La presente tesi di laurea si propone di analizzare le possibilità di nuovi approcci educativi all’immagine nel contesto della didattica della storia, alla luce delle trasformazioni prodotte dalla rivoluzione digitale. La crescente proliferazione del visivo è sintomo di quel cambiamento che W. J. T. Mitchell definisce pictorial turn, all’interno del quale le immagini assumono una centralità sempre maggiore rispetto al linguaggio. In tale contesto, è opportuno far proprie quelle competenze necessarie alla loro “lettura”, tutt’altro che semplice e immediata in quanto esse sono irrimediabilmente “mute” ma, al tempo stesso, sono in grado di dire molto. A partire da queste considerazioni, la seguente ricerca sottolinea il ruolo fondamentale della storia nella strutturazione delle competenze necessarie alla fruizione delle immagini. In particolare, si sottolinea l’importanza del metodo critico dello storico applicato alle fonti, con un’attenzione specifica a quelle visive. Se l’obiettivo non è formare specialisti, ma educare a uno sguardo consapevole sul presente, tale metodo deve essere semplificato e reso didatticamente accessibile: compito proprio della didattica della storia. In questa prospettiva, il lavoro propone un approccio coerente con i principi della disciplina: superamento dell’insegnamento trasmissivo, centralità delle fonti, metodologie attive e laboratoriali, apprendimento collaborativo, approccio critico alle fonti, attenzione al rapporto tra passato e presente e prospettiva inclusiva e multiprospettica. L’obiettivo è progettare attività laboratoriali sulle fonti storiche che consentano agli alunni di sperimentare, in forma guidata, il metodo investigativo dello storico attraverso l’analisi diretta di fonti di diversa natura. Il primo capitolo approfondisce i fondamenti epistemologici della disciplina, al quale segue una sintetica ricognizione storiografica e un’introduzione alla concezione dinamica delle fonti elaborata dagli storici della rivista delle Annales. Il capitolo si conclude con un inquadramento della didattica della storia, articolato attorno a tre interrogativi fondamentali: quale storia insegnare, con quali finalità e attraverso quali strategie. Il secondo capitolo analizza la crescente centralità dell’immagine nella società contemporanea. Vengono esaminate le implicazioni della proliferazione del visivo in relazione alla diffusione delle fake news e fake images, amplificate dall’avvento dei social network e rese accessibili dall’ intelligenza artificiale. Sulla base di queste premesse, viene approfondita l’analisi sulle fonti iconografiche e fotografiche riconducibili alla corrente storiografica della visual history, evidenziando l’importanza del metodo critico dello storico, il quale è consapevole delle insidie del visivo, ed è capace di attribuire valore anche alle false informazioni. Nel terzo capitolo vengono delineati i principi teorici del laboratorio di storia e progettate alcune UdA per la scuola primaria in cui gli alunni, organizzati in gruppi, sono chiamati a mettere in pratica il metodo investigativo dello storico. La ricerca intende mostrare come un rinnovamento teorico e metodologico sia indispensabile per restituire alla storia la sua funzione formativa, capace di offrire strumenti critici per orientarsi nella complessità della società dell’immagine e della disinformazione.
Il crollo delle certezze nella società dell'immagine e della falsificazione. La didattica della storia e lo studio sulle fonti come bussola per ri-orientarsi.
SALOMONI, MATTEO
2024/2025
Abstract
La presente tesi di laurea si propone di analizzare le possibilità di nuovi approcci educativi all’immagine nel contesto della didattica della storia, alla luce delle trasformazioni prodotte dalla rivoluzione digitale. La crescente proliferazione del visivo è sintomo di quel cambiamento che W. J. T. Mitchell definisce pictorial turn, all’interno del quale le immagini assumono una centralità sempre maggiore rispetto al linguaggio. In tale contesto, è opportuno far proprie quelle competenze necessarie alla loro “lettura”, tutt’altro che semplice e immediata in quanto esse sono irrimediabilmente “mute” ma, al tempo stesso, sono in grado di dire molto. A partire da queste considerazioni, la seguente ricerca sottolinea il ruolo fondamentale della storia nella strutturazione delle competenze necessarie alla fruizione delle immagini. In particolare, si sottolinea l’importanza del metodo critico dello storico applicato alle fonti, con un’attenzione specifica a quelle visive. Se l’obiettivo non è formare specialisti, ma educare a uno sguardo consapevole sul presente, tale metodo deve essere semplificato e reso didatticamente accessibile: compito proprio della didattica della storia. In questa prospettiva, il lavoro propone un approccio coerente con i principi della disciplina: superamento dell’insegnamento trasmissivo, centralità delle fonti, metodologie attive e laboratoriali, apprendimento collaborativo, approccio critico alle fonti, attenzione al rapporto tra passato e presente e prospettiva inclusiva e multiprospettica. L’obiettivo è progettare attività laboratoriali sulle fonti storiche che consentano agli alunni di sperimentare, in forma guidata, il metodo investigativo dello storico attraverso l’analisi diretta di fonti di diversa natura. Il primo capitolo approfondisce i fondamenti epistemologici della disciplina, al quale segue una sintetica ricognizione storiografica e un’introduzione alla concezione dinamica delle fonti elaborata dagli storici della rivista delle Annales. Il capitolo si conclude con un inquadramento della didattica della storia, articolato attorno a tre interrogativi fondamentali: quale storia insegnare, con quali finalità e attraverso quali strategie. Il secondo capitolo analizza la crescente centralità dell’immagine nella società contemporanea. Vengono esaminate le implicazioni della proliferazione del visivo in relazione alla diffusione delle fake news e fake images, amplificate dall’avvento dei social network e rese accessibili dall’ intelligenza artificiale. Sulla base di queste premesse, viene approfondita l’analisi sulle fonti iconografiche e fotografiche riconducibili alla corrente storiografica della visual history, evidenziando l’importanza del metodo critico dello storico, il quale è consapevole delle insidie del visivo, ed è capace di attribuire valore anche alle false informazioni. Nel terzo capitolo vengono delineati i principi teorici del laboratorio di storia e progettate alcune UdA per la scuola primaria in cui gli alunni, organizzati in gruppi, sono chiamati a mettere in pratica il metodo investigativo dello storico. La ricerca intende mostrare come un rinnovamento teorico e metodologico sia indispensabile per restituire alla storia la sua funzione formativa, capace di offrire strumenti critici per orientarsi nella complessità della società dell’immagine e della disinformazione.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/5829