La tesi prende in esame il ruolo del naming come leva strategica nella comunicazione e nel posizionamento di marca, con particolare attenzione agli effetti dei nomi ambigui sulla percezione del consumatore. In un contesto in cui i mercati sono sempre più saturi e la comunicazione competitiva aumenta, il naming svolge un ruolo sempre più rilevante nel generare attenzione, memorabilità e differenziazione. Tramite una revisione della letteratura sul brand naming, la tesi esplora i meccanismi psicologici ed emotivi attivati dai nomi di marca, soffermandosi principalmente sull’ambiguità semantica e sulla violazione delle aspettative. La parte sperimentale del lavoro è volta a confrontare la percezione di un naming controverso (“Va Gina”) con quella di un naming neutro, analizzando variabili quali memorabilità, attrattività, professionalità percepita, simpatia e intenzione d’acquisto. I risultati permettono di riflettere sul potenziale del naming provocatorio come strumento di differenziazione strategica, evidenziandone al tempo stesso opportunità e rischi reputazionali. Lo studio contribuisce a comprendere meglio come la provocazione linguistica possa influenzare la percezione di una marca, offrendo spunti utili sia per la ricerca sul branding sia per le strategie di comunicazione delle imprese.
L'impatto del brand naming non convenzionale sulla percezione del consumatore
MERLONI, BIANCA
2024/2025
Abstract
La tesi prende in esame il ruolo del naming come leva strategica nella comunicazione e nel posizionamento di marca, con particolare attenzione agli effetti dei nomi ambigui sulla percezione del consumatore. In un contesto in cui i mercati sono sempre più saturi e la comunicazione competitiva aumenta, il naming svolge un ruolo sempre più rilevante nel generare attenzione, memorabilità e differenziazione. Tramite una revisione della letteratura sul brand naming, la tesi esplora i meccanismi psicologici ed emotivi attivati dai nomi di marca, soffermandosi principalmente sull’ambiguità semantica e sulla violazione delle aspettative. La parte sperimentale del lavoro è volta a confrontare la percezione di un naming controverso (“Va Gina”) con quella di un naming neutro, analizzando variabili quali memorabilità, attrattività, professionalità percepita, simpatia e intenzione d’acquisto. I risultati permettono di riflettere sul potenziale del naming provocatorio come strumento di differenziazione strategica, evidenziandone al tempo stesso opportunità e rischi reputazionali. Lo studio contribuisce a comprendere meglio come la provocazione linguistica possa influenzare la percezione di una marca, offrendo spunti utili sia per la ricerca sul branding sia per le strategie di comunicazione delle imprese.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/6242