ABSTRACT Introduzione: Le fratture dell'estremo prossimale del radio (capitello e collo) rappresentano circa il 14% dei traumi scheletrici del gomito in età pediatrica. La gestione clinica risente delle peculiarità biologiche dello scheletro immaturo: se da un lato vi è un ottimo potenziale di rimodellamento spontaneo, dall’altro c’è un rischio intrinseco di complicanze che perdurano per la vita. Il dibattito scientifico sulla scelta terapeutica ottimale tra approccio conservativo e chirurgico rimane aperto, specialmente nelle scomposizioni di grado intermedio. Obiettivi: Gli obiettivi di questo lavoro sono: comprendere se a parità di scomposizione della frattura, l’età è un fattore attendibile per dirigere la scelta terapeutica e valutare la prognosi dei pazienti. Analizzare e confrontare gli esiti clinico-funzionali e radiografici a lungo termine del trattamento chirurgico rispetto a quello conservativo in una coorte pediatrica valutata su un arco temporale di 10 anni. Lo studio si propone di stratificare i risultati in base all'entità della scomposizione iniziale (classificazione di Judet) e all'età del paziente (cluster: 0-6 anni, 7-10 anni, 11+ anni), valutando la qualità della riduzione, i tempi di recupero e l'incidenza di complicanze. Materiali e metodi: È stato intrapreso uno studio retrospettivo, osservazionale e monocentrico condotto su pazienti di età < 16 anni trattati tra il 2014 e il 2023 presso l'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. Il campione è stato suddiviso in base al trattamento: conservativo (immobilizzazione gessata diretta o previa riduzione incruenta) e chirurgico (sintesi percutanea con fili di Kirschner, inchiodamento endomidollare elastico secondo Métaizeau o riduzione a cielo aperto). Gli outcome sono stati misurati tramite le scale di Métaizeau (radiografica e funzionale) e di Tibone ve Stoltz. Risultati: Le fratture composte (Judet 1) sono state trattate quasi esclusivamente per via conservativa con ottimi outcome, mentre le Judet 3+ (scomposizione >30°) hanno richiesto l’approccio chirurgico nella quasi totalità dei casi. Nelle classi intermedie (Judet 2), l'80% ha ricevuto un trattamento conservativo e il 20% chirurgico, con una chiara tendenza all'intervento nei pazienti più grandi. L'outcome funzionale globale (Tibone ve Stoltz) ha mostrato risultati ottimali stabili (eccellenti/buoni) nel 96% dei conservativi e nel 95% dei chirurgici. È emersa una forte correlazione con l'età: sotto i 10 anni il tasso di successo clinico è del 99%, mentre si riduce al 93% nel gruppo 11+ . I tempi medi di recupero sono nettamente inferiori nel braccio conservativo. Conclusioni: I risultati confermano l'efficacia del trattamento conservativo nelle fratture stabili o minimamente scomposte, riducendo i tempi di guarigione. La chirurgia si dimostra indispensabile nei quadri severi per ripristinare la corretta anatomia articolare. Nelle fratture mediamente scomposte (Judet 2) l’età è risultato il fattore principale per guidare la scelta terapeutica con una tendenza all’indicazione chirurgica all’aumentare dell’età, ma senza un chiaro cut-off. L'età cronologica rappresenta un fattore prognostico cruciale, nei bambini sotto i 10 anni l'elevato potenziale di rimodellamento permette di tollerare scomposizioni elevate, mentre nei pazienti più grandi (11+ anni) la ridotta plasticità scheletrica impone criteri di riduzione anatomica più rigidi per prevenire rigidità permanenti.
Fratture del capitello radiale in età pediatrica: trattamento chirurgico vs conservativo. Studio retrospettivo monocentrico della casistica in 10 anni
COLOMBO, LUCA
2025/2026
Abstract
ABSTRACT Introduzione: Le fratture dell'estremo prossimale del radio (capitello e collo) rappresentano circa il 14% dei traumi scheletrici del gomito in età pediatrica. La gestione clinica risente delle peculiarità biologiche dello scheletro immaturo: se da un lato vi è un ottimo potenziale di rimodellamento spontaneo, dall’altro c’è un rischio intrinseco di complicanze che perdurano per la vita. Il dibattito scientifico sulla scelta terapeutica ottimale tra approccio conservativo e chirurgico rimane aperto, specialmente nelle scomposizioni di grado intermedio. Obiettivi: Gli obiettivi di questo lavoro sono: comprendere se a parità di scomposizione della frattura, l’età è un fattore attendibile per dirigere la scelta terapeutica e valutare la prognosi dei pazienti. Analizzare e confrontare gli esiti clinico-funzionali e radiografici a lungo termine del trattamento chirurgico rispetto a quello conservativo in una coorte pediatrica valutata su un arco temporale di 10 anni. Lo studio si propone di stratificare i risultati in base all'entità della scomposizione iniziale (classificazione di Judet) e all'età del paziente (cluster: 0-6 anni, 7-10 anni, 11+ anni), valutando la qualità della riduzione, i tempi di recupero e l'incidenza di complicanze. Materiali e metodi: È stato intrapreso uno studio retrospettivo, osservazionale e monocentrico condotto su pazienti di età < 16 anni trattati tra il 2014 e il 2023 presso l'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. Il campione è stato suddiviso in base al trattamento: conservativo (immobilizzazione gessata diretta o previa riduzione incruenta) e chirurgico (sintesi percutanea con fili di Kirschner, inchiodamento endomidollare elastico secondo Métaizeau o riduzione a cielo aperto). Gli outcome sono stati misurati tramite le scale di Métaizeau (radiografica e funzionale) e di Tibone ve Stoltz. Risultati: Le fratture composte (Judet 1) sono state trattate quasi esclusivamente per via conservativa con ottimi outcome, mentre le Judet 3+ (scomposizione >30°) hanno richiesto l’approccio chirurgico nella quasi totalità dei casi. Nelle classi intermedie (Judet 2), l'80% ha ricevuto un trattamento conservativo e il 20% chirurgico, con una chiara tendenza all'intervento nei pazienti più grandi. L'outcome funzionale globale (Tibone ve Stoltz) ha mostrato risultati ottimali stabili (eccellenti/buoni) nel 96% dei conservativi e nel 95% dei chirurgici. È emersa una forte correlazione con l'età: sotto i 10 anni il tasso di successo clinico è del 99%, mentre si riduce al 93% nel gruppo 11+ . I tempi medi di recupero sono nettamente inferiori nel braccio conservativo. Conclusioni: I risultati confermano l'efficacia del trattamento conservativo nelle fratture stabili o minimamente scomposte, riducendo i tempi di guarigione. La chirurgia si dimostra indispensabile nei quadri severi per ripristinare la corretta anatomia articolare. Nelle fratture mediamente scomposte (Judet 2) l’età è risultato il fattore principale per guidare la scelta terapeutica con una tendenza all’indicazione chirurgica all’aumentare dell’età, ma senza un chiaro cut-off. L'età cronologica rappresenta un fattore prognostico cruciale, nei bambini sotto i 10 anni l'elevato potenziale di rimodellamento permette di tollerare scomposizioni elevate, mentre nei pazienti più grandi (11+ anni) la ridotta plasticità scheletrica impone criteri di riduzione anatomica più rigidi per prevenire rigidità permanenti.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/6725