La presente tesi analizza il ruolo della narrazione e della metafora nell’insegnamento delle scienze nella scuola primaria, con l’obiettivo di comprendere in che modo questi strumenti possano favorire la costruzione di concetti scientifici in modo significativo ed inclusivo. La ricerca parte dalla convinzione che l’educazione scientifica, pur avendo un ruolo fondamentale nella formazione del bambino, incontri ancora difficoltà nell’insegnamento, spesso legate a un approccio tradizionale trasmissivo e nozionistico che rischia di rendere i contenuti astratti e distanti dall’esperienza dei bambini. Nel quadro teorico vengono esaminati i contributi di Piaget e Vygotskij sullo sviluppo cognitivo e sul ruolo del linguaggio, che mettono in luce come il pensiero metaforico e narrativo possa essere un mediatore tra esperienza concreta e l’elaborazione dei concetti. La metafora, secondo la linguistica cognitiva (Lakoff & Johnson), non deve essere considerata come semplice figura retorica, ma come strumento cognitivo capace di strutturare la comprensione. La narrazione, secondo Bruner, rappresenta una modalità fondamentale di organizzazione dell’esperienza, complementare a quella logico-scientifica. Un riferimento centrale è stato il volume Narrare le scienze di Corni e Landini, che propone un modello di integrazione tra racconto e indagine scientifica, evidenziando come la struttura narrativa possa sostenere la costruzione di modelli interpretativi progressivamente più adeguati. Inoltre, i contributi di Kieran Egan e lo story-based inquiry di Norris, Guilbert e Phillips rafforzano l’idea di una didattica delle scienze che valorizzi l’immaginazione come risorsa e non come semplice strategia per incentivare ed aumentare la motivazione. La parte sperimentale della tesi descrive un percorso didattico realizzato in una classe terza della scuola primaria, incentrato sull’analisi di tre cicli naturali: il ciclo vitale della pianta, la catena alimentare e il ciclo dell’acqua. Le attività sono state progettate utilizzando una struttura ricorrente: introduzione narrativa, fase esplorativa e laboratoriale, rielaborazione collettiva, restituzione individuale e valutazione formativa. La narrazione è stata utilizzata per attivare l'interesse e per organizzare il significato di quanto appreso, mentre le esperienze concrete, come esperimenti, osservazioni e attività pratiche, hanno permesso di collegare l’apprendimento ai fenomeni reali osservabili. I risultati evidenziano che l’approccio narrativo ha favorito il coinvolgimento emotivo e cognitivo degli alunni, sostenendo la motivazione e la partecipazione attiva. Le produzioni grafiche, orali e scritte hanno mostrato una crescente capacità di combinare la storia con la spiegazione scientifica, un miglioramento nell’uso del lessico specifico e una maggiore comprensione della struttura sequenziale e ciclica dei fenomeni. Le attività laboratoriali hanno inoltre permesso di osservare l’emergere di una comprensione più articolata delle relazioni di interdipendenza. Questa ricerca ha portato alla convinzione che raccontare storie possa rendere più chiari alcuni aspetti scientifici e rappresentare anche processi non direttamente osservabili in laboratorio. Allo stesso tempo ha mostrato come l’approccio più efficace sia quello che integra la dimensione narrativa con l’osservazione diretta e la sperimentazione: la storia aiuta ad orientarsi e a dare senso, ma è l’esperienza a consolidare e verificare la comprensione. In conclusione, la narrazione non rappresenta un'alternativa all'insegnamento scientifico, ma uno strumento che aiuta a unire immaginazione e rigore, emozione e precisione, esperienza e comprensione, contribuendo ad un insegnamento delle scienze più consapevole e significativo.

Raccontare per comprendere: la narrazione come ponte tra esperienza e concettualizzazione nella didattica delle scienze

LUSVARDI, SARA
2024/2025

Abstract

La presente tesi analizza il ruolo della narrazione e della metafora nell’insegnamento delle scienze nella scuola primaria, con l’obiettivo di comprendere in che modo questi strumenti possano favorire la costruzione di concetti scientifici in modo significativo ed inclusivo. La ricerca parte dalla convinzione che l’educazione scientifica, pur avendo un ruolo fondamentale nella formazione del bambino, incontri ancora difficoltà nell’insegnamento, spesso legate a un approccio tradizionale trasmissivo e nozionistico che rischia di rendere i contenuti astratti e distanti dall’esperienza dei bambini. Nel quadro teorico vengono esaminati i contributi di Piaget e Vygotskij sullo sviluppo cognitivo e sul ruolo del linguaggio, che mettono in luce come il pensiero metaforico e narrativo possa essere un mediatore tra esperienza concreta e l’elaborazione dei concetti. La metafora, secondo la linguistica cognitiva (Lakoff & Johnson), non deve essere considerata come semplice figura retorica, ma come strumento cognitivo capace di strutturare la comprensione. La narrazione, secondo Bruner, rappresenta una modalità fondamentale di organizzazione dell’esperienza, complementare a quella logico-scientifica. Un riferimento centrale è stato il volume Narrare le scienze di Corni e Landini, che propone un modello di integrazione tra racconto e indagine scientifica, evidenziando come la struttura narrativa possa sostenere la costruzione di modelli interpretativi progressivamente più adeguati. Inoltre, i contributi di Kieran Egan e lo story-based inquiry di Norris, Guilbert e Phillips rafforzano l’idea di una didattica delle scienze che valorizzi l’immaginazione come risorsa e non come semplice strategia per incentivare ed aumentare la motivazione. La parte sperimentale della tesi descrive un percorso didattico realizzato in una classe terza della scuola primaria, incentrato sull’analisi di tre cicli naturali: il ciclo vitale della pianta, la catena alimentare e il ciclo dell’acqua. Le attività sono state progettate utilizzando una struttura ricorrente: introduzione narrativa, fase esplorativa e laboratoriale, rielaborazione collettiva, restituzione individuale e valutazione formativa. La narrazione è stata utilizzata per attivare l'interesse e per organizzare il significato di quanto appreso, mentre le esperienze concrete, come esperimenti, osservazioni e attività pratiche, hanno permesso di collegare l’apprendimento ai fenomeni reali osservabili. I risultati evidenziano che l’approccio narrativo ha favorito il coinvolgimento emotivo e cognitivo degli alunni, sostenendo la motivazione e la partecipazione attiva. Le produzioni grafiche, orali e scritte hanno mostrato una crescente capacità di combinare la storia con la spiegazione scientifica, un miglioramento nell’uso del lessico specifico e una maggiore comprensione della struttura sequenziale e ciclica dei fenomeni. Le attività laboratoriali hanno inoltre permesso di osservare l’emergere di una comprensione più articolata delle relazioni di interdipendenza. Questa ricerca ha portato alla convinzione che raccontare storie possa rendere più chiari alcuni aspetti scientifici e rappresentare anche processi non direttamente osservabili in laboratorio. Allo stesso tempo ha mostrato come l’approccio più efficace sia quello che integra la dimensione narrativa con l’osservazione diretta e la sperimentazione: la storia aiuta ad orientarsi e a dare senso, ma è l’esperienza a consolidare e verificare la comprensione. In conclusione, la narrazione non rappresenta un'alternativa all'insegnamento scientifico, ma uno strumento che aiuta a unire immaginazione e rigore, emozione e precisione, esperienza e comprensione, contribuendo ad un insegnamento delle scienze più consapevole e significativo.
2024
narrazione
didattica
ciclicità
inclusione
scienze
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