La presente tesi analizza il concetto di estensione del corpo umano attraverso la tecnologia, collocandolo all’interno della riflessione mediologica contemporanea. A partire dalla teoria dei media di Marshall McLuhan, che interpreta ogni tecnologia come estensione delle facoltà sensoriali e cognitive dell’uomo, il lavoro approfondisce il rapporto tra corpo, tecnica e mediazione culturale, integrando il contributo antropologico di David Le Breton e la prospettiva postumanista di Roberto Marchesini. Il corpo viene assunto non come dato biologico neutro, ma come costruzione simbolica e culturale, continuamente ridefinita dai dispositivi tecnici che ne ampliano le possibilità percettive e identitarie. In questa prospettiva, le tecnologie non sono semplici strumenti esterni, bensì ambienti che trasformano l’esperienza sensibile e il modo in cui il soggetto si percepisce e viene rappresentato. La ricerca dedica un’analisi specifica al caso di Neil Harbisson, artista e attivista riconosciuto come primo cyborg legalmente identificato. L’antenna impiantata nel suo cranio, capace di convertire frequenze cromatiche in vibrazioni sonore, viene interpretata non come protesi compensativa ma come dispositivo di espansione percettiva, capace di ridefinire i confini tra naturale e artificiale, umano e tecnologico. In contrapposizione a modelli di superamento del corpo che tendono alla sua radicale trasformazione, la tesi propone di leggere l’estensione tecnologica come processo di ibridazione abitata, in cui identità e mediazione si intrecciano in modo dinamico. Le implicazioni culturali ed educative di tale prospettiva vengono infine discusse in relazione alla Media Education, sottolineando la necessità di formare una consapevolezza critica rispetto ai processi di incorporazione tecnologica e alle trasformazioni della percezione. L’elaborato intende così dimostrare che l’estensione tecnologica del corpo non rappresenta una nicchia futuristica, ma costituisce una chiave interpretativa centrale per comprendere le trasformazioni della soggettività nell’ecosistema mediale contemporaneo.
Corpi aumentati, percezioni trasformate Media, esperienza e identità nell’estensione tecnologica dell’umano
BERRADI, SOUMIA
2024/2025
Abstract
La presente tesi analizza il concetto di estensione del corpo umano attraverso la tecnologia, collocandolo all’interno della riflessione mediologica contemporanea. A partire dalla teoria dei media di Marshall McLuhan, che interpreta ogni tecnologia come estensione delle facoltà sensoriali e cognitive dell’uomo, il lavoro approfondisce il rapporto tra corpo, tecnica e mediazione culturale, integrando il contributo antropologico di David Le Breton e la prospettiva postumanista di Roberto Marchesini. Il corpo viene assunto non come dato biologico neutro, ma come costruzione simbolica e culturale, continuamente ridefinita dai dispositivi tecnici che ne ampliano le possibilità percettive e identitarie. In questa prospettiva, le tecnologie non sono semplici strumenti esterni, bensì ambienti che trasformano l’esperienza sensibile e il modo in cui il soggetto si percepisce e viene rappresentato. La ricerca dedica un’analisi specifica al caso di Neil Harbisson, artista e attivista riconosciuto come primo cyborg legalmente identificato. L’antenna impiantata nel suo cranio, capace di convertire frequenze cromatiche in vibrazioni sonore, viene interpretata non come protesi compensativa ma come dispositivo di espansione percettiva, capace di ridefinire i confini tra naturale e artificiale, umano e tecnologico. In contrapposizione a modelli di superamento del corpo che tendono alla sua radicale trasformazione, la tesi propone di leggere l’estensione tecnologica come processo di ibridazione abitata, in cui identità e mediazione si intrecciano in modo dinamico. Le implicazioni culturali ed educative di tale prospettiva vengono infine discusse in relazione alla Media Education, sottolineando la necessità di formare una consapevolezza critica rispetto ai processi di incorporazione tecnologica e alle trasformazioni della percezione. L’elaborato intende così dimostrare che l’estensione tecnologica del corpo non rappresenta una nicchia futuristica, ma costituisce una chiave interpretativa centrale per comprendere le trasformazioni della soggettività nell’ecosistema mediale contemporaneo.| File | Dimensione | Formato | |
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Media, esperienza e identità nell’estensione tecnologica dell’umano
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/5861