La tesi proposta analizza il ruolo che le piattaforme digitali ricoprono in modo sempre più pervasivo tutti gli ambiti della società. Secondo la letteratura, queste vere e proprie infrastrutture hanno la capacità di plasmare e modellare secondo logiche algoritmiche diverse dimensioni, da quella sociale, a quella spaziale, a quella economica. Negli ultimi anni, l’ottimismo legato alla rivoluzione digitale è andato via via scemando lasciando il posto alla ricerca sui lati intrinseci e sistematici dell’utilizzo di questi artefatti. Vengono così oggi evidenziate dinamiche di estrazione di masse di dati, una sempre più evidente modifica delle logiche di potere e di locazione dello stesso, una progressiva dipendenza tecnologica e la sempre più disturbante frammentazione del tessuto sociale. Uno dei limiti maggiormente evidenziato dalle ricerche in questo campo riguarda la concentrazione del potere nelle mani di una una piccola cerchia di aziende privatizzate profondamente radicate in una ideologia neoliberista di stampo americano, per le quali la capitalizzazione è l’unico vero motore d’azione. Esse infatti utilizzano logiche algoritmiche opache finalizzate all’estrazione dei dati mirate a produrre previsioni sempre più puntuali del comportamento a fini di monetizzazione, spesso utilizzando pratiche non trasparenti per l’utente finale e svincolandosi da eventuali quadri politici di limitazione del campo d’azione assurgendosi ad aziende con status eccezionale che viene interpretato strategicamente a seconda dei fini. Per lo più si definiscono connettori e mediatori in modo da poter negare qualsiasi responsabilità che gli venga attribuita. Le piattaforme, sia quelle infrastrutturali che non stanno cambiando le società, l’urbanizzazione e l’economia a discapito spesso degli utenti che le utilizzano in modo sempre più massivo, frequentemente per mancanza di alternative più sostenibili. In questo quadro teorico la ricerca si concentra sulle proposte alternative già documentate e sulle prospettive di studio attualmente in evoluzione, presentando in particolare una ricerca in corso riguardante una piattaforma che potremmo definire civica: Hamlet. La piattaforma Hamlet nasce come possibilità pubblica e responsabile che sceglie una posizione alternativa alle piattaforme private, finalizzata alla creazione di spazi digitali che possano collegarsi realmente, in una dimensione “onlife” a quelli fisici. L’idea è quella di ripartire dai quartieri, creando occasioni di incontro e conversazione organizzate mediante l’uso della piattaforma ma gestite dai cittadini per tentare di ricostruire uno dei pilastri fondamentali della società, il tessuto sociale. Esso infatti secondo la tesi è il punto di partenza per tentare di reimmaginare un nuovo habitat socio-tecnico in una prospettiva unitaria e aggregativa, che restituisca agli individui gli spazi e i tempi dell’abitare. Il nodo centrale è la convergenza, in un’unica piattaforma digitale, di reti sociali, organizzative ed economiche — insieme ai bisogni e ai servizi che le attraversano — entro uno spazio digitale codificato che corrisponda allo spazio fisico materiale. Al termine dell’analisi del caso specifico di Hamlet, il tentativo è quello di trovare delle costanti e delle caratteristiche che permettano di creare nuovi modelli infrastrutturali digitali pubblici al servizio dei cittadini finalizzate al benessere e non all’estrazione, che comprendano tutti gli attori in gioco e che siano pienamente responsabili della sostenibilità ed eticità del loro operato e delle azioni messe in campo per promuovere e creare valore pubblico che generi bene comune in tutte le sue accezioni.
Dall'estrazione alla generazione: verso un modello pubblico di piattaforma digitale tra cittadinanza e valore sociale
ZANETTI, CHIARA
2024/2025
Abstract
La tesi proposta analizza il ruolo che le piattaforme digitali ricoprono in modo sempre più pervasivo tutti gli ambiti della società. Secondo la letteratura, queste vere e proprie infrastrutture hanno la capacità di plasmare e modellare secondo logiche algoritmiche diverse dimensioni, da quella sociale, a quella spaziale, a quella economica. Negli ultimi anni, l’ottimismo legato alla rivoluzione digitale è andato via via scemando lasciando il posto alla ricerca sui lati intrinseci e sistematici dell’utilizzo di questi artefatti. Vengono così oggi evidenziate dinamiche di estrazione di masse di dati, una sempre più evidente modifica delle logiche di potere e di locazione dello stesso, una progressiva dipendenza tecnologica e la sempre più disturbante frammentazione del tessuto sociale. Uno dei limiti maggiormente evidenziato dalle ricerche in questo campo riguarda la concentrazione del potere nelle mani di una una piccola cerchia di aziende privatizzate profondamente radicate in una ideologia neoliberista di stampo americano, per le quali la capitalizzazione è l’unico vero motore d’azione. Esse infatti utilizzano logiche algoritmiche opache finalizzate all’estrazione dei dati mirate a produrre previsioni sempre più puntuali del comportamento a fini di monetizzazione, spesso utilizzando pratiche non trasparenti per l’utente finale e svincolandosi da eventuali quadri politici di limitazione del campo d’azione assurgendosi ad aziende con status eccezionale che viene interpretato strategicamente a seconda dei fini. Per lo più si definiscono connettori e mediatori in modo da poter negare qualsiasi responsabilità che gli venga attribuita. Le piattaforme, sia quelle infrastrutturali che non stanno cambiando le società, l’urbanizzazione e l’economia a discapito spesso degli utenti che le utilizzano in modo sempre più massivo, frequentemente per mancanza di alternative più sostenibili. In questo quadro teorico la ricerca si concentra sulle proposte alternative già documentate e sulle prospettive di studio attualmente in evoluzione, presentando in particolare una ricerca in corso riguardante una piattaforma che potremmo definire civica: Hamlet. La piattaforma Hamlet nasce come possibilità pubblica e responsabile che sceglie una posizione alternativa alle piattaforme private, finalizzata alla creazione di spazi digitali che possano collegarsi realmente, in una dimensione “onlife” a quelli fisici. L’idea è quella di ripartire dai quartieri, creando occasioni di incontro e conversazione organizzate mediante l’uso della piattaforma ma gestite dai cittadini per tentare di ricostruire uno dei pilastri fondamentali della società, il tessuto sociale. Esso infatti secondo la tesi è il punto di partenza per tentare di reimmaginare un nuovo habitat socio-tecnico in una prospettiva unitaria e aggregativa, che restituisca agli individui gli spazi e i tempi dell’abitare. Il nodo centrale è la convergenza, in un’unica piattaforma digitale, di reti sociali, organizzative ed economiche — insieme ai bisogni e ai servizi che le attraversano — entro uno spazio digitale codificato che corrisponda allo spazio fisico materiale. Al termine dell’analisi del caso specifico di Hamlet, il tentativo è quello di trovare delle costanti e delle caratteristiche che permettano di creare nuovi modelli infrastrutturali digitali pubblici al servizio dei cittadini finalizzate al benessere e non all’estrazione, che comprendano tutti gli attori in gioco e che siano pienamente responsabili della sostenibilità ed eticità del loro operato e delle azioni messe in campo per promuovere e creare valore pubblico che generi bene comune in tutte le sue accezioni.| File | Dimensione | Formato | |
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