La presente tesi analizza la capacità giuridica della donna nel diritto canonico e nel diritto islamico, con particolare attenzione al significato giuridico e simbolico del velo femminile, inteso come possibile espressione di autonomia religiosa oppure come strumento di controllo normativo e sociale. Attraverso un approccio comparatistico, il lavoro si propone di mettere in luce le differenti modalità con cui i due ordinamenti religiosi hanno storicamente costruito il ruolo giuridico della donna, oscillando tra riconoscimento formale della dignità personale e persistenti limitazioni sostanziali dell’autodeterminazione femminile. Nel primo capitolo viene ricostruito il quadro teorico e normativo di riferimento, soffermandosi sul concetto di capacità giuridica e sulla sua declinazione nei sistemi religiosi, nonché sull’evoluzione del ruolo femminile nella Chiesa cattolica e nell’Islam. Particolare attenzione è riservata al velo, considerato non come mero indumento, ma come categoria giuridica e simbolica, capace di riflettere rapporti di potere, modelli di genere e concezioni della moralità. Il secondo capitolo approfondisce il diritto islamico, analizzando le fonti coraniche, la giurisprudenza classica e le interpretazioni contemporanee sul velo e sulla posizione della donna. Viene messa in evidenza la pluralità di letture esistenti, distinguendo tra l’originario principio etico della modestia e le successive elaborazioni giuridiche che hanno trasformato tale principio in un obbligo vincolante in alcuni ordinamenti statali. Il capitolo esamina inoltre le conseguenze giuridiche e sociali del rifiuto del velo nei Paesi in cui esso è imposto, soffermandosi su repressioni, sanzioni e testimonianze di donne perseguitate. Il terzo capitolo si concentra sui contesti occidentali, analizzando le tensioni tra libertà religiosa, diritti delle donne e neutralità dello Stato. Attraverso lo studio della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, la tesi evidenzia come il velo sia divenuto terreno di conflitto tra autodeterminazione individuale e intervento statale, spesso giustificato in nome dell’uguaglianza di genere o della convivenza sociale. Il lavoro mostra come tali approcci, pur animati da finalità di tutela, rischino di produrre effetti discriminatori ed escludenti. Nel complesso, la tesi sostiene che il velo non possa essere interpretato in modo univoco come simbolo di oppressione o di emancipazione, ma debba essere compreso alla luce dei contesti giuridici, culturali e dell’esperienza soggettiva delle donne. Solo distinguendo tra scelta libera e imposizione coercitiva è possibile affrontare il tema della capacità giuridica femminile in una prospettiva realmente rispettosa dei diritti fondamentali.

La capacità giuridica della donna nel diritto canonico e nel diritto islamico: il velo tra obbligo normativo e scelta individuale

ABOUABID, HIBA
2024/2025

Abstract

La presente tesi analizza la capacità giuridica della donna nel diritto canonico e nel diritto islamico, con particolare attenzione al significato giuridico e simbolico del velo femminile, inteso come possibile espressione di autonomia religiosa oppure come strumento di controllo normativo e sociale. Attraverso un approccio comparatistico, il lavoro si propone di mettere in luce le differenti modalità con cui i due ordinamenti religiosi hanno storicamente costruito il ruolo giuridico della donna, oscillando tra riconoscimento formale della dignità personale e persistenti limitazioni sostanziali dell’autodeterminazione femminile. Nel primo capitolo viene ricostruito il quadro teorico e normativo di riferimento, soffermandosi sul concetto di capacità giuridica e sulla sua declinazione nei sistemi religiosi, nonché sull’evoluzione del ruolo femminile nella Chiesa cattolica e nell’Islam. Particolare attenzione è riservata al velo, considerato non come mero indumento, ma come categoria giuridica e simbolica, capace di riflettere rapporti di potere, modelli di genere e concezioni della moralità. Il secondo capitolo approfondisce il diritto islamico, analizzando le fonti coraniche, la giurisprudenza classica e le interpretazioni contemporanee sul velo e sulla posizione della donna. Viene messa in evidenza la pluralità di letture esistenti, distinguendo tra l’originario principio etico della modestia e le successive elaborazioni giuridiche che hanno trasformato tale principio in un obbligo vincolante in alcuni ordinamenti statali. Il capitolo esamina inoltre le conseguenze giuridiche e sociali del rifiuto del velo nei Paesi in cui esso è imposto, soffermandosi su repressioni, sanzioni e testimonianze di donne perseguitate. Il terzo capitolo si concentra sui contesti occidentali, analizzando le tensioni tra libertà religiosa, diritti delle donne e neutralità dello Stato. Attraverso lo studio della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, la tesi evidenzia come il velo sia divenuto terreno di conflitto tra autodeterminazione individuale e intervento statale, spesso giustificato in nome dell’uguaglianza di genere o della convivenza sociale. Il lavoro mostra come tali approcci, pur animati da finalità di tutela, rischino di produrre effetti discriminatori ed escludenti. Nel complesso, la tesi sostiene che il velo non possa essere interpretato in modo univoco come simbolo di oppressione o di emancipazione, ma debba essere compreso alla luce dei contesti giuridici, culturali e dell’esperienza soggettiva delle donne. Solo distinguendo tra scelta libera e imposizione coercitiva è possibile affrontare il tema della capacità giuridica femminile in una prospettiva realmente rispettosa dei diritti fondamentali.
2024
Capacità giuridica
Velo religioso
Diritto canonico
Diritto islamico
Diritti delle donne
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/5186