Introduzione La fibrillazione atriale (FA) rappresenta una delle patologie cardiovascolari più frequenti nella popolazione geriatrica ed è spesso associata a un aumento del rischio di eventi avversi, tra cui ictus, ospedalizzazione e mortalità. Nei soggetti anziani, tuttavia, la presenza di numerose comorbidità e di condizioni di fragilità rende difficile stabilire quale sia il reale peso prognostico della suddetta aritmia. Lo scopo di questo studio è stato quello di valutare le caratteristiche cliniche dei pazienti anziani affetti e non affetti da FA e di analizzare il rapporto tra tale condizione, il grado di fragilità, la sopravvivenza e le nuove ospedalizzazioni a 6 e 12 mesi. Metodi È stato realizzato uno studio osservazionale retrospettivo comprendente 240 pazienti di età superiore a 65 anni ricoverati presso il reparto di Geriatria dell’Ospedale Civile di Baggiovara (AOU di Modena) tra gennaio 2024 e aprile 2025. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi in base alla presenza o meno di FA. Per ciascun soggetto sono stati raccolti dati demografici, anamnestici, farmacologici e relativi alla valutazione multidimensionale geriatrica. La fragilità è stata valutata mediante Clinical Frailty Scale (CFS), mentre il carico di comorbidità è stato stimato tramite CIRS Comorbidity Index. Sono stati inoltre registrati mortalità, ricoveri ospedalieri e accessi in Pronto Soccorso a 6 e 12 mesi dalla dimissione. Risultati Dei 240 pazienti inclusi nello studio, 81 (33,8%) presentavano FA. I pazienti con FA erano significativamente più anziani rispetto ai soggetti senza FA (età mediana 87 anni vs 84 anni; p=0,011) e presentavano più frequentemente scompenso cardiaco (33,3% vs 14,0%; p<0,001), AOCP (22,2% vs 10,8%; p=0,019) e una maggiore polifarmacoterapia (numero mediano di farmaci 8 vs 7; p=0,010). Oltre l’80% dei soggetti con FA risultava già in trattamento anticoagulante al momento del ricovero. All’analisi multivariata, la presenza di FA non risultava associata a un maggiore grado di fragilità; al contrario, l’età (p<0,001), il CIRS Comorbidity Index (p<0,001) e la presenza di demenza (p<0,001) rappresentavano i principali determinanti indipendenti del punteggio di fragilità. Durante il follow-up non sono emerse differenze significative tra pazienti con e senza FA in termini di mortalità, ricoveri ospedalieri o accessi al PS a 6 e 12 mesi. Nelle analisi di regressione logistica, la FA non è risultata un predittore indipendente di mortalità né a 6 mesi (OR 1,17; IC95% 0,54–2,53; p=0,690) né a 12 mesi (OR 1,41; IC95% 0,60–3,33; p=0,433). Al contrario, la CFS si associava a un incremento del rischio di morte del 48% a 6 mesi (OR 1,48; p=0,008) e del 69% a 12 mesi (OR 1,69; p<0,001) per ogni punto aggiuntivo, mentre il CIRS Comorbidity Index aumentava il rischio rispettivamente del 33% (OR 1,33; p=0,032) e del 43% (OR 1,43; p=0,003). Conclusioni Nella popolazione in esame, la FA identificava pazienti più anziani e caratterizzati da una maggiore complessità clinica, con un più elevato carico di comorbidità e polifarmacoterapia. Tuttavia, la presenza di FA non è risultata associata in modo indipendente a un maggiore grado di fragilità, né a un incremento della mortalità, dei ricoveri o degli accessi al PS durante il follow-up a 6 e 12 mesi. Questi risultati suggeriscono che, se adeguatamente riconosciuta e trattata, la FA non rappresenti di per sé un fattore determinante di maggiore fragilità o di peggiore prognosi nel paziente geriatrico.

LA FIBRILLAZIONE ATRIALE CRONICA NELL'ANZIANO: FATTORI ASSOCIATI E VALUTAZIONE DELLA FRAGILITA' IN UNA POPOLAZIONE GERIATRICA

RAMPONI, TOMMASO
2025/2026

Abstract

Introduzione La fibrillazione atriale (FA) rappresenta una delle patologie cardiovascolari più frequenti nella popolazione geriatrica ed è spesso associata a un aumento del rischio di eventi avversi, tra cui ictus, ospedalizzazione e mortalità. Nei soggetti anziani, tuttavia, la presenza di numerose comorbidità e di condizioni di fragilità rende difficile stabilire quale sia il reale peso prognostico della suddetta aritmia. Lo scopo di questo studio è stato quello di valutare le caratteristiche cliniche dei pazienti anziani affetti e non affetti da FA e di analizzare il rapporto tra tale condizione, il grado di fragilità, la sopravvivenza e le nuove ospedalizzazioni a 6 e 12 mesi. Metodi È stato realizzato uno studio osservazionale retrospettivo comprendente 240 pazienti di età superiore a 65 anni ricoverati presso il reparto di Geriatria dell’Ospedale Civile di Baggiovara (AOU di Modena) tra gennaio 2024 e aprile 2025. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi in base alla presenza o meno di FA. Per ciascun soggetto sono stati raccolti dati demografici, anamnestici, farmacologici e relativi alla valutazione multidimensionale geriatrica. La fragilità è stata valutata mediante Clinical Frailty Scale (CFS), mentre il carico di comorbidità è stato stimato tramite CIRS Comorbidity Index. Sono stati inoltre registrati mortalità, ricoveri ospedalieri e accessi in Pronto Soccorso a 6 e 12 mesi dalla dimissione. Risultati Dei 240 pazienti inclusi nello studio, 81 (33,8%) presentavano FA. I pazienti con FA erano significativamente più anziani rispetto ai soggetti senza FA (età mediana 87 anni vs 84 anni; p=0,011) e presentavano più frequentemente scompenso cardiaco (33,3% vs 14,0%; p<0,001), AOCP (22,2% vs 10,8%; p=0,019) e una maggiore polifarmacoterapia (numero mediano di farmaci 8 vs 7; p=0,010). Oltre l’80% dei soggetti con FA risultava già in trattamento anticoagulante al momento del ricovero. All’analisi multivariata, la presenza di FA non risultava associata a un maggiore grado di fragilità; al contrario, l’età (p<0,001), il CIRS Comorbidity Index (p<0,001) e la presenza di demenza (p<0,001) rappresentavano i principali determinanti indipendenti del punteggio di fragilità. Durante il follow-up non sono emerse differenze significative tra pazienti con e senza FA in termini di mortalità, ricoveri ospedalieri o accessi al PS a 6 e 12 mesi. Nelle analisi di regressione logistica, la FA non è risultata un predittore indipendente di mortalità né a 6 mesi (OR 1,17; IC95% 0,54–2,53; p=0,690) né a 12 mesi (OR 1,41; IC95% 0,60–3,33; p=0,433). Al contrario, la CFS si associava a un incremento del rischio di morte del 48% a 6 mesi (OR 1,48; p=0,008) e del 69% a 12 mesi (OR 1,69; p<0,001) per ogni punto aggiuntivo, mentre il CIRS Comorbidity Index aumentava il rischio rispettivamente del 33% (OR 1,33; p=0,032) e del 43% (OR 1,43; p=0,003). Conclusioni Nella popolazione in esame, la FA identificava pazienti più anziani e caratterizzati da una maggiore complessità clinica, con un più elevato carico di comorbidità e polifarmacoterapia. Tuttavia, la presenza di FA non è risultata associata in modo indipendente a un maggiore grado di fragilità, né a un incremento della mortalità, dei ricoveri o degli accessi al PS durante il follow-up a 6 e 12 mesi. Questi risultati suggeriscono che, se adeguatamente riconosciuta e trattata, la FA non rappresenti di per sé un fattore determinante di maggiore fragilità o di peggiore prognosi nel paziente geriatrico.
2025
FA
Fragilità
Comorbidità
Mortalità
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