L'imputabilità costituisce uno degli istituti più controversi del diritto penale sostanziale, poiché si propone di individuare un adeguato compromesso tra l'esercizio del potere punitivo dello Stato e l’effettiva capacità del soggetto di comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi secondo la norma. Nell'ombra di tale categoria, solo in apparenza consolidata, si cela una questione ben più profonda: su quale presupposto il diritto può legittimamente rimproverare l’individuo? L'accertamento dell'imputabilità non si esaurisce nella verifica di una condizione psicologica individuale, piuttosto presuppone una riflessione attinente alla libertà umana, alla colpevolezza e ai limiti entro cui il diritto possa muovere un rimprovero nei confronti della persona. È proprio in questa prospettiva che emerge la fragilità di un modello che continua a fondare la responsabilità penale su categorie segnate da inevitabili margini di incertezza, in un contesto ove le acquisizioni scientifiche incrinano progressivamente le tradizionali rappresentazioni dell'agire umano. L’elaborato intende indagare criticamente l'evoluzione dell'istituto, soffermandosi sul confronto tra Scuola Classica, ove il libero arbitrio rappresenta il fondamento della colpevolezza, e Scuola Positiva, connotata da una visione deterministica che riconduce il comportamento criminale a fattori biologici, psichici e sociali. Lungi dal costituire una disputa relegata alla storia del pensiero penalistico, tale contrapposizione continuerà a riflettersi nelle odierne difficoltà applicative dell’istituto. Il diritto penale contemporaneo appare, infatti, ancora sospeso tra l'esigenza di preservare la libertà individuale e la crescente influenza di modelli scientifici che tendono a spiegare il comportamento umano mediante fattori causali sempre più sofisticati. Il paradigma della responsabilità personale è ancora compatibile con le attuali conoscenze oppure rappresenta una costruzione normativa necessaria ma sempre più distante dalla realtà empirica? In tale scenario, l'infermità psichica costituisce la disciplina nella quale le contraddizioni dell'istituto emergono con maggiore evidenza. Essa non può essere ridotta né ad una semplice diagnosi clinica, né ad una mera clausola automatica di esclusione della colpevolezza. Particolare attenzione verrà dedicata al rapporto tra sapere giuridico e sapere scientifico, specie alle neuroscienze, le quali pur offrendo nuovi strumenti per comprendere i processi decisionali sottesi all'agire umano, sollevano interrogativi peculiari: il progresso scientifico rende davvero più affidabile l'accertamento dell'imputabilità o rischia di alimentare nuove forme di determinismo, capaci di svuotare il fondamento del rimprovero individuale? L'elaborato intende, infine, esaminare il ruolo della perizia psichiatrica, l’attività del giudice e il tema della pericolosità sociale, al fine di individuare una necessario compromesso tra esigenze di prevenzione e tutela delle libertà fondamentali. Particolare attenzione verrà dedicata alla complessità dell'accertamento dell’infermità, in quanto tale nozione talvolta rischia di assumere il ruolo di “capro espiatorio”, utilizzato per instaurare un rapporto quasi automatico di causa-effetto a ciò che, nella razionalità comune, appare altrimenti privo di spiegazione. In tale prospettiva, emerge con forza la difficoltà di fondare decisioni incidenti sulla libertà personale su valutazioni per loro natura inevitabilmente prognostiche e complesse. Occorrerà, in tal senso, provvedere all’individuazione di garanzie idonee ad impedire che strumenti concepiti per la difesa sociale si trasformino in forme di controllo incompatibili con i principi costituzionali sui quali si fonda il nostro ordinamento.

Imputabilità e vizio di mente: un'analisi criminogenetica e giurisprudenziale

MIGLIORINI, GIULIA
2025/2026

Abstract

L'imputabilità costituisce uno degli istituti più controversi del diritto penale sostanziale, poiché si propone di individuare un adeguato compromesso tra l'esercizio del potere punitivo dello Stato e l’effettiva capacità del soggetto di comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi secondo la norma. Nell'ombra di tale categoria, solo in apparenza consolidata, si cela una questione ben più profonda: su quale presupposto il diritto può legittimamente rimproverare l’individuo? L'accertamento dell'imputabilità non si esaurisce nella verifica di una condizione psicologica individuale, piuttosto presuppone una riflessione attinente alla libertà umana, alla colpevolezza e ai limiti entro cui il diritto possa muovere un rimprovero nei confronti della persona. È proprio in questa prospettiva che emerge la fragilità di un modello che continua a fondare la responsabilità penale su categorie segnate da inevitabili margini di incertezza, in un contesto ove le acquisizioni scientifiche incrinano progressivamente le tradizionali rappresentazioni dell'agire umano. L’elaborato intende indagare criticamente l'evoluzione dell'istituto, soffermandosi sul confronto tra Scuola Classica, ove il libero arbitrio rappresenta il fondamento della colpevolezza, e Scuola Positiva, connotata da una visione deterministica che riconduce il comportamento criminale a fattori biologici, psichici e sociali. Lungi dal costituire una disputa relegata alla storia del pensiero penalistico, tale contrapposizione continuerà a riflettersi nelle odierne difficoltà applicative dell’istituto. Il diritto penale contemporaneo appare, infatti, ancora sospeso tra l'esigenza di preservare la libertà individuale e la crescente influenza di modelli scientifici che tendono a spiegare il comportamento umano mediante fattori causali sempre più sofisticati. Il paradigma della responsabilità personale è ancora compatibile con le attuali conoscenze oppure rappresenta una costruzione normativa necessaria ma sempre più distante dalla realtà empirica? In tale scenario, l'infermità psichica costituisce la disciplina nella quale le contraddizioni dell'istituto emergono con maggiore evidenza. Essa non può essere ridotta né ad una semplice diagnosi clinica, né ad una mera clausola automatica di esclusione della colpevolezza. Particolare attenzione verrà dedicata al rapporto tra sapere giuridico e sapere scientifico, specie alle neuroscienze, le quali pur offrendo nuovi strumenti per comprendere i processi decisionali sottesi all'agire umano, sollevano interrogativi peculiari: il progresso scientifico rende davvero più affidabile l'accertamento dell'imputabilità o rischia di alimentare nuove forme di determinismo, capaci di svuotare il fondamento del rimprovero individuale? L'elaborato intende, infine, esaminare il ruolo della perizia psichiatrica, l’attività del giudice e il tema della pericolosità sociale, al fine di individuare una necessario compromesso tra esigenze di prevenzione e tutela delle libertà fondamentali. Particolare attenzione verrà dedicata alla complessità dell'accertamento dell’infermità, in quanto tale nozione talvolta rischia di assumere il ruolo di “capro espiatorio”, utilizzato per instaurare un rapporto quasi automatico di causa-effetto a ciò che, nella razionalità comune, appare altrimenti privo di spiegazione. In tale prospettiva, emerge con forza la difficoltà di fondare decisioni incidenti sulla libertà personale su valutazioni per loro natura inevitabilmente prognostiche e complesse. Occorrerà, in tal senso, provvedere all’individuazione di garanzie idonee ad impedire che strumenti concepiti per la difesa sociale si trasformino in forme di controllo incompatibili con i principi costituzionali sui quali si fonda il nostro ordinamento.
2025
Imputabilità
Infermità psichica
Neuroscienze
Libertà personale
Perizia psichiatrica
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/6888