Il presente elaborato indaga il rapporto tra i diversi livelli della contrattazione collettiva nel sistema italiano di relazioni industriali, con un focus particolare sul coordinamento tra il contratto collettivo nazionale e la contrattazione di secondo livello. L’ordinamento italiano si contraddistingue per la mancata attuazione dei commi 2, 3 e 4 dell’art. 39 della Costituzione e da un vuoto normativo consistente che regoli i rapporti tra le fonti collettive. In tale contesto, la coesistenza di diversi livelli negoziali solleva rilevanti questioni interpretative circa l’individuazione della disciplina applicabile al rapporto di lavoro, tema che la presente ricerca intende approfondire. In particolare, il lavoro si concentra sul tentativo di ricostruzione delle modalità con cui dottrina e giurisprudenza hanno governato i conflitti tra contratti collettivi di diverso livello e, a tale scopo, analizza l’evoluzione dei principali criteri utilizzati: il criterio gerarchico, il criterio cronologico, il criterio di specialità, il principio del favor e il criterio della volontà delle parti, mettendone in luce i limiti applicativi in un sistema privo di una gerarchia formale tra contratti collettivi. Dal punto di vista metodologico, il lavoro si sviluppa su tre fasi principali. La prima fase consiste in una ricostruzione storica; la seconda in un’analisi normativa e giurisprudenziale, basata sull’esame delle principali pronunce della Corte di Cassazione in materia di conflitto tra livelli contrattuali, sia antecedenti che successive agli interventi legislativi del 2011 (art. 8 del d.l. 138/2011 in tema di contrattazione di prossimità) e del 2015 (art. 51 del d.lgs. 81/2015 in tema di rappresentatività). La terza e ultima fase prevede un’analisi empirica dei cinque contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati nel settore privato, selezionati in base al numero di lavoratori coperti secondo i dati forniti dai flussi Uniemens e riportati nell’Archivio nazionale dei contratti del CNEL. Lo scopo è quello di verificare come, nella prassi negoziale, si realizzi il coordinamento tra livello nazionale e contrattazione di secondo livello. Dall’analisi emerge come il sistema di contrattazione collettiva non sia strutturato secondo un criterio di gerarchia delle fonti, ma su un coordinamento funzionale tra i livelli negoziali e su una distribuzione delle competenze, dove il contratto collettivo nazionale continua ad avere una funzione preminente, demandando alla contrattazione di secondo livello l’integrazione, l’adattamento e, in taluni ambiti, la disciplina esclusiva di specifici istituti.

IL RAPPORTO TRA I DIVERSI LIVELLI DI CONTRATTAZIONE COLLETTIVA

CATTUNAR, CHIARA
2024/2025

Abstract

Il presente elaborato indaga il rapporto tra i diversi livelli della contrattazione collettiva nel sistema italiano di relazioni industriali, con un focus particolare sul coordinamento tra il contratto collettivo nazionale e la contrattazione di secondo livello. L’ordinamento italiano si contraddistingue per la mancata attuazione dei commi 2, 3 e 4 dell’art. 39 della Costituzione e da un vuoto normativo consistente che regoli i rapporti tra le fonti collettive. In tale contesto, la coesistenza di diversi livelli negoziali solleva rilevanti questioni interpretative circa l’individuazione della disciplina applicabile al rapporto di lavoro, tema che la presente ricerca intende approfondire. In particolare, il lavoro si concentra sul tentativo di ricostruzione delle modalità con cui dottrina e giurisprudenza hanno governato i conflitti tra contratti collettivi di diverso livello e, a tale scopo, analizza l’evoluzione dei principali criteri utilizzati: il criterio gerarchico, il criterio cronologico, il criterio di specialità, il principio del favor e il criterio della volontà delle parti, mettendone in luce i limiti applicativi in un sistema privo di una gerarchia formale tra contratti collettivi. Dal punto di vista metodologico, il lavoro si sviluppa su tre fasi principali. La prima fase consiste in una ricostruzione storica; la seconda in un’analisi normativa e giurisprudenziale, basata sull’esame delle principali pronunce della Corte di Cassazione in materia di conflitto tra livelli contrattuali, sia antecedenti che successive agli interventi legislativi del 2011 (art. 8 del d.l. 138/2011 in tema di contrattazione di prossimità) e del 2015 (art. 51 del d.lgs. 81/2015 in tema di rappresentatività). La terza e ultima fase prevede un’analisi empirica dei cinque contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati nel settore privato, selezionati in base al numero di lavoratori coperti secondo i dati forniti dai flussi Uniemens e riportati nell’Archivio nazionale dei contratti del CNEL. Lo scopo è quello di verificare come, nella prassi negoziale, si realizzi il coordinamento tra livello nazionale e contrattazione di secondo livello. Dall’analisi emerge come il sistema di contrattazione collettiva non sia strutturato secondo un criterio di gerarchia delle fonti, ma su un coordinamento funzionale tra i livelli negoziali e su una distribuzione delle competenze, dove il contratto collettivo nazionale continua ad avere una funzione preminente, demandando alla contrattazione di secondo livello l’integrazione, l’adattamento e, in taluni ambiti, la disciplina esclusiva di specifici istituti.
2024
multilivello
coordinamento
derogabilità
contrattazione
giurisprudenza
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