L'orzo (Hordeum vulgare L.) è la quarta coltura erbacea più importante a livello globale e l’Europa contribuisce a circa il 57% della produzione mondiale. L'orzo è un cereale rustico, che si adatta bene a diverse condizioni pedoclimatiche. Viene utilizzato, principalmente, per l'alimentazione animale e una quota rilevante è indirizzata all’industria della trasformazione per la produzione di malto. Inoltre, il crescente interesse per le energie rinnovabili ha portato, seppur marginalmente, all’utilizzo dell’orzo per la produzione di biocarburanti. Al giorno d’oggi, le piante sono spesso esposte a stress abiotici che possono ridurre significativamente le rese. Gli stress nutrizionali rappresentano una delle cause più diffuse di riduzione della produttività, poiché spesso si sviluppano in modo progressivo e persistente nel tempo. Il settore agricolo si trova quindi ad affrontare una duplice sfida: aumentare la produttività e l'efficienza nell'uso delle risorse, riducendo al contempo l'impatto ambientale. In questo contesto, i biostimolanti delle piante possono offrire un valido supporto, contribuendo a ottimizzare la crescita e lo sviluppo delle piante, incrementare la resa e la qualità delle colture, migliorare l’efficienza d’uso dei nutrienti e rafforzare la tolleranza agli stress abiotici. Questo elaborato di tesi ha l’obiettivo di valutare l’impiego di fertilizzanti innovativi, quali biochar e microrganismi benefici, al fine di migliorare la tolleranza dell’orzo alle carenze di azoto. È quindi stata predisposta una prova di campo nella stagione vegetativa 2024-2025 presso la Società Agricola ‘L’Amaranto’. Per la prova è stato scelto un unico genotipo di orzo (Nure) e sono stati valutati 5 trattamenti: Controllo: 70% della dose di azoto richiesta, fornita come letame bovino; Biochar: 0,5 kg/m² alla semina + 70% dell’azoto come letame bovino; 100% Azoto: 70% dell’azoto come letame bovino + 30% come nitrato d’ammonio al termine dell’accestimento; PGPR: inoculo di Pseudomonas chlororaphis al seme + 70% dell’azoto come letame bovino; PGPR + Biochar: inoculo di P. chlororaphis al seme + biochar (0,5 kg/m²) alla semina + 70% dell’azoto come letame bovino. I vari trattamenti sono stati monitorati attraverso il rilievo di alcuni parametri morfo-fisiologici e di resa: stima del contenuto di clorofilla nelle foglie e altezza delle piante, nella fase fisiologica ‘levata’; biomassa epigea totale, Harvest Index, Peso Elettrolitico, numero di spighe /m² e resa, alla raccolta. È stato utilizzato un drone ultraleggero DJI Mini 2, per ottenere immagini aeree nella fase fenologica di levata e alla maturazione. Le immagini RGB sono state analizzate per valutare due indici vegetazionali: GRVI e VARI. Nella fase fenologica di ‘levata’ e ‘fioritura’ è stato inoltre valutato, a livello radicale, l’effetto dei diversi trattamenti sulla frequenza e sull’intensità di micorrizzazione. I risultati evidenziano come l’utilizzo dell’inoculo a base di P. chlororaphis vada ad incrementare in modo significativo il contenuto di clorofilla ed il peso elettrolitico rispetto al controllo non trattato, raggiungendo un risultato pari a quello della fertilizzazione azotata standard. Per quanto riguarda la resa, il trattamento con il microrganismo ha determinato un incremento del 30% rispetto al controllo non trattato, mostrando una differenza di appena il 20% rispetto alla tesi con apporto completo di azoto. Il trattamento PGPR è anche in grado di incrementare la percentuale di micorrize arbuscolari nelle radici di orzo nella fase di fioritura. L’utilizzo di biostimolanti microbici può quindi essere un approccio innovativo, per cercare di ridurre l’utilizzo dei fertilizzanti minerali azotati, l’impatto ambientale, ed incrementare l’efficienza e la sostenibilità delle produzioni, in linea con quanto previsto dalle nuove direttive EU.
Valutazione dell’efficacia di fertilizzanti innovativi sulle performance agronomiche dell’orzo (Hordeum vulgare L.) in pieno campo con ridotto apporto di azoto
SEGNANA, SILVIA
2024/2025
Abstract
L'orzo (Hordeum vulgare L.) è la quarta coltura erbacea più importante a livello globale e l’Europa contribuisce a circa il 57% della produzione mondiale. L'orzo è un cereale rustico, che si adatta bene a diverse condizioni pedoclimatiche. Viene utilizzato, principalmente, per l'alimentazione animale e una quota rilevante è indirizzata all’industria della trasformazione per la produzione di malto. Inoltre, il crescente interesse per le energie rinnovabili ha portato, seppur marginalmente, all’utilizzo dell’orzo per la produzione di biocarburanti. Al giorno d’oggi, le piante sono spesso esposte a stress abiotici che possono ridurre significativamente le rese. Gli stress nutrizionali rappresentano una delle cause più diffuse di riduzione della produttività, poiché spesso si sviluppano in modo progressivo e persistente nel tempo. Il settore agricolo si trova quindi ad affrontare una duplice sfida: aumentare la produttività e l'efficienza nell'uso delle risorse, riducendo al contempo l'impatto ambientale. In questo contesto, i biostimolanti delle piante possono offrire un valido supporto, contribuendo a ottimizzare la crescita e lo sviluppo delle piante, incrementare la resa e la qualità delle colture, migliorare l’efficienza d’uso dei nutrienti e rafforzare la tolleranza agli stress abiotici. Questo elaborato di tesi ha l’obiettivo di valutare l’impiego di fertilizzanti innovativi, quali biochar e microrganismi benefici, al fine di migliorare la tolleranza dell’orzo alle carenze di azoto. È quindi stata predisposta una prova di campo nella stagione vegetativa 2024-2025 presso la Società Agricola ‘L’Amaranto’. Per la prova è stato scelto un unico genotipo di orzo (Nure) e sono stati valutati 5 trattamenti: Controllo: 70% della dose di azoto richiesta, fornita come letame bovino; Biochar: 0,5 kg/m² alla semina + 70% dell’azoto come letame bovino; 100% Azoto: 70% dell’azoto come letame bovino + 30% come nitrato d’ammonio al termine dell’accestimento; PGPR: inoculo di Pseudomonas chlororaphis al seme + 70% dell’azoto come letame bovino; PGPR + Biochar: inoculo di P. chlororaphis al seme + biochar (0,5 kg/m²) alla semina + 70% dell’azoto come letame bovino. I vari trattamenti sono stati monitorati attraverso il rilievo di alcuni parametri morfo-fisiologici e di resa: stima del contenuto di clorofilla nelle foglie e altezza delle piante, nella fase fisiologica ‘levata’; biomassa epigea totale, Harvest Index, Peso Elettrolitico, numero di spighe /m² e resa, alla raccolta. È stato utilizzato un drone ultraleggero DJI Mini 2, per ottenere immagini aeree nella fase fenologica di levata e alla maturazione. Le immagini RGB sono state analizzate per valutare due indici vegetazionali: GRVI e VARI. Nella fase fenologica di ‘levata’ e ‘fioritura’ è stato inoltre valutato, a livello radicale, l’effetto dei diversi trattamenti sulla frequenza e sull’intensità di micorrizzazione. I risultati evidenziano come l’utilizzo dell’inoculo a base di P. chlororaphis vada ad incrementare in modo significativo il contenuto di clorofilla ed il peso elettrolitico rispetto al controllo non trattato, raggiungendo un risultato pari a quello della fertilizzazione azotata standard. Per quanto riguarda la resa, il trattamento con il microrganismo ha determinato un incremento del 30% rispetto al controllo non trattato, mostrando una differenza di appena il 20% rispetto alla tesi con apporto completo di azoto. Il trattamento PGPR è anche in grado di incrementare la percentuale di micorrize arbuscolari nelle radici di orzo nella fase di fioritura. L’utilizzo di biostimolanti microbici può quindi essere un approccio innovativo, per cercare di ridurre l’utilizzo dei fertilizzanti minerali azotati, l’impatto ambientale, ed incrementare l’efficienza e la sostenibilità delle produzioni, in linea con quanto previsto dalle nuove direttive EU.| File | Dimensione | Formato | |
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