La scuola primaria non è mai uno spazio neutro. Ogni parola scelta e materiale adottato, ogni interazione quotidiana tra insegnante e alunno partecipa alla costruzione dei significati attraverso cui i bambini imparano a percepire sé stessi, gli altri e le possibilità che sentono di avere a disposizione. È da questa consapevolezza che nasce il presente lavoro, che si propone di analizzare il modo in cui i contesti educativi della scuola primaria contribuiscono, spesso in modo implicito e non intenzionale, alla formazione e al consolidamento degli stereotipi di genere, e di individuare strategie pedagogiche capaci di trasformare quella stessa scuola in uno spazio di emancipazione. Il percorso si articola in quattro capitoli, ciascuno dei quali approfondisce una dimensione specifica del problema. Il primo capitolo ricostruisce l'evoluzione del concetto di genere nella riflessione pedagogica contemporanea, a partire dal superamento della visione biologicamente deterministica fino alle prospettive costruttiviste e relazionali elaborate, tra gli altri, da Butler e Connell. Viene mostrato come il genere sia il risultato di un processo culturale e storico, che si costruisce attraverso le interazioni quotidiane, i linguaggi e le aspettative trasmesse dalle istituzioni. La pedagogia di genere emerge come campo di ricerca specifico, orientato ad analizzare il ruolo dell'educazione nella riproduzione e nella possibile trasformazione delle disuguaglianze. Il secondo capitolo si concentra sui processi di costruzione dell'identità di genere nella fascia d'età 6-11 anni, richiamando i contributi di Piaget, Vygotskij ed Erikson per mostrare come l'identità si formi all'intersezione tra sviluppo cognitivo, socializzazione e mediazione culturale. Vengono analizzati il ruolo del gruppo dei pari, le aspettative implicite degli insegnanti e dei genitori, il peso del linguaggio educativo e il concetto di curriculum nascosto: quell'insieme di messaggi non dichiarati che la scuola trasmette attraverso le sue pratiche ordinarie, ridisegnando ogni giorno, in modo silenzioso, i confini di ciò che è considerato possibile per un bambino o per una bambina. Il terzo capitolo sposta l'attenzione su uno degli strumenti educativi più pervasivi e meno interrogati: il libro di testo. Attraverso l'analisi del linguaggio, della rappresentazione delle professioni e dei ruoli familiari, e delle strutture narrative, viene mostrato come i testi scolastici in uso nella scuola primaria italiana continuino a proporre una visione del mondo in cui i ruoli di genere appaiono rigidamente delimitati. I dati delle ricerche di Irene Biemmi e di Corsini e Scierri offrono una documentazione precisa di questo squilibrio, che incide in modo diretto sulle aspettative dei bambini, sui processi di interiorizzazione e sulla percezione di autoefficacia, in particolare nelle bambine in relazione alle discipline tecnico-scientifiche (STEM). Il quarto capitolo compie il passaggio dalla diagnosi alla proposta. Dopo aver ricostruito il quadro teorico sul pregiudizio − distinto dallo stereotipo e dalla discriminazione, analizzato nelle sue componenti cognitiva, emotiva e comportamentale − il capitolo sviluppa la riflessione sull'educazione di genere come pratica pedagogica trasformativa. Vengono presentate le principali strategie educative e pratiche inclusive adottabili nella scuola primaria: dall'uso consapevole del linguaggio ai laboratori narrativi, dal cooperative learning al SEL. Il lavoro non intende offrire un modello da applicare in maniera meccanica, ma un'intenzione di una scuola in cui l'educazione di genere risulta una lente con cui osservare l'esperienza scolastica, e una scuola in cui nessun/a bambino/a si senta limitato dal solo fatto di appartenere a un genere dalla nascita.
Oltre gli Stereotipi: L'Educazione di genere nella Scuola Primaria
FRATINO, DANIELA PIA
2025/2026
Abstract
La scuola primaria non è mai uno spazio neutro. Ogni parola scelta e materiale adottato, ogni interazione quotidiana tra insegnante e alunno partecipa alla costruzione dei significati attraverso cui i bambini imparano a percepire sé stessi, gli altri e le possibilità che sentono di avere a disposizione. È da questa consapevolezza che nasce il presente lavoro, che si propone di analizzare il modo in cui i contesti educativi della scuola primaria contribuiscono, spesso in modo implicito e non intenzionale, alla formazione e al consolidamento degli stereotipi di genere, e di individuare strategie pedagogiche capaci di trasformare quella stessa scuola in uno spazio di emancipazione. Il percorso si articola in quattro capitoli, ciascuno dei quali approfondisce una dimensione specifica del problema. Il primo capitolo ricostruisce l'evoluzione del concetto di genere nella riflessione pedagogica contemporanea, a partire dal superamento della visione biologicamente deterministica fino alle prospettive costruttiviste e relazionali elaborate, tra gli altri, da Butler e Connell. Viene mostrato come il genere sia il risultato di un processo culturale e storico, che si costruisce attraverso le interazioni quotidiane, i linguaggi e le aspettative trasmesse dalle istituzioni. La pedagogia di genere emerge come campo di ricerca specifico, orientato ad analizzare il ruolo dell'educazione nella riproduzione e nella possibile trasformazione delle disuguaglianze. Il secondo capitolo si concentra sui processi di costruzione dell'identità di genere nella fascia d'età 6-11 anni, richiamando i contributi di Piaget, Vygotskij ed Erikson per mostrare come l'identità si formi all'intersezione tra sviluppo cognitivo, socializzazione e mediazione culturale. Vengono analizzati il ruolo del gruppo dei pari, le aspettative implicite degli insegnanti e dei genitori, il peso del linguaggio educativo e il concetto di curriculum nascosto: quell'insieme di messaggi non dichiarati che la scuola trasmette attraverso le sue pratiche ordinarie, ridisegnando ogni giorno, in modo silenzioso, i confini di ciò che è considerato possibile per un bambino o per una bambina. Il terzo capitolo sposta l'attenzione su uno degli strumenti educativi più pervasivi e meno interrogati: il libro di testo. Attraverso l'analisi del linguaggio, della rappresentazione delle professioni e dei ruoli familiari, e delle strutture narrative, viene mostrato come i testi scolastici in uso nella scuola primaria italiana continuino a proporre una visione del mondo in cui i ruoli di genere appaiono rigidamente delimitati. I dati delle ricerche di Irene Biemmi e di Corsini e Scierri offrono una documentazione precisa di questo squilibrio, che incide in modo diretto sulle aspettative dei bambini, sui processi di interiorizzazione e sulla percezione di autoefficacia, in particolare nelle bambine in relazione alle discipline tecnico-scientifiche (STEM). Il quarto capitolo compie il passaggio dalla diagnosi alla proposta. Dopo aver ricostruito il quadro teorico sul pregiudizio − distinto dallo stereotipo e dalla discriminazione, analizzato nelle sue componenti cognitiva, emotiva e comportamentale − il capitolo sviluppa la riflessione sull'educazione di genere come pratica pedagogica trasformativa. Vengono presentate le principali strategie educative e pratiche inclusive adottabili nella scuola primaria: dall'uso consapevole del linguaggio ai laboratori narrativi, dal cooperative learning al SEL. Il lavoro non intende offrire un modello da applicare in maniera meccanica, ma un'intenzione di una scuola in cui l'educazione di genere risulta una lente con cui osservare l'esperienza scolastica, e una scuola in cui nessun/a bambino/a si senta limitato dal solo fatto di appartenere a un genere dalla nascita.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/6646