Gli anticorpi rappresentano componenti fondamentali della risposta immunitaria grazie alla loro capacità di riconoscere in modo altamente specifico determinati antigeni. In ambito biomedico, lo studio e l’utilizzo degli anticorpi hanno conosciuto un’importante evoluzione, passando dall’impiego di anticorpi policlonali, caratterizzati da eterogeneità e limitata standardizzazione, allo sviluppo degli anticorpi monoclonali, ottenuti mediante tecnologie di ingegneria immunologica che consentono di produrre molecole altamente specifiche e riproducibili. Questa transizione ha aperto nuove prospettive nel campo della diagnostica e della terapia mirata. L’affermazione degli anticorpi monoclonali ha infatti reso possibile l’applicazione del concetto di targeting molecolare in oncologia, basato sull’identificazione di bersagli selettivamente espressi o sovraespressi dalle cellule tumorali. Tra questi, il recettore alfa del folato (FRα) ha attirato particolare interesse scientifico. Questa glicoproteina di membrana, coinvolta nel trasporto del folato, presenta un’espressione limitata nei tessuti sani, mentre risulta frequentemente sovraespressa in diversi tumori solidi, in particolare nel carcinoma ovarico. Tale differenza di espressione, associata alla capacità del recettore di internalizzare i ligandi legati alla sua superficie, rende FRα un bersaglio particolarmente adatto allo sviluppo di strategie terapeutiche selettive. In questo contesto si inseriscono gli antibody–drug conjugates (ADC), una classe di farmaci costituiti da un anticorpo monoclonale coniugato a un agente citotossico tramite un opportuno linker. Questa architettura molecolare consente di sfruttare la specificità dell’anticorpo per veicolare selettivamente il farmaco all’interno delle cellule tumorali, migliorando l’efficacia terapeutica e limitando l’esposizione sistemica ai citotossici. L’analisi della letteratura evidenzia come gli ADC diretti contro FRα rappresentino una delle applicazioni più promettenti della terapia anticorpale mirata, aprendo nuove prospettive per il trattamento di tumori solidi caratterizzati da sovraespressione di questo recettore.

ANTIBODY-DRUG CONJUGATES VERSO IL RECETTORE ALFA DEL FOLATO (FRα). APPROCCI ONCOLOGICI INNOVATIVI NELL’AMBITO DELLA MEDICINA DI PRECISIONE

RIZZO, SIMONE
2024/2025

Abstract

Gli anticorpi rappresentano componenti fondamentali della risposta immunitaria grazie alla loro capacità di riconoscere in modo altamente specifico determinati antigeni. In ambito biomedico, lo studio e l’utilizzo degli anticorpi hanno conosciuto un’importante evoluzione, passando dall’impiego di anticorpi policlonali, caratterizzati da eterogeneità e limitata standardizzazione, allo sviluppo degli anticorpi monoclonali, ottenuti mediante tecnologie di ingegneria immunologica che consentono di produrre molecole altamente specifiche e riproducibili. Questa transizione ha aperto nuove prospettive nel campo della diagnostica e della terapia mirata. L’affermazione degli anticorpi monoclonali ha infatti reso possibile l’applicazione del concetto di targeting molecolare in oncologia, basato sull’identificazione di bersagli selettivamente espressi o sovraespressi dalle cellule tumorali. Tra questi, il recettore alfa del folato (FRα) ha attirato particolare interesse scientifico. Questa glicoproteina di membrana, coinvolta nel trasporto del folato, presenta un’espressione limitata nei tessuti sani, mentre risulta frequentemente sovraespressa in diversi tumori solidi, in particolare nel carcinoma ovarico. Tale differenza di espressione, associata alla capacità del recettore di internalizzare i ligandi legati alla sua superficie, rende FRα un bersaglio particolarmente adatto allo sviluppo di strategie terapeutiche selettive. In questo contesto si inseriscono gli antibody–drug conjugates (ADC), una classe di farmaci costituiti da un anticorpo monoclonale coniugato a un agente citotossico tramite un opportuno linker. Questa architettura molecolare consente di sfruttare la specificità dell’anticorpo per veicolare selettivamente il farmaco all’interno delle cellule tumorali, migliorando l’efficacia terapeutica e limitando l’esposizione sistemica ai citotossici. L’analisi della letteratura evidenzia come gli ADC diretti contro FRα rappresentino una delle applicazioni più promettenti della terapia anticorpale mirata, aprendo nuove prospettive per il trattamento di tumori solidi caratterizzati da sovraespressione di questo recettore.
2024
Folato
Antitumorali
mAb
Bioconiugati
Targeting
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