ABSTRACT La presente tesi analizza la disciplina del licenziamento nell’ordinamento italiano alla luce della giurisprudenza della Corte costituzionale, con particolare riferimento al sistema delle tutele contro il licenziamento illegittimo e alla sua evoluzione nel tempo. Muovendo dal quadro costituzionale delineato dagli articoli 3, 4, 35 e 41 della Costituzione, il lavoro ricostruisce il passaggio da un modello fondato sulla libera recedibilità del rapporto di lavoro, temperata dal solo preavviso, a un sistema che subordina il recesso alla necessaria giustificazione e ne differenzia le conseguenze in caso di illegittimità. L’indagine si concentra sul ruolo della Corte costituzionale nel verificare la compatibilità delle scelte legislative con alcuni parametri fondamentali dell’ordinamento: l’effettività della tutela, la proporzionalità della risposta sanzionatoria e la ragionevolezza delle differenziazioni introdotte dal legislatore. In tale prospettiva, la tesi mette in evidenza come la progressiva standardizzazione delle conseguenze del licenziamento illegittimo, in particolare attraverso meccanismi indennitari automatici e predeterminati, abbia sollevato rilevanti questioni di legittimità costituzionale, inducendo la Corte a intervenire per correggere automatismi ritenuti inadeguati o non dissuasivi. Attraverso l’analisi delle principali pronunce anteriori e successive alle riforme della legge Fornero e del Jobs Act, il lavoro mostra come la Corte non abbia imposto un modello unico di tutela, ma abbia progressivamente elaborato una vera e propria grammatica costituzionale delle tutele, nella quale la pluralità dei rimedi è ammessa solo a condizione che sia garantito un nucleo minimo di protezione non monetizzabile. L’indagine si conclude evidenziando le tensioni ancora aperte tra flessibilità del mercato del lavoro, differenziazione delle tutele e garanzia dei diritti fondamentali del lavoratore.
IL LICENZIAMENTO NELLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE
ZOBBI, ANDREA
2024/2025
Abstract
ABSTRACT La presente tesi analizza la disciplina del licenziamento nell’ordinamento italiano alla luce della giurisprudenza della Corte costituzionale, con particolare riferimento al sistema delle tutele contro il licenziamento illegittimo e alla sua evoluzione nel tempo. Muovendo dal quadro costituzionale delineato dagli articoli 3, 4, 35 e 41 della Costituzione, il lavoro ricostruisce il passaggio da un modello fondato sulla libera recedibilità del rapporto di lavoro, temperata dal solo preavviso, a un sistema che subordina il recesso alla necessaria giustificazione e ne differenzia le conseguenze in caso di illegittimità. L’indagine si concentra sul ruolo della Corte costituzionale nel verificare la compatibilità delle scelte legislative con alcuni parametri fondamentali dell’ordinamento: l’effettività della tutela, la proporzionalità della risposta sanzionatoria e la ragionevolezza delle differenziazioni introdotte dal legislatore. In tale prospettiva, la tesi mette in evidenza come la progressiva standardizzazione delle conseguenze del licenziamento illegittimo, in particolare attraverso meccanismi indennitari automatici e predeterminati, abbia sollevato rilevanti questioni di legittimità costituzionale, inducendo la Corte a intervenire per correggere automatismi ritenuti inadeguati o non dissuasivi. Attraverso l’analisi delle principali pronunce anteriori e successive alle riforme della legge Fornero e del Jobs Act, il lavoro mostra come la Corte non abbia imposto un modello unico di tutela, ma abbia progressivamente elaborato una vera e propria grammatica costituzionale delle tutele, nella quale la pluralità dei rimedi è ammessa solo a condizione che sia garantito un nucleo minimo di protezione non monetizzabile. L’indagine si conclude evidenziando le tensioni ancora aperte tra flessibilità del mercato del lavoro, differenziazione delle tutele e garanzia dei diritti fondamentali del lavoratore.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/5522