La presente tesi affronta il tema dell'affettività e della sessualità nella detenzione penitenziaria, analizzandolo alla luce dei principi costituzionali, della normativa penitenziaria e dell'evoluzione della giurisprudenza nazionale ed europea. Sebbene la privazione della libertà personale costituisca il contenuto essenziale della pena detentiva, il soggetto ristretto continua a essere titolare dei diritti fondamentali che non risultino incompatibili con l'esecuzione della sanzione. Tra questi assumono particolare rilievo il diritto all'affettività e il diritto alla sessualità, dimensioni strettamente connesse alla dignità della persona, all'identità individuale e al libero sviluppo della personalità. La ricerca prende avvio dall'analisi del significato dell'affettività nella vita umana e del ruolo che i legami familiari, sentimentali e sociali svolgono nella costruzione dell'identità personale. Particolare attenzione è dedicata alla sessualità, considerata non come mero bisogno fisiologico, bensì come espressione della personalità, forma di comunicazione affettiva e componente essenziale della vita relazionale. Per lungo tempo il sistema penitenziario italiano ha trattato la sessualità come una dimensione inevitabilmente sacrificabile in conseguenza della detenzione, privilegiando esigenze di controllo e sicurezza. La tesi esamina quindi l'evoluzione della giurisprudenza costituzionale e sovranazionale, soffermandosi sul riconoscimento del diritto all'affettività quale espressione della vita privata e familiare tutelata dalla Costituzione. Nella parte conclusiva vengono analizzate le prospettive di riforma dell'ordinamento penitenziario e le possibili modalità di riconoscimento dell'affettività e della sessualità in carcere. Il lavoro sostiene che la tutela di tali dimensioni non debba essere interpretata come una concessione premiale, bensì come uno strumento coerente con i principi costituzionali e con l'obiettivo del reinserimento sociale. La conclusione cui giunge la ricerca è che una pena realmente orientata alla rieducazione non possa ignorare i legami affettivi e la dimensione sessuale della persona. Conservare e valorizzare tali relazioni significa non soltanto rispettare la dignità del detenuto, ma anche favorire percorsi di responsabilizzazione e creare condizioni più favorevoli per il reinserimento sociale al termine della detenzione.
Affettività e sessualità intramuraria
PELLEGRINI, RICCARDO
2025/2026
Abstract
La presente tesi affronta il tema dell'affettività e della sessualità nella detenzione penitenziaria, analizzandolo alla luce dei principi costituzionali, della normativa penitenziaria e dell'evoluzione della giurisprudenza nazionale ed europea. Sebbene la privazione della libertà personale costituisca il contenuto essenziale della pena detentiva, il soggetto ristretto continua a essere titolare dei diritti fondamentali che non risultino incompatibili con l'esecuzione della sanzione. Tra questi assumono particolare rilievo il diritto all'affettività e il diritto alla sessualità, dimensioni strettamente connesse alla dignità della persona, all'identità individuale e al libero sviluppo della personalità. La ricerca prende avvio dall'analisi del significato dell'affettività nella vita umana e del ruolo che i legami familiari, sentimentali e sociali svolgono nella costruzione dell'identità personale. Particolare attenzione è dedicata alla sessualità, considerata non come mero bisogno fisiologico, bensì come espressione della personalità, forma di comunicazione affettiva e componente essenziale della vita relazionale. Per lungo tempo il sistema penitenziario italiano ha trattato la sessualità come una dimensione inevitabilmente sacrificabile in conseguenza della detenzione, privilegiando esigenze di controllo e sicurezza. La tesi esamina quindi l'evoluzione della giurisprudenza costituzionale e sovranazionale, soffermandosi sul riconoscimento del diritto all'affettività quale espressione della vita privata e familiare tutelata dalla Costituzione. Nella parte conclusiva vengono analizzate le prospettive di riforma dell'ordinamento penitenziario e le possibili modalità di riconoscimento dell'affettività e della sessualità in carcere. Il lavoro sostiene che la tutela di tali dimensioni non debba essere interpretata come una concessione premiale, bensì come uno strumento coerente con i principi costituzionali e con l'obiettivo del reinserimento sociale. La conclusione cui giunge la ricerca è che una pena realmente orientata alla rieducazione non possa ignorare i legami affettivi e la dimensione sessuale della persona. Conservare e valorizzare tali relazioni significa non soltanto rispettare la dignità del detenuto, ma anche favorire percorsi di responsabilizzazione e creare condizioni più favorevoli per il reinserimento sociale al termine della detenzione.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Tesi Definitiva_pdfA.pdf
Accesso riservato
Dimensione
564.86 kB
Formato
Adobe PDF
|
564.86 kB | Adobe PDF |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14251/6898