In ambito automotive, soprattutto nei settori hypercar e racing, l’impiego dei materiali compositi è largamente adottato grazie specialmente al loro rapporto rigidezza/peso, alla resistenza meccanica e alle alte prestazioni. Tuttavia, oltre ai costi più elevati rispetto ai materiali tradizionali, un altro svantaggio dei materiali compositi è rappresentato dal significativo impatto ambientale associato alla loro produzione, avendo materie prime derivate da risorse fossili e richiedendo processi produttivi particolarmente energivori. In questo contesto, considerando da un lato il progressivo ampliamento dell’utilizzo dei materiali compositi per componenti automobilistiche, e dall’altro la sempre più crescente attenzione per la sostenibilità, uno strumento valido per valutare e mitigare l’impatto ambientale dei materiali compositi e dei loro processi produttivi è rappresentato dall’utilizzo della metodologia LCA (Life cycle assessment) – ossia analisi del ciclo di vita. Tale metodologia consente di quantificare in modo sistematico gli impatti ambientali associati a un prodotto lungo l’intero arco della sua vita, dalla produzione delle materie prime alla fabbricazione, dall’utilizzo fino alla gestione del fine vita, permettendo così di individuare le fasi più critiche e di supportare strategie di miglioramento in ottica di sostenibilità. La prima parte di questa tesi si concentra su una panoramica strettamente teorica dei materiali compositi e dei loro processi produttivi, con focus per l’applicazione automotive, e sul concetto di sostenibilità. In una seconda fase la metodologia LCA, metodo ReCiPe è applicata al caso studio preso in esame: il sistema di sterzo della monoposto M25-LH, vettura hybrid del team di Formula SAE dell’Università di Modena e Reggio Emilia. In particolare, si illustrano il metodo di lavoro, la modellazione e l’analisi ambientale per tutti gli elementi dell’assieme realizzati in materiale composito in fibra di carbonio CFRP (carbon fiber reinforced polymer): il piantone di sterzo, i tiranti e le shell anteriore e posteriore del volante, tutti realizzati con laminazione di pelli di prepreg. Infine, sono proposti e valutati scenari migliorativi come la produzione di più unità, l’utilizzo di energia rinnovabile e l’impiego di biocompositi. La realizzazione di più componenti ha previsto un piano di produzione quinquennale; stesso sistema di sterzo è adottato sia sulla vettura Hybrid che sulla Driverless del MMR team. Realizzando per ciascuna un assieme di riserva, la produzione annua ammonta a 4 sistemi di sterzo completi. Nel quinquennio ciò si traduce in 20 unità per il piantone di sterzo e per le shell del volante, mentre 40 unità per i tiranti. I risultati ottenuti dimostrano che gli impatti in termini di GWP per piantone e tiranti decrescono di alcuni chilogrammi di CO2 eq (da 13 a 10 kg CO_2 eq). I due semigusci del volante registrano un decremento pari al 60%, passando da oltre 40 kg CO_2 eq nel caso di singola unità a 15 kg CO_2 eq e 18 kg CO_2 eq, rispettivamente per 20 shell anteriori e posteriori. Si segnalano ulteriori decrementi per la produzione di più unità con energia fotovoltaica in GOS, dove gli impatti finali sono pari a 7,17 kg CO_2 eq per piantone, 7,87 kg CO_2 eq per tiranti, 10,98 kg CO_2 eq per front shell e 14 kg CO_2 eq per rear shell. In conclusione, malgrado la riduzione degli impatti per unità di massa di un ordine di grandezza tra prepreg in CFRP (42,81 kg CO_2 eq/kg) e NFRC con fibre di lino (3,16 kg CO_2 eq/kg) o canapa (4,13 kg CO_2 eq/kg) e gli ottimi rapporti GWP/E e GWP/UTS, i biocompositi con fibre naturali non risultano impiegabili per il sistema di sterzo, componente ad alto carico, a causa delle peggiori proprietà meccaniche rispetto alle fibre di carbonio.
Valutazione dell’impatto ambientale mediante approccio LCA dei componenti in CFRP del sistema di sterzo della vettura Hybrid Formula Student 2025
LATTES, CATERINA
2024/2025
Abstract
In ambito automotive, soprattutto nei settori hypercar e racing, l’impiego dei materiali compositi è largamente adottato grazie specialmente al loro rapporto rigidezza/peso, alla resistenza meccanica e alle alte prestazioni. Tuttavia, oltre ai costi più elevati rispetto ai materiali tradizionali, un altro svantaggio dei materiali compositi è rappresentato dal significativo impatto ambientale associato alla loro produzione, avendo materie prime derivate da risorse fossili e richiedendo processi produttivi particolarmente energivori. In questo contesto, considerando da un lato il progressivo ampliamento dell’utilizzo dei materiali compositi per componenti automobilistiche, e dall’altro la sempre più crescente attenzione per la sostenibilità, uno strumento valido per valutare e mitigare l’impatto ambientale dei materiali compositi e dei loro processi produttivi è rappresentato dall’utilizzo della metodologia LCA (Life cycle assessment) – ossia analisi del ciclo di vita. Tale metodologia consente di quantificare in modo sistematico gli impatti ambientali associati a un prodotto lungo l’intero arco della sua vita, dalla produzione delle materie prime alla fabbricazione, dall’utilizzo fino alla gestione del fine vita, permettendo così di individuare le fasi più critiche e di supportare strategie di miglioramento in ottica di sostenibilità. La prima parte di questa tesi si concentra su una panoramica strettamente teorica dei materiali compositi e dei loro processi produttivi, con focus per l’applicazione automotive, e sul concetto di sostenibilità. In una seconda fase la metodologia LCA, metodo ReCiPe è applicata al caso studio preso in esame: il sistema di sterzo della monoposto M25-LH, vettura hybrid del team di Formula SAE dell’Università di Modena e Reggio Emilia. In particolare, si illustrano il metodo di lavoro, la modellazione e l’analisi ambientale per tutti gli elementi dell’assieme realizzati in materiale composito in fibra di carbonio CFRP (carbon fiber reinforced polymer): il piantone di sterzo, i tiranti e le shell anteriore e posteriore del volante, tutti realizzati con laminazione di pelli di prepreg. Infine, sono proposti e valutati scenari migliorativi come la produzione di più unità, l’utilizzo di energia rinnovabile e l’impiego di biocompositi. La realizzazione di più componenti ha previsto un piano di produzione quinquennale; stesso sistema di sterzo è adottato sia sulla vettura Hybrid che sulla Driverless del MMR team. Realizzando per ciascuna un assieme di riserva, la produzione annua ammonta a 4 sistemi di sterzo completi. Nel quinquennio ciò si traduce in 20 unità per il piantone di sterzo e per le shell del volante, mentre 40 unità per i tiranti. I risultati ottenuti dimostrano che gli impatti in termini di GWP per piantone e tiranti decrescono di alcuni chilogrammi di CO2 eq (da 13 a 10 kg CO_2 eq). I due semigusci del volante registrano un decremento pari al 60%, passando da oltre 40 kg CO_2 eq nel caso di singola unità a 15 kg CO_2 eq e 18 kg CO_2 eq, rispettivamente per 20 shell anteriori e posteriori. Si segnalano ulteriori decrementi per la produzione di più unità con energia fotovoltaica in GOS, dove gli impatti finali sono pari a 7,17 kg CO_2 eq per piantone, 7,87 kg CO_2 eq per tiranti, 10,98 kg CO_2 eq per front shell e 14 kg CO_2 eq per rear shell. In conclusione, malgrado la riduzione degli impatti per unità di massa di un ordine di grandezza tra prepreg in CFRP (42,81 kg CO_2 eq/kg) e NFRC con fibre di lino (3,16 kg CO_2 eq/kg) o canapa (4,13 kg CO_2 eq/kg) e gli ottimi rapporti GWP/E e GWP/UTS, i biocompositi con fibre naturali non risultano impiegabili per il sistema di sterzo, componente ad alto carico, a causa delle peggiori proprietà meccaniche rispetto alle fibre di carbonio.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/5650