La ricerca indaga le rappresentazioni di genere veicolate dalla cultura per l'infanzia — cartoni animati e letteratura — con l'obiettivo di comprenderne le implicazioni educative e di elaborare prospettive pedagogiche efficaci per superare il condizionamento degli stereotipi. Il quadro teorico si fonda sulla distinzione tra sesso, come dato biologico, e genere come costruzione culturale, secondo i contributi di Simone de Beauvoir, Judith Butler e Raewyn Connell. Le teorie di Piaget, Vygotskij e Bandura consentono di spiegare i meccanismi attraverso cui gli stereotipi si sedimentano nell'identità dei bambini già nei primi anni di vita, prima che essi dispongano degli strumenti cognitivi per interrogarli. L'analisi dei materiali — dai classici Disney alla tradizione letteraria di Grimm, Perrault e Andersen — documenta come la femminilità passiva e la maschilità eroica non siano scelte narrative occasionali, ma elementi strutturali di un immaginario che ha costruito, per decenni, repertori comportamentali interiorizzati dai bambini come naturali e inevitabili. La transizione contemporanea, con figure più autonome e anticonvenzionali, ha modificato la superficie delle narrazioni senza tuttavia intaccare le strutture profonde. Il rischio specifico individuato dalla ricerca è che la decostruzione degli stereotipi produca modelli alternativi altrettanto prescrittivi. La risposta elaborata prende forma attraverso l'analisi del progetto didattico Le PrinciPerse, sviluppato nell'ambito del laboratorio universitario di Letteratura per l'infanzia (Unimore, a.a. 2022-2023) e si fonda su una distinzione fondamentale tra "educare sul genere" ed "educare al genere": non trasmettere modelli aggiornati, ma costruire nei bambini la capacità critica di riconoscere i meccanismi attraverso cui qualsiasi modello si forma e si trasmette. La variabile determinante non è la selezione dei materiali, ma la qualità della mediazione adulta: un insegnante capace di aprire la domanda produce un effetto educativo più duraturo di chi sostituisce una fiaba tradizionale con un albo gender conscious senza avviare alcuna riflessione. Ciò che gli stereotipi sottraggono ai bambini non è la possibilità di essere diversi dalla norma, ma la possibilità di scegliere: la libertà di genere, conclude la ricerca, non coincide con la trasgressione della norma, ma con la possibilità di aderirvi o allontanarsene senza che tale scelta sia determinata da una pressione esterna.
LE PRINCIPESSE SI SALVANO DA SOLE Rappresentazioni di genere nei cartoni animati e nella letteratura per l’infanzia: impatti educativi e prospettive inclusive
RECUPERO, LUCREZIA
2025/2026
Abstract
La ricerca indaga le rappresentazioni di genere veicolate dalla cultura per l'infanzia — cartoni animati e letteratura — con l'obiettivo di comprenderne le implicazioni educative e di elaborare prospettive pedagogiche efficaci per superare il condizionamento degli stereotipi. Il quadro teorico si fonda sulla distinzione tra sesso, come dato biologico, e genere come costruzione culturale, secondo i contributi di Simone de Beauvoir, Judith Butler e Raewyn Connell. Le teorie di Piaget, Vygotskij e Bandura consentono di spiegare i meccanismi attraverso cui gli stereotipi si sedimentano nell'identità dei bambini già nei primi anni di vita, prima che essi dispongano degli strumenti cognitivi per interrogarli. L'analisi dei materiali — dai classici Disney alla tradizione letteraria di Grimm, Perrault e Andersen — documenta come la femminilità passiva e la maschilità eroica non siano scelte narrative occasionali, ma elementi strutturali di un immaginario che ha costruito, per decenni, repertori comportamentali interiorizzati dai bambini come naturali e inevitabili. La transizione contemporanea, con figure più autonome e anticonvenzionali, ha modificato la superficie delle narrazioni senza tuttavia intaccare le strutture profonde. Il rischio specifico individuato dalla ricerca è che la decostruzione degli stereotipi produca modelli alternativi altrettanto prescrittivi. La risposta elaborata prende forma attraverso l'analisi del progetto didattico Le PrinciPerse, sviluppato nell'ambito del laboratorio universitario di Letteratura per l'infanzia (Unimore, a.a. 2022-2023) e si fonda su una distinzione fondamentale tra "educare sul genere" ed "educare al genere": non trasmettere modelli aggiornati, ma costruire nei bambini la capacità critica di riconoscere i meccanismi attraverso cui qualsiasi modello si forma e si trasmette. La variabile determinante non è la selezione dei materiali, ma la qualità della mediazione adulta: un insegnante capace di aprire la domanda produce un effetto educativo più duraturo di chi sostituisce una fiaba tradizionale con un albo gender conscious senza avviare alcuna riflessione. Ciò che gli stereotipi sottraggono ai bambini non è la possibilità di essere diversi dalla norma, ma la possibilità di scegliere: la libertà di genere, conclude la ricerca, non coincide con la trasgressione della norma, ma con la possibilità di aderirvi o allontanarsene senza che tale scelta sia determinata da una pressione esterna.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
recupero_lucrezia_pdf_a.pdf
Accesso riservato
Dimensione
3.25 MB
Formato
Adobe PDF
|
3.25 MB | Adobe PDF |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14251/6611