La capacità di fare ha permesso all'essere umano di dominare sulla natura. Assecondando il desiderio di ottenere un maggiore controllo sul mondo, l'uomo smette di essere misura di sé stesso per affidarsi completamente alla tecnica, anteponendo i valori di questa ai propri e perdendo così parte della sua libertà. Nelle prime due decadi del terzo millennio, in un mondo sempre più automatizzato, interconnesso e dipendente per il suo funzionamento dai dispositivi tecnologici, molte delle caratteristiche umane vengono tradotte in dati digitali, con questi è possibile generare delle previsioni del comportamento. L'essere umano diventa una risorsa da cui estrarre queste informazioni, che permettono un maggiore controllo sulla popolazione e la cui attendibilità è fonte di grandi profitti. Benché gli strumenti tecnologici abbiano semplificato la quotidianità, l'essere umano resta molto vulnerabile all'instabilità di un tempo in continuo mutamento che sfugge all’interpretazione. La tecnica pretende la riduzione degli spazi e dei tempi per favorire l’efficienza, ma questo limita progressivamente l’esperienza del mondo, che viene consegnato in forme artefatte e spogliato della sua imprevedibilità. Assecondando le necessità dell’apparato tecnico si ottiene il primato su ogni altro campo. Questa condizione regola le scelte della politica, anche questa si deve adeguare ai nuovi paradigmi per restare rilevante nelle sue decisioni. Alla stessa maniera, anche il modo di comunicare assume nuove forme: diventa più rapido, ma s’impoverisce nel linguaggio, rischiando, così, di fallire nel suo scopo iniziale, ovvero il tentativo di instaurare la collaborazione tra le persone.

L'Occidente durante la quarta rivoluzione industriale

FARAJ, MICHELE
2024/2025

Abstract

La capacità di fare ha permesso all'essere umano di dominare sulla natura. Assecondando il desiderio di ottenere un maggiore controllo sul mondo, l'uomo smette di essere misura di sé stesso per affidarsi completamente alla tecnica, anteponendo i valori di questa ai propri e perdendo così parte della sua libertà. Nelle prime due decadi del terzo millennio, in un mondo sempre più automatizzato, interconnesso e dipendente per il suo funzionamento dai dispositivi tecnologici, molte delle caratteristiche umane vengono tradotte in dati digitali, con questi è possibile generare delle previsioni del comportamento. L'essere umano diventa una risorsa da cui estrarre queste informazioni, che permettono un maggiore controllo sulla popolazione e la cui attendibilità è fonte di grandi profitti. Benché gli strumenti tecnologici abbiano semplificato la quotidianità, l'essere umano resta molto vulnerabile all'instabilità di un tempo in continuo mutamento che sfugge all’interpretazione. La tecnica pretende la riduzione degli spazi e dei tempi per favorire l’efficienza, ma questo limita progressivamente l’esperienza del mondo, che viene consegnato in forme artefatte e spogliato della sua imprevedibilità. Assecondando le necessità dell’apparato tecnico si ottiene il primato su ogni altro campo. Questa condizione regola le scelte della politica, anche questa si deve adeguare ai nuovi paradigmi per restare rilevante nelle sue decisioni. Alla stessa maniera, anche il modo di comunicare assume nuove forme: diventa più rapido, ma s’impoverisce nel linguaggio, rischiando, così, di fallire nel suo scopo iniziale, ovvero il tentativo di instaurare la collaborazione tra le persone.
2024
Essere umano
Tecnica
Politica
Big Tech
Comunicazione
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/5913