L’elaborato nasce da una riflessione sviluppata a partire dalla distanza percepita tra la scuola delineata dalla riflessione pedagogica contemporanea e quella incontrata concretamente nella pratica educativa quotidiana. La ricerca prende avvio dall’esperienza maturata nel contesto della scuola primaria e si colloca all’interno di una prospettiva critica che intende interrogare il rapporto tra principi educativi dichiarati, organizzazione scolastica e possibilità reali di attuazione delle finalità formative attribuite alla scuola pubblica italiana. Il primo capitolo analizza l’assetto della scuola italiana contemporanea, soffermandosi in particolare sulla tensione tra il quadro pedagogico e normativo degli ultimi decenni e le difficoltà strutturali che ne ostacolano la realizzazione concreta. L’analisi mette in evidenza come, nonostante la progressiva affermazione di concetti quali inclusione, centralità dello studente, didattica per competenze, partecipazione e personalizzazione degli apprendimenti, molte realtà scolastiche continuino a muoversi entro modelli prevalentemente trasmissivi, caratterizzati da rigidità organizzative, centralità della prestazione, carenza di risorse e difficoltà nel costruire ambienti realmente inclusivi e partecipativi. La riflessione si approfondisce attraverso il contributo teorico di autori come Dewey, Montessori, Vygotskij e Baldacci, che permettono di leggere la scuola come ambiente culturale, relazionale e democratico, evidenziando la necessità di una maggiore coerenza tra principi pedagogici e condizioni concrete dell’apprendimento. Il secondo capitolo sviluppa un’analisi critica delle Indicazioni Nazionali 2025, considerate non soltanto come documento curricolare, ma come espressione di una precisa visione culturale e pedagogica della scuola. Il lavoro evidenzia la presenza di elementi di continuità con le Indicazioni del 2012 — inclusione, competenze, cittadinanza e centralità della persona — ma mette anche in luce alcune tensioni interne al documento, in particolare rispetto al rapporto tra metodologie attive e rinnovata centralità della trasmissione disciplinare. L’analisi approfondisce inoltre temi quali la concezione della storia, della lingua, della valutazione e dell’inclusione, mostrando come molte finalità dichiarate rischino di rimanere prevalentemente discorsive in assenza di un reale ripensamento delle condizioni organizzative e materiali della scuola. Il terzo capitolo propone il confronto con il modello educativo sviluppato da Still I Rise, assunto non come modello ideale da trasferire integralmente nel sistema scolastico italiano, ma come dispositivo critico capace di rendere maggiormente visibili alcune questioni centrali dell’esperienza educativa contemporanea. L’analisi si concentra sull’organizzazione degli spazi, sulle metodologie didattiche, sul ruolo delle relazioni educative, sulla funzione formativa della valutazione e sulla costruzione intenzionale di ambienti di apprendimento partecipativi e coerenti. Particolare attenzione viene dedicata al rapporto tra apprendimento, benessere emotivo, partecipazione e senso di appartenenza, evidenziando come la qualità educativa dipenda profondamente dalle condizioni relazionali, ambientali e organizzative entro cui l’esperienza scolastica prende forma. Nel loro insieme, i tre capitoli sviluppano una riflessione volta a interrogare criticamente la scuola italiana contemporanea, mettendo in discussione la distanza tra visione pedagogica e realtà delle pratiche scolastiche. La tesi non intende proporre soluzioni definitive né modelli universalmente validi, ma sostenere la necessità di uno sguardo pedagogico capace di problematizzare assetti consolidati, interrogare le condizioni dell’apprendimento e riflettere sulle possibilità di trasformazione della scuola in direzione maggiormente inclusiva, democratica e coerente con i bisogni educativi delle nuove generazioni.

Interrogare la scuola. Principi pedagogici, condizioni dell’apprendimento e pratiche educative tra Indicazioni Nazionali 2025 e Still I Rise

FASSI, AGATA
2025/2026

Abstract

L’elaborato nasce da una riflessione sviluppata a partire dalla distanza percepita tra la scuola delineata dalla riflessione pedagogica contemporanea e quella incontrata concretamente nella pratica educativa quotidiana. La ricerca prende avvio dall’esperienza maturata nel contesto della scuola primaria e si colloca all’interno di una prospettiva critica che intende interrogare il rapporto tra principi educativi dichiarati, organizzazione scolastica e possibilità reali di attuazione delle finalità formative attribuite alla scuola pubblica italiana. Il primo capitolo analizza l’assetto della scuola italiana contemporanea, soffermandosi in particolare sulla tensione tra il quadro pedagogico e normativo degli ultimi decenni e le difficoltà strutturali che ne ostacolano la realizzazione concreta. L’analisi mette in evidenza come, nonostante la progressiva affermazione di concetti quali inclusione, centralità dello studente, didattica per competenze, partecipazione e personalizzazione degli apprendimenti, molte realtà scolastiche continuino a muoversi entro modelli prevalentemente trasmissivi, caratterizzati da rigidità organizzative, centralità della prestazione, carenza di risorse e difficoltà nel costruire ambienti realmente inclusivi e partecipativi. La riflessione si approfondisce attraverso il contributo teorico di autori come Dewey, Montessori, Vygotskij e Baldacci, che permettono di leggere la scuola come ambiente culturale, relazionale e democratico, evidenziando la necessità di una maggiore coerenza tra principi pedagogici e condizioni concrete dell’apprendimento. Il secondo capitolo sviluppa un’analisi critica delle Indicazioni Nazionali 2025, considerate non soltanto come documento curricolare, ma come espressione di una precisa visione culturale e pedagogica della scuola. Il lavoro evidenzia la presenza di elementi di continuità con le Indicazioni del 2012 — inclusione, competenze, cittadinanza e centralità della persona — ma mette anche in luce alcune tensioni interne al documento, in particolare rispetto al rapporto tra metodologie attive e rinnovata centralità della trasmissione disciplinare. L’analisi approfondisce inoltre temi quali la concezione della storia, della lingua, della valutazione e dell’inclusione, mostrando come molte finalità dichiarate rischino di rimanere prevalentemente discorsive in assenza di un reale ripensamento delle condizioni organizzative e materiali della scuola. Il terzo capitolo propone il confronto con il modello educativo sviluppato da Still I Rise, assunto non come modello ideale da trasferire integralmente nel sistema scolastico italiano, ma come dispositivo critico capace di rendere maggiormente visibili alcune questioni centrali dell’esperienza educativa contemporanea. L’analisi si concentra sull’organizzazione degli spazi, sulle metodologie didattiche, sul ruolo delle relazioni educative, sulla funzione formativa della valutazione e sulla costruzione intenzionale di ambienti di apprendimento partecipativi e coerenti. Particolare attenzione viene dedicata al rapporto tra apprendimento, benessere emotivo, partecipazione e senso di appartenenza, evidenziando come la qualità educativa dipenda profondamente dalle condizioni relazionali, ambientali e organizzative entro cui l’esperienza scolastica prende forma. Nel loro insieme, i tre capitoli sviluppano una riflessione volta a interrogare criticamente la scuola italiana contemporanea, mettendo in discussione la distanza tra visione pedagogica e realtà delle pratiche scolastiche. La tesi non intende proporre soluzioni definitive né modelli universalmente validi, ma sostenere la necessità di uno sguardo pedagogico capace di problematizzare assetti consolidati, interrogare le condizioni dell’apprendimento e riflettere sulle possibilità di trasformazione della scuola in direzione maggiormente inclusiva, democratica e coerente con i bisogni educativi delle nuove generazioni.
2025
Scuola Italiana
Indicazioni 2025
Still I Rise
Pedagogia critica
Inclusione
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