Negli ultimi decenni, i centri socio-educativi per persone con disabilità hanno attraversato una significativa trasformazione culturale, teorica e organizzativa. Originariamente concepiti secondo una logica prevalentemente assistenziale e custodialistica, tali servizi sono oggi chiamati a promuovere autodeterminazione, partecipazione sociale e qualità della vita nel rispetto dell’individualità. Questo cambiamento ha determinato un progressivo spostamento dell’attenzione dalla gestione del deficit alla valorizzazione della persona nella sua interezza. Valorizzazione che ha, sempre più, tra i suoi soggetti le persone appartenenti a quella che a oggi è la più numerosa tra le famiglie della neurodiversità: quella dei Disturbi dello Spettro Autistico. Ad oggi, la trasposizione operativa dei modelli teorici contemporanei nei contesti socio-educativi risulta complessa, poiché le strutture organizzative e normative dei servizi rimangono spesso ancorate a paradigmi precedenti, maggiormente orientati alla standardizzazione degli interventi e al controllo comportamentale. Partendo da una maggiore formazione sulle caratteristiche dell’individuo, dall’implementazione di strumenti e pratiche dedicati e dall’adattamento degli ambienti; si rende necessaria un’evoluzione della professionalità del personale, orientata verso una maggiore specializzazione e consapevolezza delle caratteristiche della neurodiversità. La complessità di questo cambiamento e del conseguente mantenimento di pratiche funzionali deve essere accompagnata da una costante attività di riflessione pedagogica, formazione continua e coordinamento tra i membri del gruppo di lavoro. Il presente elaborato prova a fornire un quadro teorico dei DSA e di alcuni aspetti del funzionamento delle persone con DSA. Si fornisce una breve rassegna di interventi sugli RRB, la famiglia di comportamenti caratteristici del DSA che, in parte per la sua riconoscibilità, è ad oggi quella che riceve la maggiore attenzione terapeutica ed educativa. Passando quindi da alcuni accenni al funzionamento neurologico ed alle conseguenze del sovraccarico sensoriale si tratta lo Stimming e la sua gestione attraverso l’intervento educativo. Infine si andrà ad affrontare il tema dello stimming all’interno dei contesti sociali per poi concentrare l’attenzione su un tipico contesto in cui la pratica educativa si confronta con esso: il centro socio-educativo. Si affrontano alcuni aspetti di una realtà in evoluzione paradigmatica. Si porta l’attenzione sull’importanza di una professionalità educativa adeguata, sottolineando come la qualità di un servizio educativo sia definita dalla professionalità riflessiva e collegiale della sua equipe di lavoro. Infine si accenna ad alcuni esempi di intervento sulla sensorialità delle persone con DSA che ad oggi vengono gradualmente introdotte nei centri socio-educativi.

Lo Stimming nella pratica del centro Socio-Educativo. Sostenibilità dell'attuale modello teorico all'interno di un contesto in cambiamento.

D'ALPA, DANIELE LORENZO
2024/2025

Abstract

Negli ultimi decenni, i centri socio-educativi per persone con disabilità hanno attraversato una significativa trasformazione culturale, teorica e organizzativa. Originariamente concepiti secondo una logica prevalentemente assistenziale e custodialistica, tali servizi sono oggi chiamati a promuovere autodeterminazione, partecipazione sociale e qualità della vita nel rispetto dell’individualità. Questo cambiamento ha determinato un progressivo spostamento dell’attenzione dalla gestione del deficit alla valorizzazione della persona nella sua interezza. Valorizzazione che ha, sempre più, tra i suoi soggetti le persone appartenenti a quella che a oggi è la più numerosa tra le famiglie della neurodiversità: quella dei Disturbi dello Spettro Autistico. Ad oggi, la trasposizione operativa dei modelli teorici contemporanei nei contesti socio-educativi risulta complessa, poiché le strutture organizzative e normative dei servizi rimangono spesso ancorate a paradigmi precedenti, maggiormente orientati alla standardizzazione degli interventi e al controllo comportamentale. Partendo da una maggiore formazione sulle caratteristiche dell’individuo, dall’implementazione di strumenti e pratiche dedicati e dall’adattamento degli ambienti; si rende necessaria un’evoluzione della professionalità del personale, orientata verso una maggiore specializzazione e consapevolezza delle caratteristiche della neurodiversità. La complessità di questo cambiamento e del conseguente mantenimento di pratiche funzionali deve essere accompagnata da una costante attività di riflessione pedagogica, formazione continua e coordinamento tra i membri del gruppo di lavoro. Il presente elaborato prova a fornire un quadro teorico dei DSA e di alcuni aspetti del funzionamento delle persone con DSA. Si fornisce una breve rassegna di interventi sugli RRB, la famiglia di comportamenti caratteristici del DSA che, in parte per la sua riconoscibilità, è ad oggi quella che riceve la maggiore attenzione terapeutica ed educativa. Passando quindi da alcuni accenni al funzionamento neurologico ed alle conseguenze del sovraccarico sensoriale si tratta lo Stimming e la sua gestione attraverso l’intervento educativo. Infine si andrà ad affrontare il tema dello stimming all’interno dei contesti sociali per poi concentrare l’attenzione su un tipico contesto in cui la pratica educativa si confronta con esso: il centro socio-educativo. Si affrontano alcuni aspetti di una realtà in evoluzione paradigmatica. Si porta l’attenzione sull’importanza di una professionalità educativa adeguata, sottolineando come la qualità di un servizio educativo sia definita dalla professionalità riflessiva e collegiale della sua equipe di lavoro. Infine si accenna ad alcuni esempi di intervento sulla sensorialità delle persone con DSA che ad oggi vengono gradualmente introdotte nei centri socio-educativi.
2024
Stimming
Fidgeting
Sostenibilità
Autismo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/5853