Nel corso degli ultimi decenni, la disciplina del licenziamento ha attraversato una profonda evoluzione, riflettendo i mutamenti sociali ed economici. La presente trattazione si pone l’obiettivo di analizzare l’istituto del licenziamento, con particolare riguardo alla fattispecie del licenziamento discriminatorio. Tale tipologia di recesso, infatti, rappresenta la più grave violazione dei diritti e della dignità del prestatore d’opera, in quanto colpisce il lavoratore non per ragioni legate al suo rendimento o alle esigenze organizzative dell’impresa, ma in virtù di caratteristiche personali protette da precetti costituzionali e sovranazionali. Alla luce di queste premesse, l’elaborato segue un duplice filo conduttore: da un lato, indagare gli odierni confini sostanziali del licenziamento discriminatorio di fronte alle nuove dinamiche organizzative; dall’altro, valutare in che misura gli strumenti processuali vigenti si rivelino idonei a garantirne l’effettiva sanzionabilità. La tesi è articolata come segue. Il primo capitolo è dedicato alla ricostruzione storico-giuridica della materia, un passaggio fondamentale per cogliere il mutamento che ha investito il potere di recesso datoriale. Il Codice civile del 1942 prevedeva il c.d. recesso ad nutum. Tuttavia, l’inadeguatezza del recesso ad nutum emerse con forza nel panorama macroeconomico e occupazionale del secondo dopoguerra. Il capitolo analizza i fattori determinanti che guidarono la transizione verso la progressiva limitazione del potere di recesso datoriale: da un lato, l’azione dell’autonomia collettiva attraverso la stagione degli Accordi Interconfederali, dall’altro, il vivace dibattito incentrato sul tentativo di applicare la disciplina del motivo illecito ex art. 1345 c.c. al fine di sanzionare le diffuse ritorsioni politico-sindacali, a fronte di una giurisprudenza di legittimità inizialmente orientata a confermare il carattere astratto del recesso datoriale. Questo percorso ha trovato definitivo compimento nei successivi interventi del legislatore: l. n. 7/1963, l. n. 604/1966, l. n. 300/1970, l. n. 108/1990. Il secondo capitolo tratta della dimensione sostanziale del licenziamento discriminatorio, esplorandone il fondamento costituzionale e la complessa architettura multilivello. La tutela contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro non è infatti un fenomeno circoscritto entro i confini nazionali, bensì il risultato di una fitta interazione tra la Carta costituzionale, le fonti internazionali e, soprattutto, il diritto dell’Unione Europea. Viene in particolare esaminata la dicotomia tra discriminazione diretta e indiretta, affiancata da un’analisi dell’evoluzione dei rimedi sanzionatori volti a presidiare la stabilità del rapporto. Infine, il terzo capitolo affronta il tema della dimensione processuale e probatoria. Il capitolo analizza le regole ordinarie del riparto dell’onere della prova sancite dall’articolo 2697 c.c. e la specifica regola introdotta dall’articolo 5 della legge n. 604 del 1966, per poi focalizzarsi sulla disciplina agevolata prevista in materia antidiscriminatoria. Il capitolo esamina inoltre come il rischio della prova si articoli concretamente in relazione ai diversi fattori protetti dall’ordinamento, e si conclude con una riflessione sulle più recenti tendenze giurisprudenziali e dottrinali volte all’oggettivizzazione dell’illecito, esaminando le risposte del diritto di fronte alle nuove e multiformi modalità con cui la discriminazione può manifestarsi nel contesto lavorativo contemporaneo.

Il licenziamento discriminatorio: evoluzione normativa, profili sostanziali e accertamento probatorio

RIBBA, ALICE
2025/2026

Abstract

Nel corso degli ultimi decenni, la disciplina del licenziamento ha attraversato una profonda evoluzione, riflettendo i mutamenti sociali ed economici. La presente trattazione si pone l’obiettivo di analizzare l’istituto del licenziamento, con particolare riguardo alla fattispecie del licenziamento discriminatorio. Tale tipologia di recesso, infatti, rappresenta la più grave violazione dei diritti e della dignità del prestatore d’opera, in quanto colpisce il lavoratore non per ragioni legate al suo rendimento o alle esigenze organizzative dell’impresa, ma in virtù di caratteristiche personali protette da precetti costituzionali e sovranazionali. Alla luce di queste premesse, l’elaborato segue un duplice filo conduttore: da un lato, indagare gli odierni confini sostanziali del licenziamento discriminatorio di fronte alle nuove dinamiche organizzative; dall’altro, valutare in che misura gli strumenti processuali vigenti si rivelino idonei a garantirne l’effettiva sanzionabilità. La tesi è articolata come segue. Il primo capitolo è dedicato alla ricostruzione storico-giuridica della materia, un passaggio fondamentale per cogliere il mutamento che ha investito il potere di recesso datoriale. Il Codice civile del 1942 prevedeva il c.d. recesso ad nutum. Tuttavia, l’inadeguatezza del recesso ad nutum emerse con forza nel panorama macroeconomico e occupazionale del secondo dopoguerra. Il capitolo analizza i fattori determinanti che guidarono la transizione verso la progressiva limitazione del potere di recesso datoriale: da un lato, l’azione dell’autonomia collettiva attraverso la stagione degli Accordi Interconfederali, dall’altro, il vivace dibattito incentrato sul tentativo di applicare la disciplina del motivo illecito ex art. 1345 c.c. al fine di sanzionare le diffuse ritorsioni politico-sindacali, a fronte di una giurisprudenza di legittimità inizialmente orientata a confermare il carattere astratto del recesso datoriale. Questo percorso ha trovato definitivo compimento nei successivi interventi del legislatore: l. n. 7/1963, l. n. 604/1966, l. n. 300/1970, l. n. 108/1990. Il secondo capitolo tratta della dimensione sostanziale del licenziamento discriminatorio, esplorandone il fondamento costituzionale e la complessa architettura multilivello. La tutela contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro non è infatti un fenomeno circoscritto entro i confini nazionali, bensì il risultato di una fitta interazione tra la Carta costituzionale, le fonti internazionali e, soprattutto, il diritto dell’Unione Europea. Viene in particolare esaminata la dicotomia tra discriminazione diretta e indiretta, affiancata da un’analisi dell’evoluzione dei rimedi sanzionatori volti a presidiare la stabilità del rapporto. Infine, il terzo capitolo affronta il tema della dimensione processuale e probatoria. Il capitolo analizza le regole ordinarie del riparto dell’onere della prova sancite dall’articolo 2697 c.c. e la specifica regola introdotta dall’articolo 5 della legge n. 604 del 1966, per poi focalizzarsi sulla disciplina agevolata prevista in materia antidiscriminatoria. Il capitolo esamina inoltre come il rischio della prova si articoli concretamente in relazione ai diversi fattori protetti dall’ordinamento, e si conclude con una riflessione sulle più recenti tendenze giurisprudenziali e dottrinali volte all’oggettivizzazione dell’illecito, esaminando le risposte del diritto di fronte alle nuove e multiformi modalità con cui la discriminazione può manifestarsi nel contesto lavorativo contemporaneo.
2025
Licenziamento
Discriminazione
Recesso
Tutela
Onere probatorio
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