“Bambini agitati, svogliati, maleducati, imprevedibili, provocatori, sopra le righe” sono alcuni degli aggettivi che spesso vengono usati per descrivere i minori affetti dal “disturbo da deficit di attenzione e iperattività (in inglese ADHD), caratteristiche che rischiano di diventare delle vere e proprie etichette permanenti, con conseguenze negative nella vita di tutti i giorni, se tutti coloro che sono implicati nel problema, non credono e non hanno fiducia nella persona e non si impegnano nel favorire anche il cambiamento dell’ambiente in cui vive. Il presente lavoro di ricerca si propone di analizzare in maniera approfondita e sistematica i bisogni educativi e di apprendimento degli studenti con profili di neurodivergenza, considerando le peculiari modalità di elaborazione delle informazioni, i processi attentivi, le competenze comunicative e le dinamiche relazionali che contraddistinguono ciascun profilo. L’obiettivo dello studio è quello di esaminare i processi di apprendimento di tali soggetti al fine di individuare e strutturare interventi e strategie didattiche adeguate, funzionali alla promozione della partecipazione scolastica, allo sviluppo dell’autonomia personale e alla realizzazione di pratiche educative inclusive. Inoltre, la ricerca intende indagare il grado di preparazione professionale dei docenti nell’affrontare le difficoltà connesse alla neurodivergenza, nonché le modalità relazionali e le strategie educative e didattiche adottate all’interno dei contesti scolastici. La famiglia rappresenta il primo spazio di riconoscimento dell’identità e delle potenzialità del bambino, mentre la scuola costituisce il luogo in cui tali potenzialità vengono messe alla prova e valorizzate all’interno di una dimensione sociale e culturale più ampia. Le pratiche educative inclusive emergono dunque dall’incontro tra queste due agenzie formative e si concretizzano in strategie condivise, comunicazione costante, co-progettazione degli interventi e costruzione di un clima di fiducia reciproca. il concetto di pratiche educative assume una centralità strategica nell’analisi dei contesti inclusivi. Se i principali profili neurodivergenti , quali il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, il Disturbo dello Spettro Autistico e i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, vengono interpretati come configurazioni neurocognitive che emergono dall’interazione tra individuo e ambiente, allora le pratiche educative non possono essere considerate neutre o meramente applicative, ma si configurano come dispositivi culturali e pedagogici capaci di generare inclusione o esclusione. Esse comprendono non solo le metodologie didattiche adottate, ma anche l’organizzazione degli spazi e dei tempi, le modalità di valutazione, la gestione del comportamento, la qualità della relazione educativa e il grado di collaborazione con la famiglia. Il lavoro è suddiviso in quattro parti; i primi tre capitoli sono teorici mentre l’ultimo è dedicato alla ricerca sulle pratiche educative nei contesti educativi. Il presente lavoro di ricerca ha analizzato in maniera approfondita e sistematica i bisogni educativi e di apprendimento degli studenti con profili di neurodivergenza, considerando le peculiari modalità di elaborazione delle informazioni, i processi attentivi, le competenze comunicative e le dinamiche relazionali che caratterizzano ciascun profilo. Lo studio ha esaminato i processi di apprendimento di tali studenti al fine di individuare e strutturare interventi e strategie didattiche adeguate, funzionali alla promozione della partecipazione scolastica, allo sviluppo dell’autonomia personale e alla realizzazione di pratiche educative inclusive.
Oltre l'etichetta: pratiche educative per un apprendimento su misura nei bambini neurodivergenti.
MATTIOLI, MONICA
2024/2025
Abstract
“Bambini agitati, svogliati, maleducati, imprevedibili, provocatori, sopra le righe” sono alcuni degli aggettivi che spesso vengono usati per descrivere i minori affetti dal “disturbo da deficit di attenzione e iperattività (in inglese ADHD), caratteristiche che rischiano di diventare delle vere e proprie etichette permanenti, con conseguenze negative nella vita di tutti i giorni, se tutti coloro che sono implicati nel problema, non credono e non hanno fiducia nella persona e non si impegnano nel favorire anche il cambiamento dell’ambiente in cui vive. Il presente lavoro di ricerca si propone di analizzare in maniera approfondita e sistematica i bisogni educativi e di apprendimento degli studenti con profili di neurodivergenza, considerando le peculiari modalità di elaborazione delle informazioni, i processi attentivi, le competenze comunicative e le dinamiche relazionali che contraddistinguono ciascun profilo. L’obiettivo dello studio è quello di esaminare i processi di apprendimento di tali soggetti al fine di individuare e strutturare interventi e strategie didattiche adeguate, funzionali alla promozione della partecipazione scolastica, allo sviluppo dell’autonomia personale e alla realizzazione di pratiche educative inclusive. Inoltre, la ricerca intende indagare il grado di preparazione professionale dei docenti nell’affrontare le difficoltà connesse alla neurodivergenza, nonché le modalità relazionali e le strategie educative e didattiche adottate all’interno dei contesti scolastici. La famiglia rappresenta il primo spazio di riconoscimento dell’identità e delle potenzialità del bambino, mentre la scuola costituisce il luogo in cui tali potenzialità vengono messe alla prova e valorizzate all’interno di una dimensione sociale e culturale più ampia. Le pratiche educative inclusive emergono dunque dall’incontro tra queste due agenzie formative e si concretizzano in strategie condivise, comunicazione costante, co-progettazione degli interventi e costruzione di un clima di fiducia reciproca. il concetto di pratiche educative assume una centralità strategica nell’analisi dei contesti inclusivi. Se i principali profili neurodivergenti , quali il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, il Disturbo dello Spettro Autistico e i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, vengono interpretati come configurazioni neurocognitive che emergono dall’interazione tra individuo e ambiente, allora le pratiche educative non possono essere considerate neutre o meramente applicative, ma si configurano come dispositivi culturali e pedagogici capaci di generare inclusione o esclusione. Esse comprendono non solo le metodologie didattiche adottate, ma anche l’organizzazione degli spazi e dei tempi, le modalità di valutazione, la gestione del comportamento, la qualità della relazione educativa e il grado di collaborazione con la famiglia. Il lavoro è suddiviso in quattro parti; i primi tre capitoli sono teorici mentre l’ultimo è dedicato alla ricerca sulle pratiche educative nei contesti educativi. Il presente lavoro di ricerca ha analizzato in maniera approfondita e sistematica i bisogni educativi e di apprendimento degli studenti con profili di neurodivergenza, considerando le peculiari modalità di elaborazione delle informazioni, i processi attentivi, le competenze comunicative e le dinamiche relazionali che caratterizzano ciascun profilo. Lo studio ha esaminato i processi di apprendimento di tali studenti al fine di individuare e strutturare interventi e strategie didattiche adeguate, funzionali alla promozione della partecipazione scolastica, allo sviluppo dell’autonomia personale e alla realizzazione di pratiche educative inclusive.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/5858