La presente tesi analizza il valore pedagogico e simbolico della letteratura per l’infanzia attraverso un confronto tra due figure femminili emblematiche della narrativa del Novecento: Matilde, protagonista dell’omonimo romanzo di Roald Dahl, e Pippi Calzelunghe, creata da Astrid Lindgren. L’elaborato prende avvio dalla riflessione sul superamento dell’immagine tradizionale del bambino come soggetto passivo e destinatario di precetti morali, mettendo invece in luce una concezione dell’infanzia come fase autonoma, significativa e competente dell’esistenza umana. In questa prospettiva, la letteratura per l’infanzia viene interpretata non come semplice prodotto editoriale o strumento didascalico, ma come spazio simbolico e culturale capace di favorire crescita, emancipazione e costruzione di significati. Attraverso la narrazione, il bambino può riconoscersi nei personaggi, sviluppare il pensiero critico, comprendere le proprie emozioni e acquisire strumenti per interpretare la realtà. La prima parte della ricerca ricostruisce il quadro teorico della letteratura per l’infanzia, approfondendone l’evoluzione dalle forme narrative tradizionali della fiaba e della favola fino alla nascita del romanzo moderno per ragazzi. L’analisi evidenzia come questo ambito rappresenti un territorio di confine tra immaginazione e realtà, tra infanzia ed età adulta, caratterizzato da una forte valenza educativa e culturale. Particolare attenzione viene dedicata alle figure di Roald Dahl e Astrid Lindgren, autori che hanno contribuito a ridefinire l’immagine dell’infanzia nella narrativa contemporanea. L’indagine biografica mette in luce come le esperienze personali dei due scrittori abbiano influenzato le rispettive poetiche: Dahl elabora il ricordo di un’infanzia segnata dalla rigidità delle istituzioni scolastiche e dall’ambivalenza del mondo adulto; Lindgren propone invece una visione fondata sulla libertà, sull’autonomia e sulla fiducia nelle capacità del bambino. Pur appartenendo a contesti culturali differenti, entrambi instaurano una nuova alleanza con il lettore bambino, superando la tradizionale funzione moralizzatrice della letteratura per l’infanzia. Il nucleo centrale della tesi è costituito dall’analisi comparativa delle figure di Matilde e Pippi Calzelunghe, interpretate come protagoniste fuori dagli schemi e modelli alternativi di infanzia femminile. Matilde, attraverso l’intelligenza, la lettura e la conoscenza, riesce a contrastare l’oppressione familiare e scolastica, affermando la propria identità in un contesto dominato dall’incomprensione adulta. Pippi, invece, mette radicalmente in discussione le convenzioni sociali grazie alla sua indipendenza, alla forza fisica e alla capacità di vivere secondo regole autonome. Le due protagoniste vengono così interpretate come simboli di emancipazione e resistenza rispetto a modelli educativi rigidi e gerarchici. I loro “poteri” assumono un significato metaforico: l’intelligenza di Matilde rappresenta il valore della cultura e della conoscenza come strumenti di liberazione, mentre la libertà anticonformista di Pippi incarna la possibilità di immaginare forme differenti di relazione, educazione e convivenza. La riflessione conclusiva si concentra sul valore formativo di queste opere e sul loro potenziale pedagogico nella scuola contemporanea. La tesi evidenzia come Matilde e Pippi possano ancora oggi offrire modelli educativi capaci di promuovere autonomia, creatività, senso critico e partecipazione attiva. In tale prospettiva, la letteratura per l’infanzia si configura come uno strumento privilegiato per sostenere lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale del bambino, contribuendo alla costruzione di contesti educativi fondati sull’ascolto, sul dialogo e sul riconoscimento dell’infanzia come soggetto competente e portatore di significati.
MATILDE E PIPPI: MAESTRE DI LIBERTÀ! Analisi comparativa di due figure femminili nella letteratura per l’infanzia di Roald Dahl e Astrid Lindgren
GALLONI, BIANCA
2025/2026
Abstract
La presente tesi analizza il valore pedagogico e simbolico della letteratura per l’infanzia attraverso un confronto tra due figure femminili emblematiche della narrativa del Novecento: Matilde, protagonista dell’omonimo romanzo di Roald Dahl, e Pippi Calzelunghe, creata da Astrid Lindgren. L’elaborato prende avvio dalla riflessione sul superamento dell’immagine tradizionale del bambino come soggetto passivo e destinatario di precetti morali, mettendo invece in luce una concezione dell’infanzia come fase autonoma, significativa e competente dell’esistenza umana. In questa prospettiva, la letteratura per l’infanzia viene interpretata non come semplice prodotto editoriale o strumento didascalico, ma come spazio simbolico e culturale capace di favorire crescita, emancipazione e costruzione di significati. Attraverso la narrazione, il bambino può riconoscersi nei personaggi, sviluppare il pensiero critico, comprendere le proprie emozioni e acquisire strumenti per interpretare la realtà. La prima parte della ricerca ricostruisce il quadro teorico della letteratura per l’infanzia, approfondendone l’evoluzione dalle forme narrative tradizionali della fiaba e della favola fino alla nascita del romanzo moderno per ragazzi. L’analisi evidenzia come questo ambito rappresenti un territorio di confine tra immaginazione e realtà, tra infanzia ed età adulta, caratterizzato da una forte valenza educativa e culturale. Particolare attenzione viene dedicata alle figure di Roald Dahl e Astrid Lindgren, autori che hanno contribuito a ridefinire l’immagine dell’infanzia nella narrativa contemporanea. L’indagine biografica mette in luce come le esperienze personali dei due scrittori abbiano influenzato le rispettive poetiche: Dahl elabora il ricordo di un’infanzia segnata dalla rigidità delle istituzioni scolastiche e dall’ambivalenza del mondo adulto; Lindgren propone invece una visione fondata sulla libertà, sull’autonomia e sulla fiducia nelle capacità del bambino. Pur appartenendo a contesti culturali differenti, entrambi instaurano una nuova alleanza con il lettore bambino, superando la tradizionale funzione moralizzatrice della letteratura per l’infanzia. Il nucleo centrale della tesi è costituito dall’analisi comparativa delle figure di Matilde e Pippi Calzelunghe, interpretate come protagoniste fuori dagli schemi e modelli alternativi di infanzia femminile. Matilde, attraverso l’intelligenza, la lettura e la conoscenza, riesce a contrastare l’oppressione familiare e scolastica, affermando la propria identità in un contesto dominato dall’incomprensione adulta. Pippi, invece, mette radicalmente in discussione le convenzioni sociali grazie alla sua indipendenza, alla forza fisica e alla capacità di vivere secondo regole autonome. Le due protagoniste vengono così interpretate come simboli di emancipazione e resistenza rispetto a modelli educativi rigidi e gerarchici. I loro “poteri” assumono un significato metaforico: l’intelligenza di Matilde rappresenta il valore della cultura e della conoscenza come strumenti di liberazione, mentre la libertà anticonformista di Pippi incarna la possibilità di immaginare forme differenti di relazione, educazione e convivenza. La riflessione conclusiva si concentra sul valore formativo di queste opere e sul loro potenziale pedagogico nella scuola contemporanea. La tesi evidenzia come Matilde e Pippi possano ancora oggi offrire modelli educativi capaci di promuovere autonomia, creatività, senso critico e partecipazione attiva. In tale prospettiva, la letteratura per l’infanzia si configura come uno strumento privilegiato per sostenere lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale del bambino, contribuendo alla costruzione di contesti educativi fondati sull’ascolto, sul dialogo e sul riconoscimento dell’infanzia come soggetto competente e portatore di significati.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/6603