Introduzione. L’invecchiamento progressivo della popolazione ha determinato un aumento della prevalenza di multimorbilità e polifarmacoterapia nella popolazione anziana1. L’assunzione contemporanea di numerosi farmaci si associa a eventi avversi, interazioni farmacologiche, cadute, ospedalizzazioni e perdita dell’autonomia funzionale2. La revisione periodica della terapia e la sospensione dei trattamenti non più necessari, il cosiddetto deprescribing, rappresentano elementi di crescente rilevanza nella pratica geriatrica, in particolare nei pazienti fragili con elevato carico farmacologico 3. Materiali e metodi. È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo su 155 pazienti valutati presso l’ambulatorio di Cardiogeriatria del Nuovo Ospedale Civile S. Agostino Estense di Baggiovara nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 e il 30 aprile 2026. Per ciascun soggetto sono stati raccolti dati demografici, clinici, farmacologici e funzionali, includendo comorbilità, numero di farmaci assunti, parametri pressori clinostatici e ortostatici (pressione arteriosa sistolica – PAS e pressione arteriosa diastolica – PAD, misurate in clinostatismo e dopo 1 e 3 minuti dall’ortostatismo), valutazione della fragilità mediante Clinical Frailty Scale e storia di cadute. L’analisi statistica è stata condotta con IBM SPSS Statistics versione 26, impiegando il test t di Student per campioni indipendenti e il test chi-quadrato; sono stati inoltre calcolati odds ratio grezzi con intervallo di confidenza al 95% e un modello di regressione logistica multivariata esplorativa. Il livello di significatività statistica è stato fissato a p<0,05. Risultati. Un intervento di deprescribing è stato effettuato in 81 pazienti su 155 (52,3%), per un totale di 89 azioni di sospensione o riduzione farmacologica. I pazienti sottoposti a deprescribing presentavano, rispetto al gruppo di controllo, un’età media più elevata (82,7 ± 7,3 vs 79,7 ± 6,1 anni; p=0,005), un maggior numero di farmaci assunti (8,4 ± 3,2 vs 6,4 ± 2,7; p<0,001), una maggiore prevalenza di ipotensione ortostatica (48,1% vs 17,6%; p<0,001) e di almeno una caduta nell’ultimo anno (24,7% vs 9,5%; p=0,013). La frequenza del deprescribing aumentava progressivamente dalla categoria fit (32,0%) ai pre-fragili (42,9%) fino ai fragili (62,5%; p=0,025). I diuretici costituivano la classe più frequentemente sottoposta a deprescribing (51,4%), seguiti da neurolettici (50,0%), FANS (50,0%) e antidepressivi (23,5%); statine e anticoagulanti mostravano tassi molto bassi (rispettivamente 0,9% e 1,8%). Nei pazienti in terapia diuretica senza diagnosi documentata di scompenso cardiaco e in presenza di segnali di instabilità clinico-pressoria, la frequenza di deprescribing raggiungeva il 72,7%. All’analisi multivariata, i soli predittori indipendenti del deprescribing erano l’ipotensione ortostatica (OR aggiustato 4,25; IC95% 1,87–9,66; p<0,001) e il numero totale di farmaci (OR aggiustato 1,27 per farmaco aggiuntivo; IC95% 1,10–1,46; p=0,001). Il follow-up era disponibile in 11 pazienti su 81 deprescritti (13,6%); un solo caso ha richiesto la reintroduzione della terapia sospesa Conclusioni. Il deprescribing è praticato in modo attivo in oltre la metà dei pazienti afferenti all’ambulatorio di Cardiogeriatria, orientato da segnali clinici oggettivi e misurabili, quali l’ipotensione ortostatica e il carico farmacologico. I dati indicano che tale intervento possa essere condotto in modo sicuro nel contesto cardiogeriatrico ambulatoriale, in accordo con le evidenze della letteratura4. La standardizzazione di protocolli di revisione terapeutica e il potenziamento del follow-up rappresentano le priorità per documentare l’impatto sugli outcome clinici e sulla qualità di vita dei pazienti.
Il deprescribing nella popolazione ambulatoriale geriatrica
SASSI, SIMONA
2025/2026
Abstract
Introduzione. L’invecchiamento progressivo della popolazione ha determinato un aumento della prevalenza di multimorbilità e polifarmacoterapia nella popolazione anziana1. L’assunzione contemporanea di numerosi farmaci si associa a eventi avversi, interazioni farmacologiche, cadute, ospedalizzazioni e perdita dell’autonomia funzionale2. La revisione periodica della terapia e la sospensione dei trattamenti non più necessari, il cosiddetto deprescribing, rappresentano elementi di crescente rilevanza nella pratica geriatrica, in particolare nei pazienti fragili con elevato carico farmacologico 3. Materiali e metodi. È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo su 155 pazienti valutati presso l’ambulatorio di Cardiogeriatria del Nuovo Ospedale Civile S. Agostino Estense di Baggiovara nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 e il 30 aprile 2026. Per ciascun soggetto sono stati raccolti dati demografici, clinici, farmacologici e funzionali, includendo comorbilità, numero di farmaci assunti, parametri pressori clinostatici e ortostatici (pressione arteriosa sistolica – PAS e pressione arteriosa diastolica – PAD, misurate in clinostatismo e dopo 1 e 3 minuti dall’ortostatismo), valutazione della fragilità mediante Clinical Frailty Scale e storia di cadute. L’analisi statistica è stata condotta con IBM SPSS Statistics versione 26, impiegando il test t di Student per campioni indipendenti e il test chi-quadrato; sono stati inoltre calcolati odds ratio grezzi con intervallo di confidenza al 95% e un modello di regressione logistica multivariata esplorativa. Il livello di significatività statistica è stato fissato a p<0,05. Risultati. Un intervento di deprescribing è stato effettuato in 81 pazienti su 155 (52,3%), per un totale di 89 azioni di sospensione o riduzione farmacologica. I pazienti sottoposti a deprescribing presentavano, rispetto al gruppo di controllo, un’età media più elevata (82,7 ± 7,3 vs 79,7 ± 6,1 anni; p=0,005), un maggior numero di farmaci assunti (8,4 ± 3,2 vs 6,4 ± 2,7; p<0,001), una maggiore prevalenza di ipotensione ortostatica (48,1% vs 17,6%; p<0,001) e di almeno una caduta nell’ultimo anno (24,7% vs 9,5%; p=0,013). La frequenza del deprescribing aumentava progressivamente dalla categoria fit (32,0%) ai pre-fragili (42,9%) fino ai fragili (62,5%; p=0,025). I diuretici costituivano la classe più frequentemente sottoposta a deprescribing (51,4%), seguiti da neurolettici (50,0%), FANS (50,0%) e antidepressivi (23,5%); statine e anticoagulanti mostravano tassi molto bassi (rispettivamente 0,9% e 1,8%). Nei pazienti in terapia diuretica senza diagnosi documentata di scompenso cardiaco e in presenza di segnali di instabilità clinico-pressoria, la frequenza di deprescribing raggiungeva il 72,7%. All’analisi multivariata, i soli predittori indipendenti del deprescribing erano l’ipotensione ortostatica (OR aggiustato 4,25; IC95% 1,87–9,66; p<0,001) e il numero totale di farmaci (OR aggiustato 1,27 per farmaco aggiuntivo; IC95% 1,10–1,46; p=0,001). Il follow-up era disponibile in 11 pazienti su 81 deprescritti (13,6%); un solo caso ha richiesto la reintroduzione della terapia sospesa Conclusioni. Il deprescribing è praticato in modo attivo in oltre la metà dei pazienti afferenti all’ambulatorio di Cardiogeriatria, orientato da segnali clinici oggettivi e misurabili, quali l’ipotensione ortostatica e il carico farmacologico. I dati indicano che tale intervento possa essere condotto in modo sicuro nel contesto cardiogeriatrico ambulatoriale, in accordo con le evidenze della letteratura4. La standardizzazione di protocolli di revisione terapeutica e il potenziamento del follow-up rappresentano le priorità per documentare l’impatto sugli outcome clinici e sulla qualità di vita dei pazienti.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Tesi Sassi Simona.pdf
accesso aperto
Dimensione
746.6 kB
Formato
Adobe PDF
|
746.6 kB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14251/6807