Le drepanocitosi sono sindromi cliniche caratterizzate dalla presenza di una variante dell’emoglobina (HbS) in cui, a causa di una mutazione puntiforme sul gene della β-globina, l’acido glutammico in posizione 6 della proteina viene sostituito da una valina. La mutazione se presente in eterozigosi determina il trait falcemico, in omozigosi causa il quadro clinico più grave, noto come anemia falciforme; in eterozigosi composta con altre varianti emoglobiniche, come HbC o HbD, o varianti β-talassemiche, causa quadri clinici simili caratterizzati da emolisi, eritropoiesi inefficace e crisi dolorose. Infatti, in condizioni di deossigenazione HbS tende a formare polimeri e a precipitare negli eritrociti, che assumono una conformazione rigida, a falce, e ostruiscono il microcircolo con conseguenti stasi ematica, ischemia, infiammazione endoteliale e ripetuti cicli di ischemia-riperfusione con genesi di radicali liberi. Le crisi vaso-occlusive (VOC) rappresentano la manifestazione clinica cardine della drepanocitosi, nonché la principale causa di ospedalizzazione e di compromissione della qualità della vita. Con l'avanzare dell'età, il danno ischemico ed emolitico si accumula progressivamente, determinando un declino funzionale multiorgano. La VOC a sua volta può dare diverse complicanze a carico dei distretti colpiti, con quadri clinici di gravità variabile. Il presente studio osservazionale ha l’obiettivo di analizzare le caratteristiche cliniche e bioumorali dei pazienti ricoverati per VOC, con particolare attenzione al ruolo che la tempestività della terapia analgesica e i biomarcatori di flogosi, come la Proteina C-Reattiva (PCR), possono avere come predittori di outcome. Sono stati raccolti retrospettivamente i dati relativi ad un totale di 147 ricoveri per VOC di 49 pazienti presso le Strutture Complesse di Medicina Interna e Pediatria dell’AOU di Modena, in un arco temporale compreso tra il 2016 e il 2025. L’analisi di Kaplan-Meier ha evidenziato che una precoce somministrazione (entro 60 minuti) della terapia antidolorifica garantisce una riduzione mediana della degenza di 3 giorni (p = 0,02). Secondo il modello di regressione di Cox, un paziente che riceve l’antidolorifico entro 60 minuti ha una probabilità di dimissione 1,44 volte superiore. All’analisi multivariata è emerso che ogni 100 minuti di attesa la durata del ricovero aumenta di circa 1 giorno (p = 0,009). Anche i valori di PCR all’ingresso sono risultati significativamente correlati alla durata della degenza (p = 0,002). Nell’analisi multivariata, PCR e tempestività del trattamento sono risultate entrambe correlate all’outcome in modo indipendente. Infine, l’analisi multivariata per misure ripetute ha mostrato una tendenza verso un aumento dell’8% del rischio di sviluppare una VOC complicata per ogni incremento unitario della PCR all’ingresso (OR 1,08, p = 0,088). I dati raccolti sembrano suggerire che l’evoluzione in VOC complicata sia intrinsecamente legata al carico infiammatorio precoce; la tempestività dell’analgesia, pur non alterando la traiettoria biologica, resta cruciale nel ridurre il distress sistemico e la durata complessiva della degenza. È interessante notare come l’entità dell’emolisi non influenzi la correlazione della PCR con il rischio di sviluppare una VOC complicata. In conclusione, il nostro studio ha identificato nella risposta infiammatoria precoce e nella tempistica di somministrazione dell’analgesia due determinanti cruciali per l’andamento clinico dei pazienti. L’entità dell’infiammazione iniziale sembra essere indipendente da altri fattori e si associa ad un rischio incrementato di complicanze. Rimane tuttavia da chiarire quali siano i determinanti della flogosi, sia per la stratificazione del rischio sia come potenziali target terapeutici.
STUDIO PrO-VOC. Ruolo dei biomarcatori di flogosi quali Predittori di Outcome nel paziente con drepanocitosi in corso di crisi vaso-occlusiva (VOC)
PUGLIESE, OTTAVIO
2025/2026
Abstract
Le drepanocitosi sono sindromi cliniche caratterizzate dalla presenza di una variante dell’emoglobina (HbS) in cui, a causa di una mutazione puntiforme sul gene della β-globina, l’acido glutammico in posizione 6 della proteina viene sostituito da una valina. La mutazione se presente in eterozigosi determina il trait falcemico, in omozigosi causa il quadro clinico più grave, noto come anemia falciforme; in eterozigosi composta con altre varianti emoglobiniche, come HbC o HbD, o varianti β-talassemiche, causa quadri clinici simili caratterizzati da emolisi, eritropoiesi inefficace e crisi dolorose. Infatti, in condizioni di deossigenazione HbS tende a formare polimeri e a precipitare negli eritrociti, che assumono una conformazione rigida, a falce, e ostruiscono il microcircolo con conseguenti stasi ematica, ischemia, infiammazione endoteliale e ripetuti cicli di ischemia-riperfusione con genesi di radicali liberi. Le crisi vaso-occlusive (VOC) rappresentano la manifestazione clinica cardine della drepanocitosi, nonché la principale causa di ospedalizzazione e di compromissione della qualità della vita. Con l'avanzare dell'età, il danno ischemico ed emolitico si accumula progressivamente, determinando un declino funzionale multiorgano. La VOC a sua volta può dare diverse complicanze a carico dei distretti colpiti, con quadri clinici di gravità variabile. Il presente studio osservazionale ha l’obiettivo di analizzare le caratteristiche cliniche e bioumorali dei pazienti ricoverati per VOC, con particolare attenzione al ruolo che la tempestività della terapia analgesica e i biomarcatori di flogosi, come la Proteina C-Reattiva (PCR), possono avere come predittori di outcome. Sono stati raccolti retrospettivamente i dati relativi ad un totale di 147 ricoveri per VOC di 49 pazienti presso le Strutture Complesse di Medicina Interna e Pediatria dell’AOU di Modena, in un arco temporale compreso tra il 2016 e il 2025. L’analisi di Kaplan-Meier ha evidenziato che una precoce somministrazione (entro 60 minuti) della terapia antidolorifica garantisce una riduzione mediana della degenza di 3 giorni (p = 0,02). Secondo il modello di regressione di Cox, un paziente che riceve l’antidolorifico entro 60 minuti ha una probabilità di dimissione 1,44 volte superiore. All’analisi multivariata è emerso che ogni 100 minuti di attesa la durata del ricovero aumenta di circa 1 giorno (p = 0,009). Anche i valori di PCR all’ingresso sono risultati significativamente correlati alla durata della degenza (p = 0,002). Nell’analisi multivariata, PCR e tempestività del trattamento sono risultate entrambe correlate all’outcome in modo indipendente. Infine, l’analisi multivariata per misure ripetute ha mostrato una tendenza verso un aumento dell’8% del rischio di sviluppare una VOC complicata per ogni incremento unitario della PCR all’ingresso (OR 1,08, p = 0,088). I dati raccolti sembrano suggerire che l’evoluzione in VOC complicata sia intrinsecamente legata al carico infiammatorio precoce; la tempestività dell’analgesia, pur non alterando la traiettoria biologica, resta cruciale nel ridurre il distress sistemico e la durata complessiva della degenza. È interessante notare come l’entità dell’emolisi non influenzi la correlazione della PCR con il rischio di sviluppare una VOC complicata. In conclusione, il nostro studio ha identificato nella risposta infiammatoria precoce e nella tempistica di somministrazione dell’analgesia due determinanti cruciali per l’andamento clinico dei pazienti. L’entità dell’infiammazione iniziale sembra essere indipendente da altri fattori e si associa ad un rischio incrementato di complicanze. Rimane tuttavia da chiarire quali siano i determinanti della flogosi, sia per la stratificazione del rischio sia come potenziali target terapeutici.| File | Dimensione | Formato | |
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