Introduzione. L'umanizzazione della cura, intesa come la capacità del professionista di preservare la centralità e la dignità della persona assistita, costituisce una dimensione cruciale nei servizi di salute mentale, dove i pazienti rappresentano un bersaglio privilegiato delle dinamiche di deumanizzazione e gli operatori sono esposti a un elevato carico emotivo. Nonostante la rilevanza del tema, i dati sui professionisti italiani della salute mentale risultano tuttora scarsi. Obiettivo. Descrivere il profilo di umanizzazione della cura in un campione di professionisti della salute mentale italiani e identificare le caratteristiche individuali, professionali e formative a esso associate. Materiali e metodi. È stato condotto uno studio osservazionale trasversale su 61 professionisti (42 infermieri e 19 medici psichiatri) operanti presso il DSM-DP dell'Azienda USL – IRCCS di Reggio Emilia, caratterizzati nel complesso da una lunga esperienza professionale. L'umanizzazione della cura è stata misurata mediante la versione italiana della Healthcare Professional Humanization Scale (HUMAS-I), articolata in cinque dimensioni. Le associazioni con l'età e con il carico emotivo negativo sono state analizzate con il coefficiente di Spearman, mentre i confronti tra professioni e tra gruppi con e senza formazione alla comunicazione empatica sono stati condotti con il test U di Mann-Whitney. Risultati. L'età correlava negativamente con le competenze relazionali (ρ = −0,490; p < 0,001) e con il punteggio totale HUMAS-I (ρ = −0,405; p = 0,001). A fronte di un'umanizzazione complessiva sovrapponibile, gli psichiatri mostravano una maggiore autoefficacia rispetto agli infermieri (p = 0,026), mentre questi ultimi riportavano un distress più elevato (p < 0,001). Il distress correlava negativamente con la sola empatia (ρ = −0,297; p = 0,020). La formazione alla comunicazione empatica si associava a punteggi totali più elevati (p = 0,025; r = 0,472). Conclusioni. In un campione con livelli di umanizzazione complessivamente elevati, l'età non rappresenta un fattore protettivo, mentre la formazione alla comunicazione empatica si associa a punteggi più elevati di umanizzazione della cura. I risultati, dato il disegno trasversale e la numerosità limitata del sottogruppo, sono da confermare in studi longitudinali e multicentrici, ma suggeriscono l'utilità di interventi formativi mirati nei servizi di salute mentale.
UMANIZZAZIONE DELLA CURA E FATTORI ASSOCIATI NEI PROFESSIONISTI DELLA SALUTE MENTALE: RUOLO DELLE CARATTERISTICHE INDIVIDUALI, FORMATIVE E LAVORATIVE
RUGGERI, MORGAN
2025/2026
Abstract
Introduzione. L'umanizzazione della cura, intesa come la capacità del professionista di preservare la centralità e la dignità della persona assistita, costituisce una dimensione cruciale nei servizi di salute mentale, dove i pazienti rappresentano un bersaglio privilegiato delle dinamiche di deumanizzazione e gli operatori sono esposti a un elevato carico emotivo. Nonostante la rilevanza del tema, i dati sui professionisti italiani della salute mentale risultano tuttora scarsi. Obiettivo. Descrivere il profilo di umanizzazione della cura in un campione di professionisti della salute mentale italiani e identificare le caratteristiche individuali, professionali e formative a esso associate. Materiali e metodi. È stato condotto uno studio osservazionale trasversale su 61 professionisti (42 infermieri e 19 medici psichiatri) operanti presso il DSM-DP dell'Azienda USL – IRCCS di Reggio Emilia, caratterizzati nel complesso da una lunga esperienza professionale. L'umanizzazione della cura è stata misurata mediante la versione italiana della Healthcare Professional Humanization Scale (HUMAS-I), articolata in cinque dimensioni. Le associazioni con l'età e con il carico emotivo negativo sono state analizzate con il coefficiente di Spearman, mentre i confronti tra professioni e tra gruppi con e senza formazione alla comunicazione empatica sono stati condotti con il test U di Mann-Whitney. Risultati. L'età correlava negativamente con le competenze relazionali (ρ = −0,490; p < 0,001) e con il punteggio totale HUMAS-I (ρ = −0,405; p = 0,001). A fronte di un'umanizzazione complessiva sovrapponibile, gli psichiatri mostravano una maggiore autoefficacia rispetto agli infermieri (p = 0,026), mentre questi ultimi riportavano un distress più elevato (p < 0,001). Il distress correlava negativamente con la sola empatia (ρ = −0,297; p = 0,020). La formazione alla comunicazione empatica si associava a punteggi totali più elevati (p = 0,025; r = 0,472). Conclusioni. In un campione con livelli di umanizzazione complessivamente elevati, l'età non rappresenta un fattore protettivo, mentre la formazione alla comunicazione empatica si associa a punteggi più elevati di umanizzazione della cura. I risultati, dato il disegno trasversale e la numerosità limitata del sottogruppo, sono da confermare in studi longitudinali e multicentrici, ma suggeriscono l'utilità di interventi formativi mirati nei servizi di salute mentale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/6804