Introduzione: La microematuria isolata rappresenta un reperto frequente nella popolazione generale, ma delinea una complessa sfida diagnostica nella valutazione del candidato donatore di rene da vivente. Le linee guida internazionali (KDIGO, BTS) impongono l'esclusione di patologie sottostanti che possano accelerare il deterioramento del filtrato glomerulare post-donazione o compromettere l'outcome del trapianto. Lo screening preoperatorio prevede l'esame delle urine ripetuto: la persistenza del reperto (almeno 2 campioni positivi su 3) richiede approfondimenti per escludere nefrolitiasi, neoplasie, infezioni o anomalie genetiche, fino all'eventuale indicazione alla biopsia renale. Sebbene la letteratura evidenzi l'assenza di un rischio significativo di declino della funzione renale a lungo termine nei donatori con microematuria persistente e istologia negativa, l'effettivo impatto di tale condizione sul percorso di screening rimane da quantificare. Obiettivi: Il presente studio si propone di descrivere la casistica e la prassi gestionale del Centro di Modena nell'iter diagnostico dei potenziali donatori con microematuria. Gli obiettivi specifici includono la valutazione dell'impatto della microematuria sul giudizio finale di idoneità e sulla durata complessiva dello studio preoperatorio. Si intende inoltre confrontare le caratteristiche demografiche, laboratoristiche e strumentali dei candidati con e senza microematuria, monitorando l'andamento del GFR post-donazione e confrontandolo con quello di donatori standard e donatori con fattori di rischio multipli (es. ipertensione, età ≥70 anni, diabete). Metodi: Studio osservazionale, retrospettivo e monocentrico. Sono stati revisionati i dati clinici e bioumorali dei soggetti sottoposti a iter valutativo per donazione di rene da vivente presso la S.C. di Nefrologia e Dialisi dell’AOU di Modena nel periodo compreso tra il 29 maggio 2020 e il 30 aprile 2025. Risultati: La percentuale di donatori tra i candidati con ME persistente e senza ME è stata rispettivamente del 29,2% e 49,0%. Per i pazienti con ME che hanno necessitato di completare l’iter valutativo compreso di biopsia, il tempo di studio è stato significativamente più lungo. Al pre-donazione, i soggetti con ME mostravano un eGFR significativamente inferiore rispetto ai controlli solo secondo le formule combinate Creatinina-Cistatina C (CKD-EPI ed EKFC minime; p<0.05). Nel post-donazione, i donatori con ME (età mediana 65 vs 54,6 anni; p<0.05) hanno mostrato un eGFR significativamente inferiore a 1 e 12 mesi rispetto ai non-ME, sebbene il trend del decremento funzionale (Delta-eGFR) sia rimasto paragonabile tra i due gruppi a 24 mesi. I 34 candidati medicalmente complessi individuati hanno registrato un iter di idoneità significativamente più breve rispetto ai non complessi (mediana 112,5 vs 148 giorni; p<0.05) a causa di esclusioni precoci basate sui criteri clinici di screening. Tuttavia, tra i soggetti ritenuti idonei che hanno finalizzato la donazione, il profilo di sicurezza e l’andamento della funzione renale residua (eGFR e Delta-eGFR) non hanno mostrato differenze statisticamente significative tra il gruppo MC e non-MC lungo tutto il follow-up di 24 mesi. Conclusioni: Lo studio dimostra che l'utilizzo di formule combinate (Creatinina/Cistatina C) ottimizza la stima del filtrato glomerulare nella valutazione del donatore. La presenza di ME e la complessità medica prolungano o condizionano l'iter valutativo. Ciononostante, nei donatori giudicati idonei dopo un attento screening, sia la microematuria che la complessità medica non compromettono la sicurezza clinica né accelerano il declino funzionale renale a 24 mesi, supportando l'estensione controllata dei criteri di accettazione del donatore vivente.
La microematuria come marcatore di complessità nel candidato donatore di rene per trapianto da vivente: protocollo di studio e impatto sul giudizio di idoneità.
ZAPPETTINI, CATERINA
2025/2026
Abstract
Introduzione: La microematuria isolata rappresenta un reperto frequente nella popolazione generale, ma delinea una complessa sfida diagnostica nella valutazione del candidato donatore di rene da vivente. Le linee guida internazionali (KDIGO, BTS) impongono l'esclusione di patologie sottostanti che possano accelerare il deterioramento del filtrato glomerulare post-donazione o compromettere l'outcome del trapianto. Lo screening preoperatorio prevede l'esame delle urine ripetuto: la persistenza del reperto (almeno 2 campioni positivi su 3) richiede approfondimenti per escludere nefrolitiasi, neoplasie, infezioni o anomalie genetiche, fino all'eventuale indicazione alla biopsia renale. Sebbene la letteratura evidenzi l'assenza di un rischio significativo di declino della funzione renale a lungo termine nei donatori con microematuria persistente e istologia negativa, l'effettivo impatto di tale condizione sul percorso di screening rimane da quantificare. Obiettivi: Il presente studio si propone di descrivere la casistica e la prassi gestionale del Centro di Modena nell'iter diagnostico dei potenziali donatori con microematuria. Gli obiettivi specifici includono la valutazione dell'impatto della microematuria sul giudizio finale di idoneità e sulla durata complessiva dello studio preoperatorio. Si intende inoltre confrontare le caratteristiche demografiche, laboratoristiche e strumentali dei candidati con e senza microematuria, monitorando l'andamento del GFR post-donazione e confrontandolo con quello di donatori standard e donatori con fattori di rischio multipli (es. ipertensione, età ≥70 anni, diabete). Metodi: Studio osservazionale, retrospettivo e monocentrico. Sono stati revisionati i dati clinici e bioumorali dei soggetti sottoposti a iter valutativo per donazione di rene da vivente presso la S.C. di Nefrologia e Dialisi dell’AOU di Modena nel periodo compreso tra il 29 maggio 2020 e il 30 aprile 2025. Risultati: La percentuale di donatori tra i candidati con ME persistente e senza ME è stata rispettivamente del 29,2% e 49,0%. Per i pazienti con ME che hanno necessitato di completare l’iter valutativo compreso di biopsia, il tempo di studio è stato significativamente più lungo. Al pre-donazione, i soggetti con ME mostravano un eGFR significativamente inferiore rispetto ai controlli solo secondo le formule combinate Creatinina-Cistatina C (CKD-EPI ed EKFC minime; p<0.05). Nel post-donazione, i donatori con ME (età mediana 65 vs 54,6 anni; p<0.05) hanno mostrato un eGFR significativamente inferiore a 1 e 12 mesi rispetto ai non-ME, sebbene il trend del decremento funzionale (Delta-eGFR) sia rimasto paragonabile tra i due gruppi a 24 mesi. I 34 candidati medicalmente complessi individuati hanno registrato un iter di idoneità significativamente più breve rispetto ai non complessi (mediana 112,5 vs 148 giorni; p<0.05) a causa di esclusioni precoci basate sui criteri clinici di screening. Tuttavia, tra i soggetti ritenuti idonei che hanno finalizzato la donazione, il profilo di sicurezza e l’andamento della funzione renale residua (eGFR e Delta-eGFR) non hanno mostrato differenze statisticamente significative tra il gruppo MC e non-MC lungo tutto il follow-up di 24 mesi. Conclusioni: Lo studio dimostra che l'utilizzo di formule combinate (Creatinina/Cistatina C) ottimizza la stima del filtrato glomerulare nella valutazione del donatore. La presenza di ME e la complessità medica prolungano o condizionano l'iter valutativo. Ciononostante, nei donatori giudicati idonei dopo un attento screening, sia la microematuria che la complessità medica non compromettono la sicurezza clinica né accelerano il declino funzionale renale a 24 mesi, supportando l'estensione controllata dei criteri di accettazione del donatore vivente.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/6825