I linfomi non-Hodgkin (LNH) rappresentano una categoria eterogenea di neoplasie ematologiche, tra le quali il linfoma follicolare (LF) si configura come la forma indolente più diffusa, con un’incidenza di circa il 20% di tutte le diagnosi di LNH. Nonostante i progressi terapeutici, la storia naturale della malattia è caratterizzata da recidive multiple, rendendo necessario lo sviluppo di strumenti di monitoraggio capaci di superare i limiti della biopsia escissionale linfonodale, attualmente considerata il gold standard diagnostico. Quest'ultima, pur consentendo una valutazione accurata dell'architettura e del grading, risente dell'eterogeneità spaziale della patologia e tende a non riflettere completamente la complessità mutazionale della malattia disseminata. In questo scenario, la biopsia liquida emerge come una metodica non invasiva capace di identificare il DNA tumorale circolante (ctDNA) proveniente da tutte le sedi di malattia, offrendo una visione dinamica dell'evoluzione clonale. Il progetto BIOLIQUID2021, condotto presso l'IRCCS di Reggio Emilia, si è posto l'obiettivo di valutare la fattibilità di questo approccio in una coorte di 72 pazienti (62 con nuova diagnosi e 10 con malattia recidivante o refrattaria), per l'82% in stadio avanzato (III-IV). L’approccio metodologico ha previsto l’ottimizzazione dei protocolli di estrazione, identificando nel kit QIAGEN il sistema più efficiente rispetto alle tecnologie basate su biglie magnetiche, con una resa superiore del 50% riconducibile alla maggiore affinità della membrana per il ctDNA. La caratterizzazione genomica, eseguita tramite tecnologia CAPP-seq, ha mostrato un tasso di successo analitico del 90.3% per le coppie plasma-tessuto, con coperture mediane di 3334x nel plasma e 2336x nel tessuto. Le analisi hanno rilevato una concordanza mutazionale complessiva del 51% (valore in linea con il range di letteratura 31-73%), con un numero di mutazioni medie (11 mutazioni) sovrapponibile tra il comparto plasmatico (cfDNA) e quello tissutale (FFPET), nonostante l’elevata variabilità interindividuale. I risultati suggeriscono che ctDNA e Short Fragment Ratio (SFR) forniscano informazioni complementari sulla malattia. Mentre il ctDNA è risultato strettamente correlato ai parametri di burden tumorale (LDH superiore alla norma, stadio III-IV e TMTV > 180 mL), l'SFR si è associato a diversi indicatori prognostici quali beta-2-microglobulina, FLIPI2, FLIPI24 e PRIMA-PI, suggerendo che possa riflettere aspetti della malattia non completamente rappresentati dalle sole misure di carico tumorale. Il valore informativo della biopsia liquida è supportato anche dal rapporto mutazionale plasma-tessuto, significativamente più elevato nei pazienti con stadio III-IV (p=0.007), coinvolgimento di oltre quattro aree linfonodali (p<0.001), volume metabolico tumorale elevato (p=0.0005) e Dmax elevato (p=0.0022; R=0.42). Questo dato suggerisce che, nelle forme avanzate, il plasma diventi più rappresentativo della complessità genomica globale rispetto alla singola biopsia tissutale. In conclusione, BIOLIQUID2021 dimostra che l'integrazione di parametri fragmentomici e genomici permette di catturare informazioni biologiche che sfuggono alle sole misure volumetriche. Siccome sono risultati associati a informazioni biologiche e cliniche differenti, i due parametri offrono un valore aggiunto se valutati insieme, fornendo una visione multidimensionale della malattia. Tali evidenze rafforzano il razionale per una futura integrazione della biopsia liquida nei processi decisionali del linfoma follicolare, con potenziali applicazioni future nel monitoraggio della risposta terapeutica e nella gestione personalizzata delle recidive
Biopsia Liquida Sul Linfoma Follicolare: l'esperienza dell'ematologia di Reggio Emilia
DIENI, MICHELLE
2025/2026
Abstract
I linfomi non-Hodgkin (LNH) rappresentano una categoria eterogenea di neoplasie ematologiche, tra le quali il linfoma follicolare (LF) si configura come la forma indolente più diffusa, con un’incidenza di circa il 20% di tutte le diagnosi di LNH. Nonostante i progressi terapeutici, la storia naturale della malattia è caratterizzata da recidive multiple, rendendo necessario lo sviluppo di strumenti di monitoraggio capaci di superare i limiti della biopsia escissionale linfonodale, attualmente considerata il gold standard diagnostico. Quest'ultima, pur consentendo una valutazione accurata dell'architettura e del grading, risente dell'eterogeneità spaziale della patologia e tende a non riflettere completamente la complessità mutazionale della malattia disseminata. In questo scenario, la biopsia liquida emerge come una metodica non invasiva capace di identificare il DNA tumorale circolante (ctDNA) proveniente da tutte le sedi di malattia, offrendo una visione dinamica dell'evoluzione clonale. Il progetto BIOLIQUID2021, condotto presso l'IRCCS di Reggio Emilia, si è posto l'obiettivo di valutare la fattibilità di questo approccio in una coorte di 72 pazienti (62 con nuova diagnosi e 10 con malattia recidivante o refrattaria), per l'82% in stadio avanzato (III-IV). L’approccio metodologico ha previsto l’ottimizzazione dei protocolli di estrazione, identificando nel kit QIAGEN il sistema più efficiente rispetto alle tecnologie basate su biglie magnetiche, con una resa superiore del 50% riconducibile alla maggiore affinità della membrana per il ctDNA. La caratterizzazione genomica, eseguita tramite tecnologia CAPP-seq, ha mostrato un tasso di successo analitico del 90.3% per le coppie plasma-tessuto, con coperture mediane di 3334x nel plasma e 2336x nel tessuto. Le analisi hanno rilevato una concordanza mutazionale complessiva del 51% (valore in linea con il range di letteratura 31-73%), con un numero di mutazioni medie (11 mutazioni) sovrapponibile tra il comparto plasmatico (cfDNA) e quello tissutale (FFPET), nonostante l’elevata variabilità interindividuale. I risultati suggeriscono che ctDNA e Short Fragment Ratio (SFR) forniscano informazioni complementari sulla malattia. Mentre il ctDNA è risultato strettamente correlato ai parametri di burden tumorale (LDH superiore alla norma, stadio III-IV e TMTV > 180 mL), l'SFR si è associato a diversi indicatori prognostici quali beta-2-microglobulina, FLIPI2, FLIPI24 e PRIMA-PI, suggerendo che possa riflettere aspetti della malattia non completamente rappresentati dalle sole misure di carico tumorale. Il valore informativo della biopsia liquida è supportato anche dal rapporto mutazionale plasma-tessuto, significativamente più elevato nei pazienti con stadio III-IV (p=0.007), coinvolgimento di oltre quattro aree linfonodali (p<0.001), volume metabolico tumorale elevato (p=0.0005) e Dmax elevato (p=0.0022; R=0.42). Questo dato suggerisce che, nelle forme avanzate, il plasma diventi più rappresentativo della complessità genomica globale rispetto alla singola biopsia tissutale. In conclusione, BIOLIQUID2021 dimostra che l'integrazione di parametri fragmentomici e genomici permette di catturare informazioni biologiche che sfuggono alle sole misure volumetriche. Siccome sono risultati associati a informazioni biologiche e cliniche differenti, i due parametri offrono un valore aggiunto se valutati insieme, fornendo una visione multidimensionale della malattia. Tali evidenze rafforzano il razionale per una futura integrazione della biopsia liquida nei processi decisionali del linfoma follicolare, con potenziali applicazioni future nel monitoraggio della risposta terapeutica e nella gestione personalizzata delle recidive| File | Dimensione | Formato | |
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