Nel romanzo dell’età romantica, in particolare nel novel of manners, la rappresentazione dello spazio domestico e degli oggetti di uso quotidiano assume un ruolo centrale nella definizione dell’identità intima e sociale dei personaggi. La presente tesi si propone di analizzare il concetto di abitare non solo come occupazione di uno spazio fisico, ma in quanto pratica attraverso cui gli individui definiscono e rendono visibili, più o meno intenzionalmente, tratti morali e sociali del proprio essere. Per raggiungere tale obiettivo, particolare attenzione viene dedicata al ruolo dei beni materiali, i quali fungono da ponte tra la sfera privata della casa e quella pubblica. La casa stessa, che nelle sue tipologie è prima di tutto un edificio collocabile storicamente e culturalmente, si configura come lo spazio per eccellenza attraverso cui l’individuo definisce se stesso. In questo senso, l’identità non viene rappresentata come puramente interiore, ma si concretizza nelle modalità di abitare e nelle relazioni con gli oggetti. L’analisi si concentra su tre romanzi significativi, quali “Emma” (1815) di Jane Austen, “The Absentee” (1812) di Maria Edgeworth e “Marriage” (1818) di Susan Ferrier. Lo studio, per il quale è stato adottato un approccio storico-letterario in cui l’analisi testuale è supportata dal contesto sociale e culturale del periodo, dimostra come l’abitare, sia nelle sue pratiche concrete sia nel suo significato simbolico, costituisca una lente per comprendere dinamiche sociali e processi di negoziazione e valutazione dell’identità.
Architettura dell’identità: espressione dell’io tra performatività sociale e intimità dell’abitare nell’età romantica
BORELLINI, ELISA
2024/2025
Abstract
Nel romanzo dell’età romantica, in particolare nel novel of manners, la rappresentazione dello spazio domestico e degli oggetti di uso quotidiano assume un ruolo centrale nella definizione dell’identità intima e sociale dei personaggi. La presente tesi si propone di analizzare il concetto di abitare non solo come occupazione di uno spazio fisico, ma in quanto pratica attraverso cui gli individui definiscono e rendono visibili, più o meno intenzionalmente, tratti morali e sociali del proprio essere. Per raggiungere tale obiettivo, particolare attenzione viene dedicata al ruolo dei beni materiali, i quali fungono da ponte tra la sfera privata della casa e quella pubblica. La casa stessa, che nelle sue tipologie è prima di tutto un edificio collocabile storicamente e culturalmente, si configura come lo spazio per eccellenza attraverso cui l’individuo definisce se stesso. In questo senso, l’identità non viene rappresentata come puramente interiore, ma si concretizza nelle modalità di abitare e nelle relazioni con gli oggetti. L’analisi si concentra su tre romanzi significativi, quali “Emma” (1815) di Jane Austen, “The Absentee” (1812) di Maria Edgeworth e “Marriage” (1818) di Susan Ferrier. Lo studio, per il quale è stato adottato un approccio storico-letterario in cui l’analisi testuale è supportata dal contesto sociale e culturale del periodo, dimostra come l’abitare, sia nelle sue pratiche concrete sia nel suo significato simbolico, costituisca una lente per comprendere dinamiche sociali e processi di negoziazione e valutazione dell’identità.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/5885