Introduzione: Il carcinoma della cervice uterina (CaCU) rappresenta la quarta neoplasia femminile per incidenza e mortalità a livello globale, con un marcato gradiente socioeconomico nella sua distribuzione. Nei Paesi ad alto reddito, l’implementazione dei programmi di screening e della vaccinazione anti-HPV ha determinato una riduzione dell'incidenza e un significativo downstaging alla diagnosi. L'infezione persistente da genotipi di Papillomavirus umano ad alto rischio (HR-HPV) costituisce la condizione necessaria, sebbene non sufficiente, per lo sviluppo della malattia. Il trattamento delle forme localmente avanzate si fonda sulla chemioradioterapia concomitante associata a brachiterapia, mentre gli stadi iniziali prevedono un approccio chirurgico, eventualmente integrato da terapia adiuvante. Obiettivi: Il presente studio si propone di caratterizzare la popolazione sottoposta a radioterapia per CaCU sulla base degli aspetti anamnestici, delle caratteristiche tumorali alla diagnosi (Stadiazione FIGO e TNM), e dei parametri istopatologici, analizzandone la distribuzione e gli esiti oncologici a lungo termine. Materiali e metodi: È stato condotto uno studio retrospettivo monocentrico presso l'UOC di Radioterapia Oncologica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. Sono state incluse le pazienti trattate con radioterapia per CaCU tra gennaio 2014 e dicembre 2024, escludendo trattamenti palliativi e su recidiva. I dati clinici, istopatologici, stadiativi e terapeutici sono stati raccolti da cartelle informatizzate; le comorbidità sono state standardizzate tramite il Charlson Comorbidity Index (CCI). Per le analisi comparative sono stati utilizzati test del Chi quadrato, test di Student e ANOVA (significatività per p<0.05). Le analisi di sopravvivenza sono state eseguite con il metodo Kaplan-Meier e il Log-Rank test. Risultati: La coorte comprendeva 106 pazienti (età media alla diagnosi di 59.3 ± 14.1 anni; BMI medio di 26.2 ± 7.2 kg/m²). L'istotipo principale era il carcinoma squamocellulare (84.0%), seguito dall'adenocarcinoma (12.3%). La popolazione era caratterizzata da una marcata prevalenza di stadi localmente avanzati, con predominanza dello stadio III (45.3%), in particolare del sottogruppo IIIC1. Trentasei pazienti (34.0%) sono state sottoposte a chirurgia primaria. L’intera coorte ha ricevuto radioterapia, come da criterio di inclusione, associata a brachiterapia nell'80.2% dei casi; la chemioterapia concomitante è stata somministrata nel 70.8% dei casi. L'età alla diagnosi si è confermata un fattore di selezione terapeutica statisticamente significativo (p=0.0015): le pazienti operate erano più giovani delle non operate (53.3 ± 12.9 anni vs 62.3 ± 13.8 anni), e il gruppo trattato con sola radioterapia mostrava l'età media più elevata (78.0 ± 7.6 anni). Gli esiti oncologici sono stati valutati nelle 100 pazienti con follow-up disponibile (follow-up mediano di 53 mesi). La sopravvivenza globale (OS) dell’intera coorte è risultata pari all’87.3% a 3 anni, all’83.0% a 5 anni e al 71.5% a 10 anni. La sopravvivenza cancro-specifica (CSS) è stata stimata rispettivamente dell’89.4%, all’85.0% e all’80.0%, nei medesimi cut-off temporali. Conclusioni: I dati delineano una popolazione con malattia prevalentemente avanzata alla diagnosi, in cui l'età ha guidato la stratificazione dell’iter terapeutico. Gli esiti oncologici a lungo termine si sono dimostrati favorevoli, con tassi di OS e CSS elevati, confermando l’efficacia del percorso multidisciplinare adottato nella gestione della patologia.
Trattamento chemio-radioterapico del carcinoma della cervice localmente avanzato: risultati del percorso diagnostico terapeutico di Modena
ZOBOLI, JENNY
2025/2026
Abstract
Introduzione: Il carcinoma della cervice uterina (CaCU) rappresenta la quarta neoplasia femminile per incidenza e mortalità a livello globale, con un marcato gradiente socioeconomico nella sua distribuzione. Nei Paesi ad alto reddito, l’implementazione dei programmi di screening e della vaccinazione anti-HPV ha determinato una riduzione dell'incidenza e un significativo downstaging alla diagnosi. L'infezione persistente da genotipi di Papillomavirus umano ad alto rischio (HR-HPV) costituisce la condizione necessaria, sebbene non sufficiente, per lo sviluppo della malattia. Il trattamento delle forme localmente avanzate si fonda sulla chemioradioterapia concomitante associata a brachiterapia, mentre gli stadi iniziali prevedono un approccio chirurgico, eventualmente integrato da terapia adiuvante. Obiettivi: Il presente studio si propone di caratterizzare la popolazione sottoposta a radioterapia per CaCU sulla base degli aspetti anamnestici, delle caratteristiche tumorali alla diagnosi (Stadiazione FIGO e TNM), e dei parametri istopatologici, analizzandone la distribuzione e gli esiti oncologici a lungo termine. Materiali e metodi: È stato condotto uno studio retrospettivo monocentrico presso l'UOC di Radioterapia Oncologica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. Sono state incluse le pazienti trattate con radioterapia per CaCU tra gennaio 2014 e dicembre 2024, escludendo trattamenti palliativi e su recidiva. I dati clinici, istopatologici, stadiativi e terapeutici sono stati raccolti da cartelle informatizzate; le comorbidità sono state standardizzate tramite il Charlson Comorbidity Index (CCI). Per le analisi comparative sono stati utilizzati test del Chi quadrato, test di Student e ANOVA (significatività per p<0.05). Le analisi di sopravvivenza sono state eseguite con il metodo Kaplan-Meier e il Log-Rank test. Risultati: La coorte comprendeva 106 pazienti (età media alla diagnosi di 59.3 ± 14.1 anni; BMI medio di 26.2 ± 7.2 kg/m²). L'istotipo principale era il carcinoma squamocellulare (84.0%), seguito dall'adenocarcinoma (12.3%). La popolazione era caratterizzata da una marcata prevalenza di stadi localmente avanzati, con predominanza dello stadio III (45.3%), in particolare del sottogruppo IIIC1. Trentasei pazienti (34.0%) sono state sottoposte a chirurgia primaria. L’intera coorte ha ricevuto radioterapia, come da criterio di inclusione, associata a brachiterapia nell'80.2% dei casi; la chemioterapia concomitante è stata somministrata nel 70.8% dei casi. L'età alla diagnosi si è confermata un fattore di selezione terapeutica statisticamente significativo (p=0.0015): le pazienti operate erano più giovani delle non operate (53.3 ± 12.9 anni vs 62.3 ± 13.8 anni), e il gruppo trattato con sola radioterapia mostrava l'età media più elevata (78.0 ± 7.6 anni). Gli esiti oncologici sono stati valutati nelle 100 pazienti con follow-up disponibile (follow-up mediano di 53 mesi). La sopravvivenza globale (OS) dell’intera coorte è risultata pari all’87.3% a 3 anni, all’83.0% a 5 anni e al 71.5% a 10 anni. La sopravvivenza cancro-specifica (CSS) è stata stimata rispettivamente dell’89.4%, all’85.0% e all’80.0%, nei medesimi cut-off temporali. Conclusioni: I dati delineano una popolazione con malattia prevalentemente avanzata alla diagnosi, in cui l'età ha guidato la stratificazione dell’iter terapeutico. Gli esiti oncologici a lungo termine si sono dimostrati favorevoli, con tassi di OS e CSS elevati, confermando l’efficacia del percorso multidisciplinare adottato nella gestione della patologia.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/6828