L’infezione da virus dell’epatite C (HCV) rappresenta tuttora una rilevante problematica di sanità pubblica a livello globale, nonostante la disponibilità di terapie antivirali ad azione diretta (Direct Acting Antivirals, DAAs) altamente efficaci e potenzialmente eradicanti. Uno dei principali ostacoli al raggiungimento degli obiettivi di eliminazione dell’HCV, indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è rappresentato dalla presenza di un ampio sommerso epidemiologico costituito da soggetti inconsapevoli della propria infezione, spesso a causa del decorso clinico asintomatico o paucisintomatico della malattia nelle fasi iniziali. La presente tesi analizza l’esperienza di un programma di screening sierologico per HCV condotto presso il Laboratorio Analisi dell’Ospedale Giovanni Paolo II della provincia di Ragusa, con l’obiettivo di valutare l’efficacia di un approccio opportunistico integrato nelle attività di routine laboratoristiche e il suo contributo nell’identificazione precoce dei soggetti infetti. Sono stati sottoposti a screening 2018 soggetti appartenenti a fasce di età a maggiore rischio epidemiologico, sia ricoverati presso diverse unità operative ospedaliere sia afferenti al Laboratorio in regime ambulatoriale. Lo screening è stato effettuato mediante immunodosaggio in chemiluminescenza (CMIA) per la ricerca degli anticorpi anti-HCV, con successiva conferma sierologica mediante Line Immunoassay nei casi risultati reattivi. Ciò ha garantito elevata sensibilità e specificità nell’identificazione degli individui positivi. La prevalenza complessiva di positività è risultata pari al 5,5% (111 soggetti). Tra i pazienti risultati positivi, oltre la metà non era precedentemente a conoscenza della propria infezione, evidenziando la significativa presenza di casi sommersi nel territorio. Una parte dei soggetti identificati è stata avviata al trattamento antivirale, dimostrando l’efficacia del collegamento tra diagnosi laboratoristica e presa in carico clinica. L’analisi ha inoltre evidenziato la frequente associazione dell’HCV con comorbidità croniche quali ipertensione, diabete e patologie cardiovascolari, sottolineando l’importanza della diagnosi precoce in una popolazione clinicamente fragile. Nel complesso, i risultati confermano che lo screening mirato integrato in un percorso organizzativo strutturato rappresenta uno strumento efficace e sostenibile per l’emersione del sommerso epidemiologico e per il raggiungimento degli obiettivi di eliminazione dell’infezione da HCV a livello territoriale.

Screening sierologico per l’infezione da HCV: valutazione dell’efficacia diagnostica e impatto epidemiologico nella provincia di Ragusa

FIRULLO, CRISTINA
2024/2025

Abstract

L’infezione da virus dell’epatite C (HCV) rappresenta tuttora una rilevante problematica di sanità pubblica a livello globale, nonostante la disponibilità di terapie antivirali ad azione diretta (Direct Acting Antivirals, DAAs) altamente efficaci e potenzialmente eradicanti. Uno dei principali ostacoli al raggiungimento degli obiettivi di eliminazione dell’HCV, indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è rappresentato dalla presenza di un ampio sommerso epidemiologico costituito da soggetti inconsapevoli della propria infezione, spesso a causa del decorso clinico asintomatico o paucisintomatico della malattia nelle fasi iniziali. La presente tesi analizza l’esperienza di un programma di screening sierologico per HCV condotto presso il Laboratorio Analisi dell’Ospedale Giovanni Paolo II della provincia di Ragusa, con l’obiettivo di valutare l’efficacia di un approccio opportunistico integrato nelle attività di routine laboratoristiche e il suo contributo nell’identificazione precoce dei soggetti infetti. Sono stati sottoposti a screening 2018 soggetti appartenenti a fasce di età a maggiore rischio epidemiologico, sia ricoverati presso diverse unità operative ospedaliere sia afferenti al Laboratorio in regime ambulatoriale. Lo screening è stato effettuato mediante immunodosaggio in chemiluminescenza (CMIA) per la ricerca degli anticorpi anti-HCV, con successiva conferma sierologica mediante Line Immunoassay nei casi risultati reattivi. Ciò ha garantito elevata sensibilità e specificità nell’identificazione degli individui positivi. La prevalenza complessiva di positività è risultata pari al 5,5% (111 soggetti). Tra i pazienti risultati positivi, oltre la metà non era precedentemente a conoscenza della propria infezione, evidenziando la significativa presenza di casi sommersi nel territorio. Una parte dei soggetti identificati è stata avviata al trattamento antivirale, dimostrando l’efficacia del collegamento tra diagnosi laboratoristica e presa in carico clinica. L’analisi ha inoltre evidenziato la frequente associazione dell’HCV con comorbidità croniche quali ipertensione, diabete e patologie cardiovascolari, sottolineando l’importanza della diagnosi precoce in una popolazione clinicamente fragile. Nel complesso, i risultati confermano che lo screening mirato integrato in un percorso organizzativo strutturato rappresenta uno strumento efficace e sostenibile per l’emersione del sommerso epidemiologico e per il raggiungimento degli obiettivi di eliminazione dell’infezione da HCV a livello territoriale.
2024
Hepatitis C virus
HCV screening
Sierologia
Epidemiologia
Sanità pubblica
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