La presente tesi si colloca nel contesto della conservazione della biodiversità nelle zone umide dell’Emilia-Romagna, focalizzandosi sulla tutela della testuggine palustre autoctona Emys orbicularis e sulla gestione di specie alloctone invasive, in particolare la testuggine americana Trachemys scripta, la cui diffusione costituisce una minaccia per gli ecosistemi acquatici, provocando competizione ecologica con specie autoctone, alterazione degli habitat e potenziali rischi sanitari. Il mio lavoro è stato realizzato nell’ambito del progetto europeo LIFE URCA PROEMYS (URgent Conservation Actions PRO Emys orbicularis) e supportato da altre iniziative finalizzate al censimento, alla gestione e alla rimozione delle specie invasive, principalmente all’interno di siti della Rete Natura 2000. Il primo obiettivo del lavoro è fornire un quadro aggiornato della distribuzione regionale di queste specie, integrando monitoraggi diretti sul campo con dati derivanti da iniziative di Citizen science e analisi cartografiche. Parallelamente, sono state condotte analisi morfometriche e confronti tra le popolazioni sia di E. orbicularis sia di T. scripta, volti a supportare varie strategie gestionali. La tesi si è focalizzata inoltre sulle attività di gestione delle testuggini aliene, al fine di valutare l’efficacia delle metodiche utilizzate e di sperimentare una tecnica gestionale innovativa: l’utilizzo di cani addestrati per la ricerca dei nidi. Le carte distributive regionali hanno evidenziato una diffusione capillare di T. scripta, a fronte di una presenza più localizzata di E. orbicularis, e hanno documentato la presenza di ulteriori taxa alloctoni (es. Graptemys spp., Pseudemys spp.). L’impiego di strumenti di Citizen science, quali la piattaforma online iNaturalist e i database fotografici di Google Maps, si è rivelato cruciale per integrare i monitoraggi diretti, consentendo la raccolta di dati anche in aree private o di difficile accesso. Le analisi morfometriche hanno evidenziato una marcata eterogeneità tra le popolazioni di T. scripta, mentre le principali variazioni di E. orbicularis riguardano la lunghezza del carapace degli individui delle popolazioni di alcune aree indagate. Le attività di cattura condotte in oltre 20 siti hanno evidenziato l’efficacia delle strategie di intervento attive (canne da pesca e guadini) per la rimozione delle specie aliene. La sperimentazione dell’utilizzo di cani da cerca per la rimozione dei nidi ha rivelato una buona efficacia di questa tecnica, che pertanto potrà diventare complementare ad altre metodiche finalizzate alla gestione delle testuggini alloctone. Infine, il lavoro svolto ha incluso una valutazione, col fine di ripristino e adeguamento, di un centro di riproduzione per E. orbicularis, uno strumento fondamentale per le azioni di ripopolamento e di rafforzamento delle popolazioni. Complessivamente, i risultati sottolineano l’importanza di un approccio gestionale integrato, che combini monitoraggio, gestione attiva, innovazione metodologica e sensibilizzazione pubblica, evidenziando come la conservazione delle specie autoctone richieda interventi coordinati e continuativi nel tempo.
Studio e gestione delle testuggini palustri in Emilia-Romagna.
PRATISSOLI, FRANCESCA
2024/2025
Abstract
La presente tesi si colloca nel contesto della conservazione della biodiversità nelle zone umide dell’Emilia-Romagna, focalizzandosi sulla tutela della testuggine palustre autoctona Emys orbicularis e sulla gestione di specie alloctone invasive, in particolare la testuggine americana Trachemys scripta, la cui diffusione costituisce una minaccia per gli ecosistemi acquatici, provocando competizione ecologica con specie autoctone, alterazione degli habitat e potenziali rischi sanitari. Il mio lavoro è stato realizzato nell’ambito del progetto europeo LIFE URCA PROEMYS (URgent Conservation Actions PRO Emys orbicularis) e supportato da altre iniziative finalizzate al censimento, alla gestione e alla rimozione delle specie invasive, principalmente all’interno di siti della Rete Natura 2000. Il primo obiettivo del lavoro è fornire un quadro aggiornato della distribuzione regionale di queste specie, integrando monitoraggi diretti sul campo con dati derivanti da iniziative di Citizen science e analisi cartografiche. Parallelamente, sono state condotte analisi morfometriche e confronti tra le popolazioni sia di E. orbicularis sia di T. scripta, volti a supportare varie strategie gestionali. La tesi si è focalizzata inoltre sulle attività di gestione delle testuggini aliene, al fine di valutare l’efficacia delle metodiche utilizzate e di sperimentare una tecnica gestionale innovativa: l’utilizzo di cani addestrati per la ricerca dei nidi. Le carte distributive regionali hanno evidenziato una diffusione capillare di T. scripta, a fronte di una presenza più localizzata di E. orbicularis, e hanno documentato la presenza di ulteriori taxa alloctoni (es. Graptemys spp., Pseudemys spp.). L’impiego di strumenti di Citizen science, quali la piattaforma online iNaturalist e i database fotografici di Google Maps, si è rivelato cruciale per integrare i monitoraggi diretti, consentendo la raccolta di dati anche in aree private o di difficile accesso. Le analisi morfometriche hanno evidenziato una marcata eterogeneità tra le popolazioni di T. scripta, mentre le principali variazioni di E. orbicularis riguardano la lunghezza del carapace degli individui delle popolazioni di alcune aree indagate. Le attività di cattura condotte in oltre 20 siti hanno evidenziato l’efficacia delle strategie di intervento attive (canne da pesca e guadini) per la rimozione delle specie aliene. La sperimentazione dell’utilizzo di cani da cerca per la rimozione dei nidi ha rivelato una buona efficacia di questa tecnica, che pertanto potrà diventare complementare ad altre metodiche finalizzate alla gestione delle testuggini alloctone. Infine, il lavoro svolto ha incluso una valutazione, col fine di ripristino e adeguamento, di un centro di riproduzione per E. orbicularis, uno strumento fondamentale per le azioni di ripopolamento e di rafforzamento delle popolazioni. Complessivamente, i risultati sottolineano l’importanza di un approccio gestionale integrato, che combini monitoraggio, gestione attiva, innovazione metodologica e sensibilizzazione pubblica, evidenziando come la conservazione delle specie autoctone richieda interventi coordinati e continuativi nel tempo.| File | Dimensione | Formato | |
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