Introduzione: Le malattie reumatiche autoimmuni sistemiche (SARD) sono malattie croniche caratterizzate da disregolazione immunitaria e coinvolgimento multiorgano. Quest’ultimo comprende, tra le possibili manifestazioni, l’interstiziopatia polmonare (ILD), in particolare nella Sclerosi Sistemica (SSc), in cui la prevalenza radiologica secondo le stime raggiunge fino al 65-80%. È stato inoltre dimostrato che COVID-19 e SSc condividono meccanismi patogenetici chiave, tra cui il danno endoteliale mediato da ACE2, l’attivazione di TGF-beta, la transizione endotelio-mesenchimale e la trombosi su base immunitaria da produzione aberrante di NETs, configurando SARS-CoV-2 come potenziale trigger di progressione del danno polmonare interstiziale. Evidenze precedenti del gruppo di Modena insieme ad altri centri italiani avevano già documentato che l’ILD preesistente rappresenta il principale predittore di ospedalizzazione e mortalità COVID-correlata nei pazienti con SSc (5,85% vs 1,73%; p<0,0001). Obiettivi dello studio: Valutare l'impatto dell'esposizione a SARS-CoV-2 sulla progressione dell'ILD in una coorte di pazienti con SARD, analizzando le variazioni longitudinali di FVC, DLCO, alterazioni alla HRCT e dispnea soggettiva in tre tempi di osservazione durante il follow-up: baseline (T0, pre-pandemia), T1 (2023) e T2 (2025). Pazienti e metodi: Questo lavoro si inserisce nell’ambito dello studio multicentrico AUTCOV, sul quale è stata approfondita la casistica dell’AOU di Modena. Sono stati arruolati 402 pazienti con SARD seguiti presso l'UO di Reumatologia modenese, prevalentemente donne (78%), con diagnosi principale di SSc (65,9%), AR (11,4%) e artrite psoriasica (10,2%). Per ciascun paziente sono stati raccolti al baseline e ai due follow-up: informazioni relative alle infezioni accertate da SARS-CoV-2 tramite questionario standardizzato, FVC, DLCO, presentazione HRCT e ILD secondo i criteri di Goh et al. (2008). L'analisi statistica ha utilizzato modelli lineari generalizzati a effetti misti multivariabili. Risultati: Al baseline, 93 pazienti (23,1%) presentavano ILD, di cui 89 con diagnosi di SSc, e 242 (60,2%) sono stati esposti al COVID-19. L'esposizione al virus si associava a una maggiore probabilità di progressione radiologica alla HRCT nel follow-up (OR 2,03; IC95% 1,21-3,41; p=0,008). La DLCO mostrava una riduzione significativa e progressiva nell'intera coorte (MD=2,84; p<0,001), con una tendenza attribuibile a un declino più marcato nei pazienti con due infezioni rispetto a quelli mai infettati. La FVC si riduceva significativamente nel tempo (MD=1,45; p=0,023), ma con un declino paradossalmente meno pronunciato nei pazienti che avevano contratto l’infezione. La dispnea aumentava significativamente nel tempo (OR=2,01; p=0,021), senza differenze tra esposti e non esposti. Conclusioni: Lo studio documenta un progressivo deterioramento della funzionalità respiratoria sull’intera coorte e una maggiore probabilità di progressione radiologica nei pazienti con SARD esposti a SARS-CoV-2, coerentemente con le evidenze disponibili sulle popolazioni con ILD preesistente. Il declino progressivo della DLCO nell'intera coorte e il trend verso un deterioramento più marcato nei pluriinfettati supportano il ruolo di COVID-19 come amplificatore del danno fibrotico, tramite l'attivazione di vie pro-fibrotiche sovrapposte alla vasculopatia cronica. Il risultato paradossale sulla FVC è interpretabile con bias di sopravvivenza e fattori confondenti. Questi dati sottolineano la necessità di monitoraggio stretto di FVC, DLCO e HRCT in questa popolazione vulnerabile.
SARS-COV-2 E MALATTIE REUMATICHE: IL RUOLO DEL TRIGGER VIRALE SULLA PROGRESSIONE DELL'INTERSTIZIOPATIA POLMONARE
GOLINELLI, CHIARA
2025/2026
Abstract
Introduzione: Le malattie reumatiche autoimmuni sistemiche (SARD) sono malattie croniche caratterizzate da disregolazione immunitaria e coinvolgimento multiorgano. Quest’ultimo comprende, tra le possibili manifestazioni, l’interstiziopatia polmonare (ILD), in particolare nella Sclerosi Sistemica (SSc), in cui la prevalenza radiologica secondo le stime raggiunge fino al 65-80%. È stato inoltre dimostrato che COVID-19 e SSc condividono meccanismi patogenetici chiave, tra cui il danno endoteliale mediato da ACE2, l’attivazione di TGF-beta, la transizione endotelio-mesenchimale e la trombosi su base immunitaria da produzione aberrante di NETs, configurando SARS-CoV-2 come potenziale trigger di progressione del danno polmonare interstiziale. Evidenze precedenti del gruppo di Modena insieme ad altri centri italiani avevano già documentato che l’ILD preesistente rappresenta il principale predittore di ospedalizzazione e mortalità COVID-correlata nei pazienti con SSc (5,85% vs 1,73%; p<0,0001). Obiettivi dello studio: Valutare l'impatto dell'esposizione a SARS-CoV-2 sulla progressione dell'ILD in una coorte di pazienti con SARD, analizzando le variazioni longitudinali di FVC, DLCO, alterazioni alla HRCT e dispnea soggettiva in tre tempi di osservazione durante il follow-up: baseline (T0, pre-pandemia), T1 (2023) e T2 (2025). Pazienti e metodi: Questo lavoro si inserisce nell’ambito dello studio multicentrico AUTCOV, sul quale è stata approfondita la casistica dell’AOU di Modena. Sono stati arruolati 402 pazienti con SARD seguiti presso l'UO di Reumatologia modenese, prevalentemente donne (78%), con diagnosi principale di SSc (65,9%), AR (11,4%) e artrite psoriasica (10,2%). Per ciascun paziente sono stati raccolti al baseline e ai due follow-up: informazioni relative alle infezioni accertate da SARS-CoV-2 tramite questionario standardizzato, FVC, DLCO, presentazione HRCT e ILD secondo i criteri di Goh et al. (2008). L'analisi statistica ha utilizzato modelli lineari generalizzati a effetti misti multivariabili. Risultati: Al baseline, 93 pazienti (23,1%) presentavano ILD, di cui 89 con diagnosi di SSc, e 242 (60,2%) sono stati esposti al COVID-19. L'esposizione al virus si associava a una maggiore probabilità di progressione radiologica alla HRCT nel follow-up (OR 2,03; IC95% 1,21-3,41; p=0,008). La DLCO mostrava una riduzione significativa e progressiva nell'intera coorte (MD=2,84; p<0,001), con una tendenza attribuibile a un declino più marcato nei pazienti con due infezioni rispetto a quelli mai infettati. La FVC si riduceva significativamente nel tempo (MD=1,45; p=0,023), ma con un declino paradossalmente meno pronunciato nei pazienti che avevano contratto l’infezione. La dispnea aumentava significativamente nel tempo (OR=2,01; p=0,021), senza differenze tra esposti e non esposti. Conclusioni: Lo studio documenta un progressivo deterioramento della funzionalità respiratoria sull’intera coorte e una maggiore probabilità di progressione radiologica nei pazienti con SARD esposti a SARS-CoV-2, coerentemente con le evidenze disponibili sulle popolazioni con ILD preesistente. Il declino progressivo della DLCO nell'intera coorte e il trend verso un deterioramento più marcato nei pluriinfettati supportano il ruolo di COVID-19 come amplificatore del danno fibrotico, tramite l'attivazione di vie pro-fibrotiche sovrapposte alla vasculopatia cronica. Il risultato paradossale sulla FVC è interpretabile con bias di sopravvivenza e fattori confondenti. Questi dati sottolineano la necessità di monitoraggio stretto di FVC, DLCO e HRCT in questa popolazione vulnerabile.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/6756