La tesi si inserisce all’interno di una riflessione pedagogica sui servizi educativi contemporanei, segnati da trasformazioni sociali, culturali e organizzative che ne hanno aumentato la complessità e la responsabilità. Educare, dunque, significa operare in sistemi complessi e dinamici, attraversati da richieste contraddittorie e vincoli organizzativi che incidono sull’esperienza professionale degli operatori e l'educazione diviene pratica intenzionale e situata, densa di implicazioni emotive, simboliche ed etiche, che coinvolge la soggettività dell’educatore. La natura relazionale dell’educazione conferisce centralità pedagogica all’abitabilità del lavoro educativo e al benessere professionale degli operatori, spesso chiamati a sostenere percorsi di crescita fragili e non lineari, a contenere emozioni intense e a mantenere una postura di cura che implica una responsabilità etica e simbolica. Tale investimento può trasformarsi in vulnerabilità quando non trova adeguato riconoscimento nei contesti organizzativi. In questa cornice la tesi approfondisce il burnout come rischio specifico delle professioni d’aiuto e processo di logoramento che investe la relazione tra persona e lavoro, incidendo sulle dimensioni emotive, cognitive e identitarie del professionista. Non si tratta di una stanchezza transitoria, ma di una trasformazione dell’esperienza lavorativa che può condurre a perdita di motivazione, esaurimento emotivo, distanziamento difensivo e riduzione dell’efficacia percepita, compromettendo la qualità della relazione educativa. Superando una lettura individualizzante del disagio professionale, il burnout viene interpretato come segnale di una crisi di sostenibilità del lavoro educativo e come espressione di una perdita di abitabilità dell’esperienza professionale. L’elaborato si propone di indagare le caratteristiche dei contesti e i dispositivi organizzativi che possono rendere il lavoro sostenibile nel tempo. Si sottolinea la necessità di un investimento strutturale che includa chiarezza dei ruoli, sostenibilità dei carichi, riconoscimento professionale, adeguata retribuzione, stabilità contrattuale e spazi strutturati di confronto e riflessione. Emergono come nuclei centrali del percorso sviluppato il coordinamento pedagogico e la supervisione pedagogica, strumenti fondamentali per la promozione del benessere professionale e la prevenzione del burnout, che si configura come responsabilità pedagogica centrale e richiede una visione integrata tra cura degli operatori, qualità organizzativa e intenzionalità educativa. Tale responsabilità è detenuta in primis dal coordinatore pedagogico, chiamato, attraverso una leadership educativo-pedagogica, a rendere effettivi i dispositivi di prevenzione e cura del lavoro educativo, promuovendo la riflessività professionale e garantendo spazi strutturati di supervisione. La sua funzione è decisiva nel creare condizioni organizzative, culturali e relazionali che consentano agli operatori di abitare il proprio lavoro in modo coerente, significativo e sostenibile. Investire nel coordinamento pedagogico, nella supervisione e nella riflessività significa tutelare la possibilità stessa dell’educazione di essere cura, generatività e trasformazione.
Come arginare l'incendio: il ruolo del coordinatore pedagogico nella prevenzione del burnout nel gruppo di lavoro attraverso la riflessività e la supervisione pedagogica
RUGGIERI, CARMEN
2024/2025
Abstract
La tesi si inserisce all’interno di una riflessione pedagogica sui servizi educativi contemporanei, segnati da trasformazioni sociali, culturali e organizzative che ne hanno aumentato la complessità e la responsabilità. Educare, dunque, significa operare in sistemi complessi e dinamici, attraversati da richieste contraddittorie e vincoli organizzativi che incidono sull’esperienza professionale degli operatori e l'educazione diviene pratica intenzionale e situata, densa di implicazioni emotive, simboliche ed etiche, che coinvolge la soggettività dell’educatore. La natura relazionale dell’educazione conferisce centralità pedagogica all’abitabilità del lavoro educativo e al benessere professionale degli operatori, spesso chiamati a sostenere percorsi di crescita fragili e non lineari, a contenere emozioni intense e a mantenere una postura di cura che implica una responsabilità etica e simbolica. Tale investimento può trasformarsi in vulnerabilità quando non trova adeguato riconoscimento nei contesti organizzativi. In questa cornice la tesi approfondisce il burnout come rischio specifico delle professioni d’aiuto e processo di logoramento che investe la relazione tra persona e lavoro, incidendo sulle dimensioni emotive, cognitive e identitarie del professionista. Non si tratta di una stanchezza transitoria, ma di una trasformazione dell’esperienza lavorativa che può condurre a perdita di motivazione, esaurimento emotivo, distanziamento difensivo e riduzione dell’efficacia percepita, compromettendo la qualità della relazione educativa. Superando una lettura individualizzante del disagio professionale, il burnout viene interpretato come segnale di una crisi di sostenibilità del lavoro educativo e come espressione di una perdita di abitabilità dell’esperienza professionale. L’elaborato si propone di indagare le caratteristiche dei contesti e i dispositivi organizzativi che possono rendere il lavoro sostenibile nel tempo. Si sottolinea la necessità di un investimento strutturale che includa chiarezza dei ruoli, sostenibilità dei carichi, riconoscimento professionale, adeguata retribuzione, stabilità contrattuale e spazi strutturati di confronto e riflessione. Emergono come nuclei centrali del percorso sviluppato il coordinamento pedagogico e la supervisione pedagogica, strumenti fondamentali per la promozione del benessere professionale e la prevenzione del burnout, che si configura come responsabilità pedagogica centrale e richiede una visione integrata tra cura degli operatori, qualità organizzativa e intenzionalità educativa. Tale responsabilità è detenuta in primis dal coordinatore pedagogico, chiamato, attraverso una leadership educativo-pedagogica, a rendere effettivi i dispositivi di prevenzione e cura del lavoro educativo, promuovendo la riflessività professionale e garantendo spazi strutturati di supervisione. La sua funzione è decisiva nel creare condizioni organizzative, culturali e relazionali che consentano agli operatori di abitare il proprio lavoro in modo coerente, significativo e sostenibile. Investire nel coordinamento pedagogico, nella supervisione e nella riflessività significa tutelare la possibilità stessa dell’educazione di essere cura, generatività e trasformazione.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/5170