Negli ultimi anni, l'Unione Europea ha introdotto un rigido ecosistema normativo (Tassonomia UE, SFDR, CSRD) con l'obiettivo di arginare il greenwashing e canalizzare i capitali privati verso la transizione ecologica nell'ambito della Capital Markets Union. La presente ricerca indaga un paradosso emergente: l'inasprimento degli obblighi di trasparenza sta realmente favorendo una maggiore chiarezza informativa, o sta spingendo gli attori del mercato ad adottare strategie difensive di occultamento? Attraverso l'esame della letteratura accademica, delle direttive e regolamenti e di report istituzionali, l'elaborato dimostra come l'eccessiva pressione legale (litigation risk) e i costi esorbitanti della compliance abbiano innescato due patologie speculari. Nel settore del risparmio gestito si osserva l'ascesa del Greenbleaching, ovvero il declassamento volontario dei fondi sostenibili per minimizzare l'esposizione a indagini e sanzioni da parte delle autorità di vigilanza. Parallelamente, nell'economia reale, le imprese reagiscono rifugiandosi nel Greenhushing: la deliberata omissione comunicativa dei propri risultati climatici per sottrarsi a uno scrutinio pubblico divenuto intollerante all'imperfezione. I risultati evidenziano come questo doppio cortocircuito generi una profonda asimmetria informativa che penalizza i rating, blocca il credito bancario e ostacola gli investimenti. La tesi si conclude con l'analisi della recente retromarcia pragmatica del legislatore europeo (il "Pacchetto Omnibus I" e la revisione "SFDR 2.0"), dimostrando come, per sbloccare la finanza di transizione, la regolamentazione debba necessariamente evolvere da un approccio punitivo a uno proporzionato, restituendo certezza giuridica e competitività alle imprese.

Trasparenza normativa e paradossi di mercato nella Capital Markets Union: l'impatto finanziario delle strategie di Greenhushing e Greenbleaching sull'efficienza informativa e sull'allocazione del capitale.

IANNUZZO, ALFONSO
2024/2025

Abstract

Negli ultimi anni, l'Unione Europea ha introdotto un rigido ecosistema normativo (Tassonomia UE, SFDR, CSRD) con l'obiettivo di arginare il greenwashing e canalizzare i capitali privati verso la transizione ecologica nell'ambito della Capital Markets Union. La presente ricerca indaga un paradosso emergente: l'inasprimento degli obblighi di trasparenza sta realmente favorendo una maggiore chiarezza informativa, o sta spingendo gli attori del mercato ad adottare strategie difensive di occultamento? Attraverso l'esame della letteratura accademica, delle direttive e regolamenti e di report istituzionali, l'elaborato dimostra come l'eccessiva pressione legale (litigation risk) e i costi esorbitanti della compliance abbiano innescato due patologie speculari. Nel settore del risparmio gestito si osserva l'ascesa del Greenbleaching, ovvero il declassamento volontario dei fondi sostenibili per minimizzare l'esposizione a indagini e sanzioni da parte delle autorità di vigilanza. Parallelamente, nell'economia reale, le imprese reagiscono rifugiandosi nel Greenhushing: la deliberata omissione comunicativa dei propri risultati climatici per sottrarsi a uno scrutinio pubblico divenuto intollerante all'imperfezione. I risultati evidenziano come questo doppio cortocircuito generi una profonda asimmetria informativa che penalizza i rating, blocca il credito bancario e ostacola gli investimenti. La tesi si conclude con l'analisi della recente retromarcia pragmatica del legislatore europeo (il "Pacchetto Omnibus I" e la revisione "SFDR 2.0"), dimostrando come, per sbloccare la finanza di transizione, la regolamentazione debba necessariamente evolvere da un approccio punitivo a uno proporzionato, restituendo certezza giuridica e competitività alle imprese.
2024
Greenhushing
Greenbleaching
Rischio legale
Finanza sostenibile
Deregolamentazione
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