ABSTRACT Introduzione: La diagnosi della malattia di Alzheimer (AD) si fonda in modo crescente sui marcatori biologici, tra cui la PET amiloide, che consente la rilevazione in vivo delle placche di beta-amiloide. Il suo ruolo è divenuto centrale con l'avvento delle terapie modificanti la malattia (DMT), che richiedono una quantificazione oggettiva del carico amiloideo. In questo contesto si inserisce la scala Centiloid (CL), che esprime il carico amiloideo in un'unità di misura universale e confrontabile, superando il limite storico della variabilità inter-tracciante. Obiettivi: Indagare, con approccio retrospettivo, il contributo della PET amiloide al percorso diagnostico dei pazienti con deficit cognitivo nella realtà del centro ospedaliero universitario di Modena, e valutare l'utilità integrativa della quantificazione Centiloid, non disponibile al momento dell'esame. In particolare, sono stati analizzati l'impatto della PET sull'indirizzo diagnostico iniziale e la sua accuratezza, la concordanza tra lettura visiva e quantificazione, il confronto del carico amiloideo tra i fenotipi diagnostici, la relazione tra Centiloid e compromissione cognitiva, e la distribuzione regionale della captazione nelle aree corticali di interesse. Metodi: Studio osservazionale, retrospettivo e monocentrico su 60 pazienti con deficit cognitivo sottoposti a PET amiloide tra il 2019 e il 2025. Ciascun esame è stato classificato qualitativamente da un medico nucleare esperto e quantificato a posteriori in scala Centiloid. Data la distribuzione non normale di molte variabili e la ridotta numerosità di alcuni sottogruppi, sono stati impiegati test non parametrici (Mann–Whitney per i confronti tra gruppi, correlazione di Spearman per le associazioni); l'accuratezza diagnostica è stata valutata mediante matrice di confusione. Risultati: Dei 60 pazienti inclusi 44 (73,3%) presentavano un fenotipo dubbio alla prima osservazione. La PET ha modificato l'indirizzo diagnostico iniziale in 45 pazienti su 60 (75%). Assumendo come gold standard l'assetto amiloideo atteso dalla diagnosi definitiva, ha mostrato sensibilità del 96% e specificità del 100% (entrambe 100% nelle forme dubbie). La quantificazione Centiloid è risultata pressoché completamente concordante con la lettura visiva. Il carico amiloideo è risultato comparabile tra AD tipica e forme di AD atipiche (bvAD, lvPPA, PCA), mentre la bvAD ha mostrato un carico significativamente inferiore rispetto all'AD tipica (mediana 44,6 vs 75,8 CL; p=0,024). È inoltre emersa un'associazione inversa forte tra carico amiloideo e MMSE alla prima osservazione nei pazienti con AD tipica e atipica (rho= –0,609; p<0,001) e nel sottogruppo AD atipica (rho= –0,773; p= 0,002). L’analisi della distribuzione regionale dei SUVr ha evidenziato nell'AD tipica valori più elevati nel cingolo posteriore, seguito da cingolo anteriore e precuneo rispetto alle altre regioni di interesse. Conclusioni: Nella pratica clinica di un centro ospedaliero universitario, la PET amiloide si è confermata uno strumento diagnostico affidabile, con un ruolo di rilievo nell'orientamento del percorso clinico. La quantificazione Centiloid, pur ricoprendo un ruolo secondario sul piano puramente diagnostico, si conferma un utile strumento integrativo e assume un significato cruciale nella prospettiva delle nuove terapie disease-modifying, quale unica metodica in grado di documentare in vivo la clearance dei depositi di β-amiloide e di contribuire alla stratificazione e al monitoraggio dei pazienti trattati.

PET amiloide e utilità della scala Centiloid nei pazienti con MCI: esperienza retrospettiva di un centro ospedaliero universitario.

COSTANTINI, MARIA
2025/2026

Abstract

ABSTRACT Introduzione: La diagnosi della malattia di Alzheimer (AD) si fonda in modo crescente sui marcatori biologici, tra cui la PET amiloide, che consente la rilevazione in vivo delle placche di beta-amiloide. Il suo ruolo è divenuto centrale con l'avvento delle terapie modificanti la malattia (DMT), che richiedono una quantificazione oggettiva del carico amiloideo. In questo contesto si inserisce la scala Centiloid (CL), che esprime il carico amiloideo in un'unità di misura universale e confrontabile, superando il limite storico della variabilità inter-tracciante. Obiettivi: Indagare, con approccio retrospettivo, il contributo della PET amiloide al percorso diagnostico dei pazienti con deficit cognitivo nella realtà del centro ospedaliero universitario di Modena, e valutare l'utilità integrativa della quantificazione Centiloid, non disponibile al momento dell'esame. In particolare, sono stati analizzati l'impatto della PET sull'indirizzo diagnostico iniziale e la sua accuratezza, la concordanza tra lettura visiva e quantificazione, il confronto del carico amiloideo tra i fenotipi diagnostici, la relazione tra Centiloid e compromissione cognitiva, e la distribuzione regionale della captazione nelle aree corticali di interesse. Metodi: Studio osservazionale, retrospettivo e monocentrico su 60 pazienti con deficit cognitivo sottoposti a PET amiloide tra il 2019 e il 2025. Ciascun esame è stato classificato qualitativamente da un medico nucleare esperto e quantificato a posteriori in scala Centiloid. Data la distribuzione non normale di molte variabili e la ridotta numerosità di alcuni sottogruppi, sono stati impiegati test non parametrici (Mann–Whitney per i confronti tra gruppi, correlazione di Spearman per le associazioni); l'accuratezza diagnostica è stata valutata mediante matrice di confusione. Risultati: Dei 60 pazienti inclusi 44 (73,3%) presentavano un fenotipo dubbio alla prima osservazione. La PET ha modificato l'indirizzo diagnostico iniziale in 45 pazienti su 60 (75%). Assumendo come gold standard l'assetto amiloideo atteso dalla diagnosi definitiva, ha mostrato sensibilità del 96% e specificità del 100% (entrambe 100% nelle forme dubbie). La quantificazione Centiloid è risultata pressoché completamente concordante con la lettura visiva. Il carico amiloideo è risultato comparabile tra AD tipica e forme di AD atipiche (bvAD, lvPPA, PCA), mentre la bvAD ha mostrato un carico significativamente inferiore rispetto all'AD tipica (mediana 44,6 vs 75,8 CL; p=0,024). È inoltre emersa un'associazione inversa forte tra carico amiloideo e MMSE alla prima osservazione nei pazienti con AD tipica e atipica (rho= –0,609; p<0,001) e nel sottogruppo AD atipica (rho= –0,773; p= 0,002). L’analisi della distribuzione regionale dei SUVr ha evidenziato nell'AD tipica valori più elevati nel cingolo posteriore, seguito da cingolo anteriore e precuneo rispetto alle altre regioni di interesse. Conclusioni: Nella pratica clinica di un centro ospedaliero universitario, la PET amiloide si è confermata uno strumento diagnostico affidabile, con un ruolo di rilievo nell'orientamento del percorso clinico. La quantificazione Centiloid, pur ricoprendo un ruolo secondario sul piano puramente diagnostico, si conferma un utile strumento integrativo e assume un significato cruciale nella prospettiva delle nuove terapie disease-modifying, quale unica metodica in grado di documentare in vivo la clearance dei depositi di β-amiloide e di contribuire alla stratificazione e al monitoraggio dei pazienti trattati.
2025
PET amiloide
Scala Centiloid
Alzheimer
MCI
Biomarcatori
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/6729