Il presente lavoro di ricerca indaga l’evoluzione della criminalità organizzata contemporanea e il ruolo cruciale dell’educazione alla legalità come strumento primario di prevenzione e contrasto. Muovendo dalla consapevolezza che l’azione repressiva dell’apparato giudiziario, pur fondamentale, risulta strutturalmente insufficiente per sradicare un fenomeno capace di adattarsi ai mutamenti sociali ed economici, l’elaborato analizza le strategie attraverso cui le mafie ottengono consenso e si infiltrano nel tessuto democratico. La criminalità ha infatti superato la fase del conflitto armato manifesto per trasformarsi in una complessa holding transnazionale, privilegiando una penetrazione silente basata sulla corruzione, sul riciclaggio e sulla mimetizzazione economica. Per decodificare questo mutamento, la trattazione si sviluppa esaminando tre specifiche direttrici evolutive, assunte a categorie definitorie del moderno agire mafioso. In primo luogo, viene indagata l’ "Ecomafia", una delle espressioni più ciniche del crimine, che lucra sullo smaltimento illecito dei rifiuti ipotecando la salute pubblica — come tragicamente evidenziato nei territori della "Terra dei Fuochi" — e alterando la libera concorrenza del mercato. In secondo luogo, l’analisi si concentra sulla "Micromafia", che agisce a livello capillare corrodendo la sicurezza cittadina e normalizzando il compromesso etico nei singoli quartieri attraverso lo sfruttamento, l’usura e l’infiltrazione in ambiti insospettabili. Infine, viene esplorata la "Digitalmafia", che segna la definitiva transizione del crimine nel cyberspazio. Sfruttando le criptovalute e le piazze del dark web, l’organizzazione si è trasformata in un vero e proprio algoritmo sociale capace di generare un’inedita "Omertà 3.0" e di manipolare la vulnerabilità delle nuove generazioni. Dinanzi a una mafia che ha abbandonato i folcloristici stereotipi del passato per presentarsi sotto le mentite spoglie dell’efficienza aziendale, la ricerca evidenzia come il potere criminale prosperi all’interno delle "zone grigie" di connivenza. Per disinnescare tale pervasiva narrazione, lo studio si concentra sull’impalcatura pedagogica, con particolare riferimento all’introduzione dell’educazione civica tramite la Legge n. 92/2019. Dall’analisi empirica delle politiche educative emerge un principio cardine: il "primato delle persone sulla legge". Le riforme istituzionali rischiano, infatti, di ridursi alla sterile illusione gattopardesca di «cambiare tutto per non cambiare niente» se non vengono supportate dal ruolo attivo della comunità educante. I docenti si configurano quali autentici artefici di una rivoluzione civile, avendo il compito di contrastare la «lotta farlocca» e puramente retorica alla mafia, per trasformare invece la memoria storica in "memoria operante" e tradurre il precetto normativo in un costante modello di condotta ordinaria. In conclusione, la tesi dimostra che il contrasto alle mafie è una battaglia intimamente culturale che si vince sradicando l’assuefazione alla micro-illegalità. La legalità non deve essere percepita come un concetto astratto o distante, bensì come una consuetudine naturale che si manifesta nei piccoli gesti quotidiani: dal rispetto degli spazi riservati ai disabili alla cura dell’ambiente, fino all’assunzione di responsabilità nello spazio digitale. Solo attraverso la ricostruzione di un’etica pubblica robusta, unendo le forze per elaborare una compiuta "legalità ecologica" e una solida "giustizia digitale", la società civile potrà smettere di essere vittima spettatrice. Affidando all’istruzione il compito di togliere letteralmente l’erba sotto i piedi della cultura criminale, si potrà riaffermare la democrazia e scongiurare il dubbio fatale che vivere onestamente sia inutile.
Educazione alla legalità e antimafia: ecomafia, micromafia e digital mafia.
MILITI, VITTORIO
2025/2026
Abstract
Il presente lavoro di ricerca indaga l’evoluzione della criminalità organizzata contemporanea e il ruolo cruciale dell’educazione alla legalità come strumento primario di prevenzione e contrasto. Muovendo dalla consapevolezza che l’azione repressiva dell’apparato giudiziario, pur fondamentale, risulta strutturalmente insufficiente per sradicare un fenomeno capace di adattarsi ai mutamenti sociali ed economici, l’elaborato analizza le strategie attraverso cui le mafie ottengono consenso e si infiltrano nel tessuto democratico. La criminalità ha infatti superato la fase del conflitto armato manifesto per trasformarsi in una complessa holding transnazionale, privilegiando una penetrazione silente basata sulla corruzione, sul riciclaggio e sulla mimetizzazione economica. Per decodificare questo mutamento, la trattazione si sviluppa esaminando tre specifiche direttrici evolutive, assunte a categorie definitorie del moderno agire mafioso. In primo luogo, viene indagata l’ "Ecomafia", una delle espressioni più ciniche del crimine, che lucra sullo smaltimento illecito dei rifiuti ipotecando la salute pubblica — come tragicamente evidenziato nei territori della "Terra dei Fuochi" — e alterando la libera concorrenza del mercato. In secondo luogo, l’analisi si concentra sulla "Micromafia", che agisce a livello capillare corrodendo la sicurezza cittadina e normalizzando il compromesso etico nei singoli quartieri attraverso lo sfruttamento, l’usura e l’infiltrazione in ambiti insospettabili. Infine, viene esplorata la "Digitalmafia", che segna la definitiva transizione del crimine nel cyberspazio. Sfruttando le criptovalute e le piazze del dark web, l’organizzazione si è trasformata in un vero e proprio algoritmo sociale capace di generare un’inedita "Omertà 3.0" e di manipolare la vulnerabilità delle nuove generazioni. Dinanzi a una mafia che ha abbandonato i folcloristici stereotipi del passato per presentarsi sotto le mentite spoglie dell’efficienza aziendale, la ricerca evidenzia come il potere criminale prosperi all’interno delle "zone grigie" di connivenza. Per disinnescare tale pervasiva narrazione, lo studio si concentra sull’impalcatura pedagogica, con particolare riferimento all’introduzione dell’educazione civica tramite la Legge n. 92/2019. Dall’analisi empirica delle politiche educative emerge un principio cardine: il "primato delle persone sulla legge". Le riforme istituzionali rischiano, infatti, di ridursi alla sterile illusione gattopardesca di «cambiare tutto per non cambiare niente» se non vengono supportate dal ruolo attivo della comunità educante. I docenti si configurano quali autentici artefici di una rivoluzione civile, avendo il compito di contrastare la «lotta farlocca» e puramente retorica alla mafia, per trasformare invece la memoria storica in "memoria operante" e tradurre il precetto normativo in un costante modello di condotta ordinaria. In conclusione, la tesi dimostra che il contrasto alle mafie è una battaglia intimamente culturale che si vince sradicando l’assuefazione alla micro-illegalità. La legalità non deve essere percepita come un concetto astratto o distante, bensì come una consuetudine naturale che si manifesta nei piccoli gesti quotidiani: dal rispetto degli spazi riservati ai disabili alla cura dell’ambiente, fino all’assunzione di responsabilità nello spazio digitale. Solo attraverso la ricostruzione di un’etica pubblica robusta, unendo le forze per elaborare una compiuta "legalità ecologica" e una solida "giustizia digitale", la società civile potrà smettere di essere vittima spettatrice. Affidando all’istruzione il compito di togliere letteralmente l’erba sotto i piedi della cultura criminale, si potrà riaffermare la democrazia e scongiurare il dubbio fatale che vivere onestamente sia inutile.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/6863