Il sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna rappresenta uno dei pilastri dell’economia regionale e nazionale, con un’elevata incidenza sul valore aggiunto, sull’export e sull’occupazione. La struttura produttiva si caratterizza per un’elevata integrazione tra agricoltura, trasformazione industriale e logistica. Le principali filiere includono ortofrutta, cereali, vitivinicolo, lattiero-casearia e carni, comparti che esprimono produzioni DOP e IGP di rilievo internazionale. La distribuzione territoriale evidenzia una forte specializzazione: la pianura è vocata alle colture estensive e all’allevamento intensivo, la collina al vitivinicolo e alle produzioni di qualità, mentre l’Appennino mantiene sistemi più estensivi e multifunzionali. Parallelamente, il settore è interessato da processi di innovazione tecnologica e organizzativa orientati alla sostenibilità, all’efficienza delle risorse e alla riduzione dell’impatto ambientale. Tuttavia, la gestione degli scarti e dei coprodotti agroindustriali pone criticità connesse a elevato contenuto di umidità, rapida degradabilità microbiologica e basso valore commerciale, con conseguenti problematiche logistiche, energetiche ed emissive. In questo contesto si inserisce la strategia regionale di valorizzazione dei coprodotti, promossa anche attraverso il Clust-ER Agrifood e la Value Chain SPES, che operano secondo un modello di bioeconomia circolare fondato sulla collaborazione tra ricerca, imprese, istituzioni e cittadinanza (quadrupla elica). La valorizzazione dei coprodotti è intesa come l’insieme di processi tecnologici e organizzativi finalizzati alla trasformazione di residui agroindustriali in nuove materie prime seconde, ingredienti funzionali, mangimi, fertilizzanti o bio-prodotti ad alto valore aggiunto. La Value Chain SPES promuove azioni di mappatura dei flussi, sviluppo di progetti pilota e trasferimento tecnologico, favorendo modelli di economia circolare applicati alle filiere regionali. I principali coprodotti derivano dalle filiere ortofrutticola (bucce, semi, polpe), cerealicola (crusche, germe), vitivinicola (vinacce, fecce), lattiero-casearia (siero), carni (ossa, grassi, sottoprodotti di macellazione), oltre ai comparti caffè (fondi esausti) e birra (trebbie). Tali matrici presentano elevato contenuto di acqua e composti bioattivi (metaboliti primari e secondari), che ne determinano al contempo potenzialità applicative e criticità di conservazione. La tesi si propone di analizzare il potenziale di valorizzazione dei coprodotti agroalimentari regionali e di ottimizzare i processi di riduzione del contenuto idrico quale fase preliminare alla loro stabilizzazione. La metodologia ha previsto la somministrazione di questionari alle imprese per la mappatura quantitativa e qualitativa dei flussi, seguita da raccolta dati e analisi statistica. In ambito sperimentale, sono stati selezionati diversi coprodotti e sottoposti a trattamenti meccanici di separazione solido-liquido mediante decanter bifasico, torchietto da banco e triturazione preliminare. Sono state calcolate le rese di separazione, il bilancio dell’energia elettrica e dell’acqua impiegate, oltre alla caratterizzazione dei principali metaboliti. I risultati evidenziano criticità legate alla stagionalità, alla dispersione territoriale e all’elevato consumo energetico nei processi di disidratazione, ma anche interessanti rese di separazione e concentrazione di composti a potenziale valore aggiunto. L’integrazione tra analisi territoriale e sperimentazione tecnologica consente di delineare strategie operative per incrementare la sostenibilità e la competitività del sistema agroalimentare regionale attraverso la valorizzazione efficiente dei coprodotti.
STRATEGIE DI VALORIZZAZIONE DI COPRODOTTI ALIMENTARI DI ORIGINE VEGETALE
MACIAS PAVON, IRENE
2024/2025
Abstract
Il sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna rappresenta uno dei pilastri dell’economia regionale e nazionale, con un’elevata incidenza sul valore aggiunto, sull’export e sull’occupazione. La struttura produttiva si caratterizza per un’elevata integrazione tra agricoltura, trasformazione industriale e logistica. Le principali filiere includono ortofrutta, cereali, vitivinicolo, lattiero-casearia e carni, comparti che esprimono produzioni DOP e IGP di rilievo internazionale. La distribuzione territoriale evidenzia una forte specializzazione: la pianura è vocata alle colture estensive e all’allevamento intensivo, la collina al vitivinicolo e alle produzioni di qualità, mentre l’Appennino mantiene sistemi più estensivi e multifunzionali. Parallelamente, il settore è interessato da processi di innovazione tecnologica e organizzativa orientati alla sostenibilità, all’efficienza delle risorse e alla riduzione dell’impatto ambientale. Tuttavia, la gestione degli scarti e dei coprodotti agroindustriali pone criticità connesse a elevato contenuto di umidità, rapida degradabilità microbiologica e basso valore commerciale, con conseguenti problematiche logistiche, energetiche ed emissive. In questo contesto si inserisce la strategia regionale di valorizzazione dei coprodotti, promossa anche attraverso il Clust-ER Agrifood e la Value Chain SPES, che operano secondo un modello di bioeconomia circolare fondato sulla collaborazione tra ricerca, imprese, istituzioni e cittadinanza (quadrupla elica). La valorizzazione dei coprodotti è intesa come l’insieme di processi tecnologici e organizzativi finalizzati alla trasformazione di residui agroindustriali in nuove materie prime seconde, ingredienti funzionali, mangimi, fertilizzanti o bio-prodotti ad alto valore aggiunto. La Value Chain SPES promuove azioni di mappatura dei flussi, sviluppo di progetti pilota e trasferimento tecnologico, favorendo modelli di economia circolare applicati alle filiere regionali. I principali coprodotti derivano dalle filiere ortofrutticola (bucce, semi, polpe), cerealicola (crusche, germe), vitivinicola (vinacce, fecce), lattiero-casearia (siero), carni (ossa, grassi, sottoprodotti di macellazione), oltre ai comparti caffè (fondi esausti) e birra (trebbie). Tali matrici presentano elevato contenuto di acqua e composti bioattivi (metaboliti primari e secondari), che ne determinano al contempo potenzialità applicative e criticità di conservazione. La tesi si propone di analizzare il potenziale di valorizzazione dei coprodotti agroalimentari regionali e di ottimizzare i processi di riduzione del contenuto idrico quale fase preliminare alla loro stabilizzazione. La metodologia ha previsto la somministrazione di questionari alle imprese per la mappatura quantitativa e qualitativa dei flussi, seguita da raccolta dati e analisi statistica. In ambito sperimentale, sono stati selezionati diversi coprodotti e sottoposti a trattamenti meccanici di separazione solido-liquido mediante decanter bifasico, torchietto da banco e triturazione preliminare. Sono state calcolate le rese di separazione, il bilancio dell’energia elettrica e dell’acqua impiegate, oltre alla caratterizzazione dei principali metaboliti. I risultati evidenziano criticità legate alla stagionalità, alla dispersione territoriale e all’elevato consumo energetico nei processi di disidratazione, ma anche interessanti rese di separazione e concentrazione di composti a potenziale valore aggiunto. L’integrazione tra analisi territoriale e sperimentazione tecnologica consente di delineare strategie operative per incrementare la sostenibilità e la competitività del sistema agroalimentare regionale attraverso la valorizzazione efficiente dei coprodotti.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/6181