La presente tesi indaga la figura del pedagogista nella sua declinazione di coordinatore pedagogico, interrogandone identità, senso e sfide nella contemporaneità digitale. Il lavoro nasce dall’esigenza di approfondire una professionalità socialmente strategica ma ancora caratterizzata da un riconoscimento parziale, nonostante il recente consolidamento normativo culminato nell’istituzione dell’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative. L’obiettivo della ricerca è comprendere quale configurazione assuma oggi il ruolo del coordinatore pedagogico e quali funzioni emergano dalle pratiche e dalle narrazioni dei professionisti, in un contesto segnato da digitalizzazione, accelerazione e smaterializzazione dell’esperienza. In tale scenario, il lavoro educativo è chiamato a confrontarsi con nuovi bisogni e tensioni, che richiedono una riflessione sui contesti e sulle pratiche professionali. La ricerca adotta un approccio qualitativo che integra analisi teorica e indagine empirica. La prima ricostruisce il quadro normativo e culturale della professione pedagogica, evidenziandone il percorso di riconoscimento e le persistenti ambiguità. La seconda si basa su interviste semistrutturate a coordinatori pedagogici operanti nel territorio di Reggio Emilia, con l’obiettivo di far emergere rappresentazioni, pratiche e significati attribuiti al ruolo. I risultati evidenziano come il coordinatore pedagogico si configuri come figura di regia educativa, capace di mediare tra équipe, istituzioni e territorio, sostenere processi riflessivi e garantire coerenza progettuale e qualità metodologica nei servizi. Tale ruolo si colloca in uno spazio di snodo tra dimensione organizzativa e pedagogica, assumendo una funzione strategica nei processi educativi. Accanto a queste funzioni emergono tensioni significative: la crisi dei ruoli di responsabilità, le fatiche professionali, la difficoltà di conciliare riconoscimento normativo e condizioni materiali di lavoro. Si osservano inoltre sperimentazioni orientate a modelli di leadership diffusa. Particolare rilievo assume il rapporto con il digitale, che si configura come fattore ambivalente in quanto espressione sia di opportunità di innovazione che elemento che rischia di indebolire per certi aspetti la profondità dell’esperienza educativa. In questo quadro, l’analogico emerge come pratica di presenza, memoria e conoscenza, necessaria per mantenere una dimensione incarnata e riflessiva dell’educazione. Nel complesso, la ricerca restituisce l’immagine di una professionalità complessa e multilivello, che si costruisce nell’intreccio tra dimensione organizzativa, relazionale ed etico-politica. Il coordinatore pedagogico emerge come presidio di senso, capace di abitare l’incertezza e la crisi e sostenere processi di trasformazione nei contesti educativi, accompagnando individui e collettività in pratiche di riflessione e sperimentazione orientate a crescita, autonomia e consapevolezza. La tesi non intende fornire una definizione conclusiva del ruolo, ma aprire uno spazio di riflessione critica volto a rafforzare la consapevolezza professionale e a interrogare le possibilità della pedagogia nella contemporaneità.
Essere Pedagogisti nell’Era delle non-cose: identità, senso e sfide del coordinamento pedagogico nella contemporaneità digitale
BEGHI, SERENA
2024/2025
Abstract
La presente tesi indaga la figura del pedagogista nella sua declinazione di coordinatore pedagogico, interrogandone identità, senso e sfide nella contemporaneità digitale. Il lavoro nasce dall’esigenza di approfondire una professionalità socialmente strategica ma ancora caratterizzata da un riconoscimento parziale, nonostante il recente consolidamento normativo culminato nell’istituzione dell’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative. L’obiettivo della ricerca è comprendere quale configurazione assuma oggi il ruolo del coordinatore pedagogico e quali funzioni emergano dalle pratiche e dalle narrazioni dei professionisti, in un contesto segnato da digitalizzazione, accelerazione e smaterializzazione dell’esperienza. In tale scenario, il lavoro educativo è chiamato a confrontarsi con nuovi bisogni e tensioni, che richiedono una riflessione sui contesti e sulle pratiche professionali. La ricerca adotta un approccio qualitativo che integra analisi teorica e indagine empirica. La prima ricostruisce il quadro normativo e culturale della professione pedagogica, evidenziandone il percorso di riconoscimento e le persistenti ambiguità. La seconda si basa su interviste semistrutturate a coordinatori pedagogici operanti nel territorio di Reggio Emilia, con l’obiettivo di far emergere rappresentazioni, pratiche e significati attribuiti al ruolo. I risultati evidenziano come il coordinatore pedagogico si configuri come figura di regia educativa, capace di mediare tra équipe, istituzioni e territorio, sostenere processi riflessivi e garantire coerenza progettuale e qualità metodologica nei servizi. Tale ruolo si colloca in uno spazio di snodo tra dimensione organizzativa e pedagogica, assumendo una funzione strategica nei processi educativi. Accanto a queste funzioni emergono tensioni significative: la crisi dei ruoli di responsabilità, le fatiche professionali, la difficoltà di conciliare riconoscimento normativo e condizioni materiali di lavoro. Si osservano inoltre sperimentazioni orientate a modelli di leadership diffusa. Particolare rilievo assume il rapporto con il digitale, che si configura come fattore ambivalente in quanto espressione sia di opportunità di innovazione che elemento che rischia di indebolire per certi aspetti la profondità dell’esperienza educativa. In questo quadro, l’analogico emerge come pratica di presenza, memoria e conoscenza, necessaria per mantenere una dimensione incarnata e riflessiva dell’educazione. Nel complesso, la ricerca restituisce l’immagine di una professionalità complessa e multilivello, che si costruisce nell’intreccio tra dimensione organizzativa, relazionale ed etico-politica. Il coordinatore pedagogico emerge come presidio di senso, capace di abitare l’incertezza e la crisi e sostenere processi di trasformazione nei contesti educativi, accompagnando individui e collettività in pratiche di riflessione e sperimentazione orientate a crescita, autonomia e consapevolezza. La tesi non intende fornire una definizione conclusiva del ruolo, ma aprire uno spazio di riflessione critica volto a rafforzare la consapevolezza professionale e a interrogare le possibilità della pedagogia nella contemporaneità.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/5863