Il Linfoma di Hodgkin è una neoplasia maligna del sistema emolinfopoietico originante dai linfociti B. Nonostante i recenti progressi diagnostici e terapeutici, per il paziente anziano resta una patologia con minori possibilità di cura rispetto al paziente giovane. Recentemente, lo studio di fase III SWOG S1826 ha valutato il regime N-AVD come opzione terapeutica più efficace e meno tossica per i pazienti con Linfoma di Hodgkin in stadio avanzato includendo soggetti con età ≥ 60 anni. Sulla base di tali evidenze, l’Unità Operativa di Ematologia dell’Azienda IRCCS di Reggio Emilia ha analizzato l’efficacia del regime N-AVD nel paziente anziano con medesima diagnosi. Metodi È stata svolta un’analisi retrospettiva dei pazienti anziani con Linfoma di Hodgkin in stadio avanzato trattati con il regime N-AVD, che prevedeva 6 cicli da 28 giorni di Nivolumab 240mg associato ad AVD somministrati nel giorno uno e quindici di ogni ciclo con possibilità di ridurre la dose. Le risposte sono state valutate mediante PET dopo il secondo ciclo e a fine trattamento. Le caratteristiche cliniche, lo score prognostico IPS e l’esito degli esami PET sono stati estratti dalle cartelle cliniche. La Progression-free survival è stata calcolata dal momento di inizio della terapia alla progressione della malattia o morte per qualsiasi causa. Risultati Sono stati identificati undici pazienti, di cui otto uomini, con età media di 73 anni (range 65-85). Tali pazienti avevano una diagnosi di Linfoma di Hodgkin in stadio avanzato con IPS mediano pari a 3 (intervallo 2-6) e l’81% dei pazienti presentava rischio elevato (IPS≥3). Le principali comorbidità includevano diabete, cirrosi, pregresso ictus e tumori solidi. Nivolumab è stato somministrato a dose piena in tutti i pazienti, mentre AVD è stato ridotto al 50% in quattro pazienti e al 75% in un solo paziente. Per dieci pazienti è stata necessaria una profilassi con G-CSF. La PET-TC intermedia ha mostrato una risposta completa in sei pazienti (54%), una risposta parziale in quattro (36%) e una progressione di malattia in un solo paziente, mentre la PET-TC di fine trattamento ha mostrato una risposta completa in sette pazienti (63%), una risposta parziale in un paziente e una progressione di malattia in tre pazienti (27%). In cinque pazienti (45%) è stata registrata da una progressione di malattia e avviata una terapia di seconda linea. Tre sono stati trattati con regime BV-bendamustina, uno con solo bendamustina e un solo paziente con approccio radioterapico. Con un follow-up mediano di 18 mesi la PFS stimata era del 53% e la maggior parte delle progressioni si sono verificate entro i primi 10 mesi di follow-up, mentre è stato registrato un unico decesso correlato alla progressione della patologia avvenuto oltre i 18 mesi. La principale tossicità è stata la neutropenia, che si è verificata in dieci pazienti su undici principalmente di grado tre e quattro. Altre complicanze riguardavano infezioni quali polmoniti e infezioni urinarie, mentre gli eventi avversi immuno-correlati sono stati registrati solo in due pazienti e consistevano in ipotiroidismo e polmonite interstiziale. Conclusioni Il regime N-AVD si è dimostrato fattibile nella corte di pazienti anziani e fragili con diagnosi di Linfoma di Hodgkin in stadio avanzato ottenendo una risposta completa nel 63% e una PFS mediana di 18 mesi. Le complicanze legate alla terapia sono risultate limitate e gestibili nella maggioranza dei casi. Parallelamente, la progressione precoce è risultata frequente nonostante la possibilità di ottenere inizialmente una buona risposta terapeutica, ciò è verosimilmente legato alla maggiore fragilità della coorte analizzata e alla necessità di ridurre la dose standard. In conclusione, il regime N-AVD permette di migliorare l'outcome e di ottenere benefici terapeutici anche nell'anziano attraverso personalizzazione del regime mediante riduzione della dose.

Trattamento con checkpoint inibitore del Linfoma di Hodgkin nell'anziano, esperienza dell'ematologia di Reggio Emilia

GADDI, MARTINA
2025/2026

Abstract

Il Linfoma di Hodgkin è una neoplasia maligna del sistema emolinfopoietico originante dai linfociti B. Nonostante i recenti progressi diagnostici e terapeutici, per il paziente anziano resta una patologia con minori possibilità di cura rispetto al paziente giovane. Recentemente, lo studio di fase III SWOG S1826 ha valutato il regime N-AVD come opzione terapeutica più efficace e meno tossica per i pazienti con Linfoma di Hodgkin in stadio avanzato includendo soggetti con età ≥ 60 anni. Sulla base di tali evidenze, l’Unità Operativa di Ematologia dell’Azienda IRCCS di Reggio Emilia ha analizzato l’efficacia del regime N-AVD nel paziente anziano con medesima diagnosi. Metodi È stata svolta un’analisi retrospettiva dei pazienti anziani con Linfoma di Hodgkin in stadio avanzato trattati con il regime N-AVD, che prevedeva 6 cicli da 28 giorni di Nivolumab 240mg associato ad AVD somministrati nel giorno uno e quindici di ogni ciclo con possibilità di ridurre la dose. Le risposte sono state valutate mediante PET dopo il secondo ciclo e a fine trattamento. Le caratteristiche cliniche, lo score prognostico IPS e l’esito degli esami PET sono stati estratti dalle cartelle cliniche. La Progression-free survival è stata calcolata dal momento di inizio della terapia alla progressione della malattia o morte per qualsiasi causa. Risultati Sono stati identificati undici pazienti, di cui otto uomini, con età media di 73 anni (range 65-85). Tali pazienti avevano una diagnosi di Linfoma di Hodgkin in stadio avanzato con IPS mediano pari a 3 (intervallo 2-6) e l’81% dei pazienti presentava rischio elevato (IPS≥3). Le principali comorbidità includevano diabete, cirrosi, pregresso ictus e tumori solidi. Nivolumab è stato somministrato a dose piena in tutti i pazienti, mentre AVD è stato ridotto al 50% in quattro pazienti e al 75% in un solo paziente. Per dieci pazienti è stata necessaria una profilassi con G-CSF. La PET-TC intermedia ha mostrato una risposta completa in sei pazienti (54%), una risposta parziale in quattro (36%) e una progressione di malattia in un solo paziente, mentre la PET-TC di fine trattamento ha mostrato una risposta completa in sette pazienti (63%), una risposta parziale in un paziente e una progressione di malattia in tre pazienti (27%). In cinque pazienti (45%) è stata registrata da una progressione di malattia e avviata una terapia di seconda linea. Tre sono stati trattati con regime BV-bendamustina, uno con solo bendamustina e un solo paziente con approccio radioterapico. Con un follow-up mediano di 18 mesi la PFS stimata era del 53% e la maggior parte delle progressioni si sono verificate entro i primi 10 mesi di follow-up, mentre è stato registrato un unico decesso correlato alla progressione della patologia avvenuto oltre i 18 mesi. La principale tossicità è stata la neutropenia, che si è verificata in dieci pazienti su undici principalmente di grado tre e quattro. Altre complicanze riguardavano infezioni quali polmoniti e infezioni urinarie, mentre gli eventi avversi immuno-correlati sono stati registrati solo in due pazienti e consistevano in ipotiroidismo e polmonite interstiziale. Conclusioni Il regime N-AVD si è dimostrato fattibile nella corte di pazienti anziani e fragili con diagnosi di Linfoma di Hodgkin in stadio avanzato ottenendo una risposta completa nel 63% e una PFS mediana di 18 mesi. Le complicanze legate alla terapia sono risultate limitate e gestibili nella maggioranza dei casi. Parallelamente, la progressione precoce è risultata frequente nonostante la possibilità di ottenere inizialmente una buona risposta terapeutica, ciò è verosimilmente legato alla maggiore fragilità della coorte analizzata e alla necessità di ridurre la dose standard. In conclusione, il regime N-AVD permette di migliorare l'outcome e di ottenere benefici terapeutici anche nell'anziano attraverso personalizzazione del regime mediante riduzione della dose.
2025
Linfoma di Hodgkin
checkpoint inibitori
Nivolumab
PFS
paziente anziano
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