Il Glioblastoma Multiforme (GBM) rappresenta il tumore primitivo maligno più comune e aggressivo del sistema nervoso centrale ed origina dalle cellule gliali di tipo astrocitario. Colpisce prevalentemente pazienti in età adulta con un picco d’insorgenza tra 50 e 60 anni. La patogenesi è multifattoriale, essendo caratterizzata da un’elevata eterogeneità clinica, genetica e biomolecolare. Nonostante i progressi diagnostici e terapeutici degli ultimi anni in ambito oncologico, la prognosi rimane ancora sfavorevole. Attualmente, il trattamento gold standard per pazienti affetti da GBM è rappresentato dalla resezione chirurgica massimale, quando possibile, seguita da radioterapia (RT) in associazione o meno a chemioterapia (CHT) concomitante e/o sequenziale con Temozolomide (TMZ). Lo scopo di questo studio è valutare l’impatto dell’approccio multidisciplinare nella gestione dei pazienti affetti da GBM analizzando i principali outcomes clinici e i profili di tossicità dei trattamenti. Per realizzare questo studio è stata condotta un’analisi retrospettiva monocentrica su pazienti affetti da GBM secondo la classificazione WHO 2016 e WHO 2021, trattati presso l’AOU di Modena dal 1° Gennaio 2018 fino al 31 Dicembre 2025. Sono stati analizzati i dati clinici, molecolari e radiologici nonché quelli relativi ai vari trattamenti somministrati e alla loro tollerabilità, al follow-up e ai principali outcomes clinici, ivi inclusi la sopravvivenza globale (0S) e la sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS). Lo studio ha incluso 107 pazienti, con un’età mediana di 61 anni. L’OS mediana è risultato pari a 374 giorni (±33,50 ES), corrispondenti a circa 12,3 mesi, mentre la PFS mediana è stata pari a 125 giorni (± 15,08 ES) corrisponde a 4,1 mesi. La mediana del tempo di controllo locale è stata pari a 126 giorni (± 15,94 ES), equivalenti a circa 4,1 mesi. Dall’analisi univariata dei principali fattori è emerso che la presenza della metilazione del promotore del gene MGMT (p<0,001), l’entità della resezione chirurgica (p=0,001), il performance status valutato mediante la scala di Karnofsky (KPS) (p<0,001) e il tipo di associazione del trattamento RT-CHT (p<0,001) sono associati a un miglioramento statisticamente significativo dell’OS. Tra i fattori, invece, che hanno influenzato la PFS sono inclusi lo stato di metilazione del promotore MGMT (p=0,001) e il performance status (p=0,02). Altri fattori quali l’età alla diagnosi, il sesso e il tipo di frazionamento RT non hanno mostrato un’associazione statisticamente significativa nella sopravvivenza. L’analisi ha permesso di identificare il ruolo prognostico di specifici fattori clinici, molecolari e terapeutici correlati agli endpoint di sopravvivenza dei pazienti affetti da GBM. I nostri risultati riflettono le evidenze disponibili nella principale letteratura internazionale e potrebbero supportare lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche più personalizzate.

Approccio multidisciplinare nei pazienti affetti da glioblastoma multiforme: analisi retrospettiva monocentrica presso l’AOU di Modena.

RAVAOARISOA, SANDRATRA IOBY LALAINA
2025/2026

Abstract

Il Glioblastoma Multiforme (GBM) rappresenta il tumore primitivo maligno più comune e aggressivo del sistema nervoso centrale ed origina dalle cellule gliali di tipo astrocitario. Colpisce prevalentemente pazienti in età adulta con un picco d’insorgenza tra 50 e 60 anni. La patogenesi è multifattoriale, essendo caratterizzata da un’elevata eterogeneità clinica, genetica e biomolecolare. Nonostante i progressi diagnostici e terapeutici degli ultimi anni in ambito oncologico, la prognosi rimane ancora sfavorevole. Attualmente, il trattamento gold standard per pazienti affetti da GBM è rappresentato dalla resezione chirurgica massimale, quando possibile, seguita da radioterapia (RT) in associazione o meno a chemioterapia (CHT) concomitante e/o sequenziale con Temozolomide (TMZ). Lo scopo di questo studio è valutare l’impatto dell’approccio multidisciplinare nella gestione dei pazienti affetti da GBM analizzando i principali outcomes clinici e i profili di tossicità dei trattamenti. Per realizzare questo studio è stata condotta un’analisi retrospettiva monocentrica su pazienti affetti da GBM secondo la classificazione WHO 2016 e WHO 2021, trattati presso l’AOU di Modena dal 1° Gennaio 2018 fino al 31 Dicembre 2025. Sono stati analizzati i dati clinici, molecolari e radiologici nonché quelli relativi ai vari trattamenti somministrati e alla loro tollerabilità, al follow-up e ai principali outcomes clinici, ivi inclusi la sopravvivenza globale (0S) e la sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS). Lo studio ha incluso 107 pazienti, con un’età mediana di 61 anni. L’OS mediana è risultato pari a 374 giorni (±33,50 ES), corrispondenti a circa 12,3 mesi, mentre la PFS mediana è stata pari a 125 giorni (± 15,08 ES) corrisponde a 4,1 mesi. La mediana del tempo di controllo locale è stata pari a 126 giorni (± 15,94 ES), equivalenti a circa 4,1 mesi. Dall’analisi univariata dei principali fattori è emerso che la presenza della metilazione del promotore del gene MGMT (p<0,001), l’entità della resezione chirurgica (p=0,001), il performance status valutato mediante la scala di Karnofsky (KPS) (p<0,001) e il tipo di associazione del trattamento RT-CHT (p<0,001) sono associati a un miglioramento statisticamente significativo dell’OS. Tra i fattori, invece, che hanno influenzato la PFS sono inclusi lo stato di metilazione del promotore MGMT (p=0,001) e il performance status (p=0,02). Altri fattori quali l’età alla diagnosi, il sesso e il tipo di frazionamento RT non hanno mostrato un’associazione statisticamente significativa nella sopravvivenza. L’analisi ha permesso di identificare il ruolo prognostico di specifici fattori clinici, molecolari e terapeutici correlati agli endpoint di sopravvivenza dei pazienti affetti da GBM. I nostri risultati riflettono le evidenze disponibili nella principale letteratura internazionale e potrebbero supportare lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche più personalizzate.
2025
Glioblastoma
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multidisciplinare
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