze, nelle opere di Cartesio e di Spinoza. Ne “Le passioni dell'anima" Cartesio analizza la genesi e il funzionamento delle passioni, intese come movimenti corporei e meccanici che veicolano informazioni tra la realtà esterna (ed interna) e la mente. Secondo Descartes le passioni si generano infatti dalle rappresentazioni della realtà esterna e sono causate dal movimento sanguigno degli spiriti animali, che generando i moti interni dell’anima, connotano in senso emotivo l’elaborazione dell’esperienza, attraverso tracciati che strutturano il cervello e, di conseguenza, la mente. Seppur corporee, le passioni per Cartesio si collegano ai processi cognitivi che possono incidere sull’elaborazione dell’esperienza - significativo in questa direzione è il fatto che Descartes consideri la meraviglia, ovvero la passione che si genera di fronte all’ignoto, una passione in grado di mettere in moto l’indagine conoscitiva e definisca la generosità come il sapere che il proprio valore non dipende da fortuna, rango o successo, ma dalla ferma risoluzione di voler bene impiegare la volontà secondo la ragione. Nell’architettura cartesiana, l’indagine sulle passioni coesiste con la convinzione della presenza di contenuti mentali innati e con la convinzione che Dio sia il fondamento ultimo della verità e della scienza. Diversamente, per Spinoza, la mente, in quanto idea delle modificazioni del corpo, non può prescindere dalle sue affezioni. A differenza di Cartesio, Spinoza definisce tali modificazioni come affetti, di cui le passioni sarebbero una sorta di sottocategorie e riduce la volontà stessa allo sforzo di autoconservazione che nell’uomo è sempre accompagnato da coscienza. Riprendendo la distinzione cartesiana tra passioni primarie e secondarie, Spinoza individua tre affetti primari da cui si generano tutti gli altri: la cupidità – ovvero l’appetito accompagnato da coscienza – la gioia e la tristezza, intese rispettivamente come senso di potenziamento o depotenziamento di sé. In quanto legate alle modificazioni corporee, gli affetti in Spinoza sono strettamente connessi alla conoscenza e alle idee che il filosofo definisce adeguate o inadeguate in base al grado di chiarezza rispetto alle cause che hanno determinato le modificazioni stesse. Ciò che è fondamentale sottolineare è che gli affetti in Spinoza sono letteralmente quelle modificazioni la cui “decodifica” rende la mente attiva, dunque propositiva, o passiva, preda dell’immaginazione perché incapace di avere una visione razionale delle cause riguardanti l’interazione tra il corpo e l’ambiente esterno.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/5165