Il presente lavoro di tesi analizza il ruolo cruciale svolto dal sistema educativo e dalla letteratura per l’infanzia in Italia durante il Ventennio fascista (1922-1943), indagandone l'utilizzo come strumenti sistematici di propaganda, indottrinamento e controllo sociale. L’obiettivo centrale della ricerca è comprendere come il regime abbia tentato di plasmare l'identità delle nuove generazioni, il cosiddetto "cittadino fascista" , attraverso una profonda ristrutturazione delle istituzioni scolastiche e dei contenuti editoriali rivolti ai più piccoli. L'indagine muove dall'analisi dell'eredità del sistema scolastico liberale e delle sue criticità, come l'analfabetismo e le disparità regionali, per poi approfondire la svolta impressa dalla Riforma Gentile e dai successivi interventi di fascistizzazione. Particolare attenzione viene dedicata ai dispositivi di controllo ideologico: dall'introduzione del libro di testo unico alla formazione coatta dei docenti, fino alla militarizzazione dell'infanzia operata attraverso le organizzazioni giovanili come l'Opera Nazionale Balilla (ONB) e la Gioventù Italiana del Littorio (GIL). Un asse portante dello studio riguarda la letteratura per l'infanzia, analizzata non solo nei suoi generi dominanti (come la narrativa coloniale e d'avventura), ma anche attraverso le dinamiche di censura e autocensura che hanno limitato il pluralismo culturale. In questo contesto, il romanzo Cuore di Edmondo De Amicis viene esaminato come un caso emblematico di adattamento e trasformazione: l'opera originale viene riletta dal regime per esaltare i valori patriottici e militari, omettendo i richiami umanitari e solidali originali. Attraverso un approccio metodologico critico basato sull'analisi di fonti primarie, normative, libri di testo, riviste e iconografia d'epoca, e fonti secondarie storico-pedagogiche, la tesi evidenzia la complessità di un progetto di omologazione culturale che, pur essendo pervasivo, ha incontrato limiti e resistenze silenziose, specialmente nelle aree marginali e tra le minoranze linguistiche. In conclusione, la ricerca offre una riflessione sull'impatto di tali politiche nella memoria educativa italiana e sull'eredità lasciata dal regime nel panorama pedagogico e editoriale del secondo dopoguerra

L’infanzia al servizio dello Stato: l’educazione fascista attraverso testi e immagini.

DALL'OLIO, MARTINA
2024/2025

Abstract

Il presente lavoro di tesi analizza il ruolo cruciale svolto dal sistema educativo e dalla letteratura per l’infanzia in Italia durante il Ventennio fascista (1922-1943), indagandone l'utilizzo come strumenti sistematici di propaganda, indottrinamento e controllo sociale. L’obiettivo centrale della ricerca è comprendere come il regime abbia tentato di plasmare l'identità delle nuove generazioni, il cosiddetto "cittadino fascista" , attraverso una profonda ristrutturazione delle istituzioni scolastiche e dei contenuti editoriali rivolti ai più piccoli. L'indagine muove dall'analisi dell'eredità del sistema scolastico liberale e delle sue criticità, come l'analfabetismo e le disparità regionali, per poi approfondire la svolta impressa dalla Riforma Gentile e dai successivi interventi di fascistizzazione. Particolare attenzione viene dedicata ai dispositivi di controllo ideologico: dall'introduzione del libro di testo unico alla formazione coatta dei docenti, fino alla militarizzazione dell'infanzia operata attraverso le organizzazioni giovanili come l'Opera Nazionale Balilla (ONB) e la Gioventù Italiana del Littorio (GIL). Un asse portante dello studio riguarda la letteratura per l'infanzia, analizzata non solo nei suoi generi dominanti (come la narrativa coloniale e d'avventura), ma anche attraverso le dinamiche di censura e autocensura che hanno limitato il pluralismo culturale. In questo contesto, il romanzo Cuore di Edmondo De Amicis viene esaminato come un caso emblematico di adattamento e trasformazione: l'opera originale viene riletta dal regime per esaltare i valori patriottici e militari, omettendo i richiami umanitari e solidali originali. Attraverso un approccio metodologico critico basato sull'analisi di fonti primarie, normative, libri di testo, riviste e iconografia d'epoca, e fonti secondarie storico-pedagogiche, la tesi evidenzia la complessità di un progetto di omologazione culturale che, pur essendo pervasivo, ha incontrato limiti e resistenze silenziose, specialmente nelle aree marginali e tra le minoranze linguistiche. In conclusione, la ricerca offre una riflessione sull'impatto di tali politiche nella memoria educativa italiana e sull'eredità lasciata dal regime nel panorama pedagogico e editoriale del secondo dopoguerra
2024
Educazione fascista
Propaganda educativa
Censura editoriale
Libro unico
Riforma Gentile
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