La malattia di Parkinson rappresenta una delle principali patologie neurodegenerative associate all’invecchiamento, con un impatto crescente in termini epidemiologici, clinici e socioeconomici a livello globale. La sua fisiopatologia è complessa e multifattoriale, coinvolgendo la degenerazione dei neuroni dopaminergici della substantia nigra, l’aggregazione di alfa sinucleina, la disfunzione mitocondriale, la neuroinfiammazione e lo stress ossidativo. Sebbene le terapie attualmente disponibili, in particolare quelle dopaminergiche, consentano un controllo sintomatico significativo, esse non risultano in grado di arrestare la progressione della malattia e possono associarsi a effetti collaterali rilevanti nel lungo termine. In tale contesto, cresce l’interesse verso strategie complementari, incluse quelle nutraceutiche, potenzialmente in grado di modulare i principali meccanismi patogenetici coinvolti. Tra i composti di maggiore interesse emergono gli acidi grassi polinsaturi omega 3, in particolare acido alfa linolenico, eicosapentaenoico e docosaesaenoico. Questi lipidi svolgono un ruolo essenziale nella struttura e nella funzione del sistema nervoso centrale, influenzando la fluidità di membrana, l’organizzazione dei lipid raft, la trasduzione del segnale e la risposta cellulare a stimoli infiammatori e ossidativi. La loro rilevanza biologica dipende non solo dalla struttura chimica e dal metabolismo endogeno, ma anche dalla biodisponibilità, dalle fonti alimentari e dalla capacità di attraversare la barriera ematoencefalica e di incorporarsi nei fosfolipidi cerebrali. Particolare attenzione è rivolta alle microalghe, unica fonte non animale diretta di EPA e DHA, il cui interesse è aumentato sia per motivi nutrizionali sia per ragioni ambientali e produttive. L’obiettivo di questa tesi è analizzare criticamente il possibile ruolo degli omega 3 nella malattia di Parkinson, integrando il razionale biologico con le evidenze disponibili. Vengono pertanto esaminati i meccanismi attraverso cui tali composti possono interferire con neuroinfiammazione, stress ossidativo e danno lipidico, nonché i risultati degli studi preclinici, clinici, osservazionali ed epidemiologici che ne hanno valutato gli effetti sui sintomi motori e non motori. L’analisi mette in luce un quadro promettente ma ancora non conclusivo, condizionato da importanti limiti metodologici, tra cui eterogeneità dei dosaggi, durata spesso ridotta degli interventi e variabilità nei disegni sperimentali. Un focus specifico è dedicato agli omega 3 di origine algale, considerati una prospettiva di particolare interesse sia sul piano terapeutico sia su quello della sostenibilità. La tesi approfondisce le principali microalghe produttrici di DHA ed EPA, i processi industriali di coltivazione, fermentazione, estrazione e purificazione, nonché il confronto con l’olio di pesce in termini di purezza, contaminanti, stabilità ossidativa e profilo lipidico. Infine, vengono discussi i limiti delle evidenze attualmente disponibili nel Parkinson e le future direzioni di ricerca, con l’obiettivo di delineare il potenziale degli omega 3 algali nell’ambito di strategie innovative, sicure e sostenibili per la gestione della malattia.

IL RUOLO NEUROPROTETTIVO DEGLI OMEGA-3 DI ORIGINE ALGALE NELLA MALATTIA DI PARKINSON

POGGIOLI, MATTIA
2024/2025

Abstract

La malattia di Parkinson rappresenta una delle principali patologie neurodegenerative associate all’invecchiamento, con un impatto crescente in termini epidemiologici, clinici e socioeconomici a livello globale. La sua fisiopatologia è complessa e multifattoriale, coinvolgendo la degenerazione dei neuroni dopaminergici della substantia nigra, l’aggregazione di alfa sinucleina, la disfunzione mitocondriale, la neuroinfiammazione e lo stress ossidativo. Sebbene le terapie attualmente disponibili, in particolare quelle dopaminergiche, consentano un controllo sintomatico significativo, esse non risultano in grado di arrestare la progressione della malattia e possono associarsi a effetti collaterali rilevanti nel lungo termine. In tale contesto, cresce l’interesse verso strategie complementari, incluse quelle nutraceutiche, potenzialmente in grado di modulare i principali meccanismi patogenetici coinvolti. Tra i composti di maggiore interesse emergono gli acidi grassi polinsaturi omega 3, in particolare acido alfa linolenico, eicosapentaenoico e docosaesaenoico. Questi lipidi svolgono un ruolo essenziale nella struttura e nella funzione del sistema nervoso centrale, influenzando la fluidità di membrana, l’organizzazione dei lipid raft, la trasduzione del segnale e la risposta cellulare a stimoli infiammatori e ossidativi. La loro rilevanza biologica dipende non solo dalla struttura chimica e dal metabolismo endogeno, ma anche dalla biodisponibilità, dalle fonti alimentari e dalla capacità di attraversare la barriera ematoencefalica e di incorporarsi nei fosfolipidi cerebrali. Particolare attenzione è rivolta alle microalghe, unica fonte non animale diretta di EPA e DHA, il cui interesse è aumentato sia per motivi nutrizionali sia per ragioni ambientali e produttive. L’obiettivo di questa tesi è analizzare criticamente il possibile ruolo degli omega 3 nella malattia di Parkinson, integrando il razionale biologico con le evidenze disponibili. Vengono pertanto esaminati i meccanismi attraverso cui tali composti possono interferire con neuroinfiammazione, stress ossidativo e danno lipidico, nonché i risultati degli studi preclinici, clinici, osservazionali ed epidemiologici che ne hanno valutato gli effetti sui sintomi motori e non motori. L’analisi mette in luce un quadro promettente ma ancora non conclusivo, condizionato da importanti limiti metodologici, tra cui eterogeneità dei dosaggi, durata spesso ridotta degli interventi e variabilità nei disegni sperimentali. Un focus specifico è dedicato agli omega 3 di origine algale, considerati una prospettiva di particolare interesse sia sul piano terapeutico sia su quello della sostenibilità. La tesi approfondisce le principali microalghe produttrici di DHA ed EPA, i processi industriali di coltivazione, fermentazione, estrazione e purificazione, nonché il confronto con l’olio di pesce in termini di purezza, contaminanti, stabilità ossidativa e profilo lipidico. Infine, vengono discussi i limiti delle evidenze attualmente disponibili nel Parkinson e le future direzioni di ricerca, con l’obiettivo di delineare il potenziale degli omega 3 algali nell’ambito di strategie innovative, sicure e sostenibili per la gestione della malattia.
2024
Omega 3
parkinson
neuroprotezione
Microalghe
DHA ed EPA
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