Il percorso teorico qui sviluppato indaga innanzitutto il concetto di emozione secondo diversi autori: dalla teoria periferica di James a quella centralista di Cannon, dalle teorie cognitive a quelle psicoevoluzioniste. Nonostante le differenti prospettive sulle origini e la manifestazione delle emozioni, si concorda sul fatto che esse siano risposte complesse, intense e di breve durata, ad eventi rilevanti e caratterizzate da determinati vissuti soggettivi e da una reazione fisiologica. La dimensione emotiva, oltre ad essere centrale nell’esperienza umana, rappresenta una componente strutturale dei processi di apprendimento e non un semplice fattore accessorio o marginale. L’analisi delle principali teorie psicologiche ed evolutive sulle emozioni, integrata con i contributi provenienti dalle neuroscienze e dalla psicologia dell’educazione, ha mostrato con chiarezza che emozione e cognizione non costituiscono ambiti separati, ma sistemi profondamente interdipendenti che si influenzano reciprocamente nel determinare il modo in cui l’individuo percepisce, interpreta e affronta l’esperienza di apprendimento. In particolare, il lavoro ha messo in luce come, nei percorsi di apprendimento degli alunni con DSA, le emozioni incidano in modo significativo non solo sulla motivazione e sul coinvolgimento nelle attività scolastiche, ma anche sulla costruzione dell’immagine di sé come studente, sulla percezione di autoefficacia e sulla disponibilità ad affrontare compiti cognitivamente impegnativi. Le categorie di DSA individuate sono la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia; in Italia vi è un apparato normativo che si è sviluppato soprattutto nell’ultimo ventennio che regola le misure previste a sostegno dei soggetti con tali disturbi. Le difficoltà di apprendimento, se non adeguatamente riconosciute, comprese e sostenute, tendono, infatti, ad accompagnarsi a vissuti emotivi negativi quali ansia, frustrazione, senso di inadeguatezza e paura del fallimento. Tali vissuti rischiano di innescare un circolo vizioso in cui l’insuccesso scolastico alimenta emozioni negative che, a loro volta, compromettono ulteriormente l’apprendimento. In questa prospettiva, l’ambiente scolastico emerge come uno spazio relazionale ed emotivo di primaria importanza, all’interno del quale le pratiche didattiche, le modalità di valutazione e lo stile comunicativo dell’insegnante possono configurarsi sia come fattori di rischio, sia come potenti fattori di protezione e di promozione del benessere. L’analisi condotta ha, quindi, evidenziato come un approccio educativo attento alla dimensione emotiva non rappresenti un’aggiunta opzionale alla didattica tradizionale, ma una condizione necessaria per favorire apprendimenti significativi e duraturi, soprattutto in presenza di bisogni educativi specifici. Valorizzare l’errore come parte integrante del processo di apprendimento, adottare feedback orientati al sostegno e alla crescita, personalizzare tempi e modalità di lavoro e costruire un clima di classe accogliente e non giudicante, sono tutte pratiche che trovano un solido fondamento teorico nel riconoscimento del ruolo centrale delle emozioni. Tali strategie non solo contribuiscono a sostenere il benessere emotivo degli alunni con DSA, ma favoriscono anche lo sviluppo di un contesto scolastico più equo, inclusivo e funzionale per tutti gli studenti, promuovendo una cultura educativa attenta alla persona nella sua globalità. È tuttavia importante precisare che il presente elaborato non ha inteso esaurire la complessità del tema affrontato, ma si propone piuttosto come un contributo interpretativo, una chiave di lettura volta a mettere in luce il nesso tra emozioni e apprendimento nei contesti educativi.
TRA FATICA E RESILIENZA: EMOZIONI E APPRENDIMENTO NEI DSA
MARSURA, SERENA
2024/2025
Abstract
Il percorso teorico qui sviluppato indaga innanzitutto il concetto di emozione secondo diversi autori: dalla teoria periferica di James a quella centralista di Cannon, dalle teorie cognitive a quelle psicoevoluzioniste. Nonostante le differenti prospettive sulle origini e la manifestazione delle emozioni, si concorda sul fatto che esse siano risposte complesse, intense e di breve durata, ad eventi rilevanti e caratterizzate da determinati vissuti soggettivi e da una reazione fisiologica. La dimensione emotiva, oltre ad essere centrale nell’esperienza umana, rappresenta una componente strutturale dei processi di apprendimento e non un semplice fattore accessorio o marginale. L’analisi delle principali teorie psicologiche ed evolutive sulle emozioni, integrata con i contributi provenienti dalle neuroscienze e dalla psicologia dell’educazione, ha mostrato con chiarezza che emozione e cognizione non costituiscono ambiti separati, ma sistemi profondamente interdipendenti che si influenzano reciprocamente nel determinare il modo in cui l’individuo percepisce, interpreta e affronta l’esperienza di apprendimento. In particolare, il lavoro ha messo in luce come, nei percorsi di apprendimento degli alunni con DSA, le emozioni incidano in modo significativo non solo sulla motivazione e sul coinvolgimento nelle attività scolastiche, ma anche sulla costruzione dell’immagine di sé come studente, sulla percezione di autoefficacia e sulla disponibilità ad affrontare compiti cognitivamente impegnativi. Le categorie di DSA individuate sono la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia; in Italia vi è un apparato normativo che si è sviluppato soprattutto nell’ultimo ventennio che regola le misure previste a sostegno dei soggetti con tali disturbi. Le difficoltà di apprendimento, se non adeguatamente riconosciute, comprese e sostenute, tendono, infatti, ad accompagnarsi a vissuti emotivi negativi quali ansia, frustrazione, senso di inadeguatezza e paura del fallimento. Tali vissuti rischiano di innescare un circolo vizioso in cui l’insuccesso scolastico alimenta emozioni negative che, a loro volta, compromettono ulteriormente l’apprendimento. In questa prospettiva, l’ambiente scolastico emerge come uno spazio relazionale ed emotivo di primaria importanza, all’interno del quale le pratiche didattiche, le modalità di valutazione e lo stile comunicativo dell’insegnante possono configurarsi sia come fattori di rischio, sia come potenti fattori di protezione e di promozione del benessere. L’analisi condotta ha, quindi, evidenziato come un approccio educativo attento alla dimensione emotiva non rappresenti un’aggiunta opzionale alla didattica tradizionale, ma una condizione necessaria per favorire apprendimenti significativi e duraturi, soprattutto in presenza di bisogni educativi specifici. Valorizzare l’errore come parte integrante del processo di apprendimento, adottare feedback orientati al sostegno e alla crescita, personalizzare tempi e modalità di lavoro e costruire un clima di classe accogliente e non giudicante, sono tutte pratiche che trovano un solido fondamento teorico nel riconoscimento del ruolo centrale delle emozioni. Tali strategie non solo contribuiscono a sostenere il benessere emotivo degli alunni con DSA, ma favoriscono anche lo sviluppo di un contesto scolastico più equo, inclusivo e funzionale per tutti gli studenti, promuovendo una cultura educativa attenta alla persona nella sua globalità. È tuttavia importante precisare che il presente elaborato non ha inteso esaurire la complessità del tema affrontato, ma si propone piuttosto come un contributo interpretativo, una chiave di lettura volta a mettere in luce il nesso tra emozioni e apprendimento nei contesti educativi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/6069