Che ruolo ha la fantasia nei processi di interpretazione della realtà? È questo l’interrogativo principale da cui si sviluppa l’intero lavoro di tesi. Essa indaga il ruolo dell’immaginazione nello sviluppo del pensiero scientifico all’interno di una sezione della scuola dell’infanzia, chiedendosi se fantasia e scienza possano essere due elementi di uno stesso Continuum e se la prima possa rappresentare un accesso privilegiato alla seconda. Il primo capitolo illustra il quadro teorico partendo dalla nozione piagetiana di pensiero trasduttivo: una modalità di ragionamento, tipico della prima infanzia, che procede per casi particolari, privo di reversibilità e spesso anche lontano dalla realtà. Tale concetto viene reinterpretato alla luce della teoria della Comprensione multipla di Kieran Egan che individua cinque tipologie di comprensione (Comprensione Somatica, Comprensione Mitica, Comprensione Romantica, Comprensione Filosofica, Comprensione Ironica) riconoscendo, in quella Mitica, strumenti cognitivi specifici quali metafore, narrazione, ritmo, rime e opposizioni binarie. Seguono Bruner, con la differenza tra pensiero logico e narrativo, Vygotskij con la tesi sull’origine sociale della creatività e Ricoeur con la triplice Mimesis. Nel secondo capitolo, la ricerca sperimentale è inquadrata e contestualizzata all’interno dei documenti normativi essenziali per qualsiasi progettazione didattica: le Indicazioni Nazionali del 2012 e i Nuovi Scenari del 2018 con un focus specifico sui campi di esperienza per la scuola dell’infanzia. Di seguito vengono illustrati i temi chiave della biologia, in quanto scienza della vita, e i principi fondamentali della didattica delle scienze, la quale si basa su metodologie attive e coinvolgenti di insegnamento-apprendimento. Dunque viene presentato il progetto “Piccoli Scienziati”, impianto teorico dell’intera esperienza progettuale, riflettendo sul ruolo e sulla valenza dello storytelling narrativo - metaforico con particolare riferimento alla Conceptual Metaphor Theory di Lakoff e Johnson, alla tecnica del Mapping tra diversi domini concettuali con conseguente creazione di nuovi significati e all’Embodied Cognition. La tesi si sofferma poi sull’analisi della storia-artefatto, utilizzata nell’esperienza condotta in sezione, composta da sette episodi in cui i personaggi Pico, Milo e Nella si raccontano ai bambini, evidenziando come ogni caratteristica biologica possa essere veicolata da metafore concettuali e image schema ricorrenti (contenitore, percorso, polarità sopra/sotto). Il lavoro di ricerca progettuale, condotto in una sezione omogenea di 4 anni, si compone di sei attività che alternano, vicendevolmente, momenti di lettura animata, esplorazioni in giardino, laboratori motori di immedesimazione corporea e costruzione di artefatti. I risultati restituiscono tre evidenze principali: l’uso della fantasia come strategia compensativa per i bambini meno familiari con l’ambiente naturale, lo storytelling come ponte concettuale tra finzione e realtà, l’evoluzione del linguaggio evidenziata dalla progressiva e più spontanea integrazione dei termini scientifici da parte dei bambini inizialmente più fantasiosi. Lo studio si conclude affermando la natura non contradditoria della fantasia nei confronti del pensiero scientifico. Questa diviene radice autentica del pensiero critico e più maturo, proponendo un’innovativa visione pedagogica in cui narrazione e rigore, immaginazione e osservazione si alimentano reciprocamente. In altri termini, la fantasia del bambino non è un ostacolo ma il fondamento originario del futuro pensiero scientifico.

La fantasia come ponte concettuale tra esperienza e conoscenza: verso la costruzione del pensiero scientifico nella scuola dell’infanzia

GIANNOTTI, CLAUDIA
2025/2026

Abstract

Che ruolo ha la fantasia nei processi di interpretazione della realtà? È questo l’interrogativo principale da cui si sviluppa l’intero lavoro di tesi. Essa indaga il ruolo dell’immaginazione nello sviluppo del pensiero scientifico all’interno di una sezione della scuola dell’infanzia, chiedendosi se fantasia e scienza possano essere due elementi di uno stesso Continuum e se la prima possa rappresentare un accesso privilegiato alla seconda. Il primo capitolo illustra il quadro teorico partendo dalla nozione piagetiana di pensiero trasduttivo: una modalità di ragionamento, tipico della prima infanzia, che procede per casi particolari, privo di reversibilità e spesso anche lontano dalla realtà. Tale concetto viene reinterpretato alla luce della teoria della Comprensione multipla di Kieran Egan che individua cinque tipologie di comprensione (Comprensione Somatica, Comprensione Mitica, Comprensione Romantica, Comprensione Filosofica, Comprensione Ironica) riconoscendo, in quella Mitica, strumenti cognitivi specifici quali metafore, narrazione, ritmo, rime e opposizioni binarie. Seguono Bruner, con la differenza tra pensiero logico e narrativo, Vygotskij con la tesi sull’origine sociale della creatività e Ricoeur con la triplice Mimesis. Nel secondo capitolo, la ricerca sperimentale è inquadrata e contestualizzata all’interno dei documenti normativi essenziali per qualsiasi progettazione didattica: le Indicazioni Nazionali del 2012 e i Nuovi Scenari del 2018 con un focus specifico sui campi di esperienza per la scuola dell’infanzia. Di seguito vengono illustrati i temi chiave della biologia, in quanto scienza della vita, e i principi fondamentali della didattica delle scienze, la quale si basa su metodologie attive e coinvolgenti di insegnamento-apprendimento. Dunque viene presentato il progetto “Piccoli Scienziati”, impianto teorico dell’intera esperienza progettuale, riflettendo sul ruolo e sulla valenza dello storytelling narrativo - metaforico con particolare riferimento alla Conceptual Metaphor Theory di Lakoff e Johnson, alla tecnica del Mapping tra diversi domini concettuali con conseguente creazione di nuovi significati e all’Embodied Cognition. La tesi si sofferma poi sull’analisi della storia-artefatto, utilizzata nell’esperienza condotta in sezione, composta da sette episodi in cui i personaggi Pico, Milo e Nella si raccontano ai bambini, evidenziando come ogni caratteristica biologica possa essere veicolata da metafore concettuali e image schema ricorrenti (contenitore, percorso, polarità sopra/sotto). Il lavoro di ricerca progettuale, condotto in una sezione omogenea di 4 anni, si compone di sei attività che alternano, vicendevolmente, momenti di lettura animata, esplorazioni in giardino, laboratori motori di immedesimazione corporea e costruzione di artefatti. I risultati restituiscono tre evidenze principali: l’uso della fantasia come strategia compensativa per i bambini meno familiari con l’ambiente naturale, lo storytelling come ponte concettuale tra finzione e realtà, l’evoluzione del linguaggio evidenziata dalla progressiva e più spontanea integrazione dei termini scientifici da parte dei bambini inizialmente più fantasiosi. Lo studio si conclude affermando la natura non contradditoria della fantasia nei confronti del pensiero scientifico. Questa diviene radice autentica del pensiero critico e più maturo, proponendo un’innovativa visione pedagogica in cui narrazione e rigore, immaginazione e osservazione si alimentano reciprocamente. In altri termini, la fantasia del bambino non è un ostacolo ma il fondamento originario del futuro pensiero scientifico.
2025
Storytelling
narrazione
metafore
infanzia
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/6604