Questo lavoro di tesi nasce dalla volontà di interrogare criticamente il rapporto tra scuola, razzismo, costruzione del sapere e processi educativi, assumendo come prospettiva di fondo l’idea che l’educazione non possa essere considerata uno spazio neutrale o separato dalla società. Attraverso il confronto tra prospettive pedagogiche, sociologiche e critiche, la ricerca mostra come la scuola sia attraversata da dinamiche di selezione, gerarchizzazione e razzializzazione che si riflettono nei curricoli, nei linguaggi, nelle pratiche valutative e nelle aspettative costruite sugli studenti. Partendo dai contributi della pedagogia interculturale, della prospettiva decoloniale e della pedagogia critica, il lavoro analizza il razzismo non solo come insieme di episodi discriminatori espliciti, ma come fenomeno strutturale che attraversa la società contemporanea e che inevitabilmente si riflette anche nei contesti educativi. In questa prospettiva, la scuola viene letta come uno spazio in cui possono riprodursi esclusioni, stereotipi e disuguaglianze, spesso attraverso pratiche considerate ordinarie o apparentemente neutrali. Particolare attenzione viene dedicata al rapporto tra curricolo, sapere e costruzione dell’appartenenza culturale, attraverso un confronto critico tra le Indicazioni Nazionali del 2012 e le più recenti Indicazioni del 2025. L’analisi mette in evidenza il rischio che alcuni modelli culturali e identitari vengano assunti come universali e implicitamente superiori, contribuendo alla marginalizzazione di soggettività, storie e linguaggi che non rientrano nel paradigma dominante. Il problema, dunque, non riguarda la presenza della tradizione occidentale in sé, ma il modo in cui essa può trasformarsi in misura implicita della normalità e dell’appartenenza. Il lavoro affronta inoltre il tema della meritocrazia e delle disuguaglianze educative, mettendo in discussione l’idea di una scuola realmente equa quando le differenti condizioni di partenza degli studenti vengono ignorate o interpretate come mancanze individuali. Attraverso le riflessioni di Michele Arena, Giuseppe Burgio, Anna Curcio, Paulo Freire, bell hooks e Massimo Baldacci emerge il rischio di una scuola sempre più orientata alla prestazione e alla competizione, nella quale il fallimento scolastico tende a essere individualizzato e scollegato dalle disuguaglianze strutturali. Allo stesso tempo, la tesi evita una visione completamente deterministica dell’educazione. Riconoscere la presenza di rapporti di potere e dinamiche escludenti nella scuola non significa infatti considerarla uno spazio irrimediabilmente destinato alla sola riproduzione delle disuguaglianze. La scuola può rappresentare anche un luogo di consapevolezza critica, riconoscimento, relazione e trasformazione educativa. In questo senso, particolare centralità viene attribuita alla responsabilità educativa dei docenti. Tra ciò che viene prescritto dai curricoli e ciò che prende forma nella quotidianità scolastica esiste infatti uno spazio di interpretazione e scelta che rende l’azione educativa inevitabilmente politica, nella misura in cui contribuisce concretamente a costruire modelli di cittadinanza, convivenza e appartenenza. Il nucleo centrale della ricerca si colloca proprio all’interno di questa tensione: riconoscere la scuola come spazio attraversato da processi di razzializzazione, selezione e gerarchizzazione dei saperi, ma anche come possibile luogo di coscienza critica, giustizia sociale e resistenza educativa. In un contesto segnato da disuguaglianze, conflitti ed esclusioni sempre più normalizzate, continuare a educare al riconoscimento, alla pace e alla possibilità del cambiamento rappresenta una scelta pedagogica e politica fondamentale.
LA SCUOLA NELLA SOCIETÀ RAZZIALIZZATA. Disuguaglianze, sapere e possibilità di resistenza educativa.
CASTAGNA, SILVIA
2025/2026
Abstract
Questo lavoro di tesi nasce dalla volontà di interrogare criticamente il rapporto tra scuola, razzismo, costruzione del sapere e processi educativi, assumendo come prospettiva di fondo l’idea che l’educazione non possa essere considerata uno spazio neutrale o separato dalla società. Attraverso il confronto tra prospettive pedagogiche, sociologiche e critiche, la ricerca mostra come la scuola sia attraversata da dinamiche di selezione, gerarchizzazione e razzializzazione che si riflettono nei curricoli, nei linguaggi, nelle pratiche valutative e nelle aspettative costruite sugli studenti. Partendo dai contributi della pedagogia interculturale, della prospettiva decoloniale e della pedagogia critica, il lavoro analizza il razzismo non solo come insieme di episodi discriminatori espliciti, ma come fenomeno strutturale che attraversa la società contemporanea e che inevitabilmente si riflette anche nei contesti educativi. In questa prospettiva, la scuola viene letta come uno spazio in cui possono riprodursi esclusioni, stereotipi e disuguaglianze, spesso attraverso pratiche considerate ordinarie o apparentemente neutrali. Particolare attenzione viene dedicata al rapporto tra curricolo, sapere e costruzione dell’appartenenza culturale, attraverso un confronto critico tra le Indicazioni Nazionali del 2012 e le più recenti Indicazioni del 2025. L’analisi mette in evidenza il rischio che alcuni modelli culturali e identitari vengano assunti come universali e implicitamente superiori, contribuendo alla marginalizzazione di soggettività, storie e linguaggi che non rientrano nel paradigma dominante. Il problema, dunque, non riguarda la presenza della tradizione occidentale in sé, ma il modo in cui essa può trasformarsi in misura implicita della normalità e dell’appartenenza. Il lavoro affronta inoltre il tema della meritocrazia e delle disuguaglianze educative, mettendo in discussione l’idea di una scuola realmente equa quando le differenti condizioni di partenza degli studenti vengono ignorate o interpretate come mancanze individuali. Attraverso le riflessioni di Michele Arena, Giuseppe Burgio, Anna Curcio, Paulo Freire, bell hooks e Massimo Baldacci emerge il rischio di una scuola sempre più orientata alla prestazione e alla competizione, nella quale il fallimento scolastico tende a essere individualizzato e scollegato dalle disuguaglianze strutturali. Allo stesso tempo, la tesi evita una visione completamente deterministica dell’educazione. Riconoscere la presenza di rapporti di potere e dinamiche escludenti nella scuola non significa infatti considerarla uno spazio irrimediabilmente destinato alla sola riproduzione delle disuguaglianze. La scuola può rappresentare anche un luogo di consapevolezza critica, riconoscimento, relazione e trasformazione educativa. In questo senso, particolare centralità viene attribuita alla responsabilità educativa dei docenti. Tra ciò che viene prescritto dai curricoli e ciò che prende forma nella quotidianità scolastica esiste infatti uno spazio di interpretazione e scelta che rende l’azione educativa inevitabilmente politica, nella misura in cui contribuisce concretamente a costruire modelli di cittadinanza, convivenza e appartenenza. Il nucleo centrale della ricerca si colloca proprio all’interno di questa tensione: riconoscere la scuola come spazio attraversato da processi di razzializzazione, selezione e gerarchizzazione dei saperi, ma anche come possibile luogo di coscienza critica, giustizia sociale e resistenza educativa. In un contesto segnato da disuguaglianze, conflitti ed esclusioni sempre più normalizzate, continuare a educare al riconoscimento, alla pace e alla possibilità del cambiamento rappresenta una scelta pedagogica e politica fondamentale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/6642