La tesi analizza il tema dei diritti umani e della vulnerabilità delle donne anziane attraverso una prospettiva intersezionale, con l’obiettivo di evidenziare come l’intreccio tra età, genere e altri fattori di svantaggio produca forme specifiche e spesso invisibili di discriminazione. L’assunto di fondo è che la condizione delle donne anziane non possa essere adeguatamente compresa né tutelata se esaminata separatamente lungo le categorie di “genere” o “età”, ma richieda un approccio capace di cogliere la simultaneità e l’interazione tra più assi di subordinazione. Il primo capitolo ricostruisce le origini e lo sviluppo del concetto di intersezionalità, a partire dal femminismo nero e dalla teoria critica della razza, che hanno denunciato l’insufficienza di un’analisi giuridica centrata su un unico fattore discriminatorio. L’intersezionalità viene quindi esaminata come categoria giuridica, distinguendola dalla nozione di discriminazione multipla e mettendone in luce il potenziale trasformativo nei sistemi di diritto antidiscriminatorio. Si analizzano applicazioni, limiti e prospettive evolutive nei diversi ordinamenti, evidenziando come l’approccio intersezionale consenta di ripensare il rapporto tra diritti umani e vulnerabilità, assumendo le persone anziane quale paradigma di una soggettività esposta a rischi strutturali di esclusione. Il secondo capitolo approfondisce il tema della vulnerabilità delle persone anziane nel quadro dei diritti umani. A partire dai dati demografici sull'invecchiamento della popolazione, si evidenzia la crescente rilevanza giuridica della questione, anche in relazione alla sostenibilità dei sistemi di welfare e alla tutela della dignità nella terza età. Vengono analizzate le principali forme di discriminazione legate all'età, le barriere di accesso ai servizi e i fenomeni di esclusione sociale. Il capitolo esamina inoltre gli strumenti giuridici esistenti, tra principi generali e disposizioni specifiche, soffermandosi sul dibattito relativo alla possibile adozione di una Convenzione ONU sui diritti delle persone anziane, quale risposta alle lacune normative e alla frammentazione delle tutele. Il terzo capitolo si concentra sulla vulnerabilità delle donne anziane in una prospettiva multilivello. Esse emergono come categoria “doppiamente vulnerabile”, esposta sia alle disuguaglianze di genere accumulate nel corso della vita, sia alle discriminazioni fondate sull'età. L’analisi si sviluppa lungo tre livelli: internazionale, europeo e nazionale. Viene esaminato il ruolo delle Nazioni Unite e delle principali convenzioni internazionali nella promozione dei diritti delle donne e delle persone anziane; si considerano le politiche dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa; infine, si analizza il contesto italiano, tra quadro normativo, prassi amministrativa e criticità applicative. Particolare attenzione è dedicata al tema dell’invisibilità istituzionale e della scarsa rappresentanza delle donne anziane nei processi decisionali. Il quarto capitolo applica la prospettiva intersezionale a un caso di studio territoriale: la realtà di Modena. Attraverso un’analisi basata su fonti normative e dati socio-demografici, si ricostruisce il profilo dell’invecchiamento femminile nel contesto locale. Si valutano servizi e politiche pubbliche in termini di inclusione o marginalizzazione, indagando le intersezioni tra genere, età, condizione economica e origine. L’obiettivo è individuare buone pratiche e criticità, formulando raccomandazioni volte a promuovere una governance locale sensibile all'intersezionalità. La tesi conclude che solo un approccio giuridico e politico capace di riconoscere la complessità delle identità e delle vulnerabilità può garantire una tutela effettiva dei diritti delle donne anziane, trasformando l’intersezionalità da categoria teorica a strumento operativo di giustizia sostanziale.

Diritti umani e vulnerabilità delle donne anziane: una prospettiva intersezionale

DE FURIA, FILOMENA
2025/2026

Abstract

La tesi analizza il tema dei diritti umani e della vulnerabilità delle donne anziane attraverso una prospettiva intersezionale, con l’obiettivo di evidenziare come l’intreccio tra età, genere e altri fattori di svantaggio produca forme specifiche e spesso invisibili di discriminazione. L’assunto di fondo è che la condizione delle donne anziane non possa essere adeguatamente compresa né tutelata se esaminata separatamente lungo le categorie di “genere” o “età”, ma richieda un approccio capace di cogliere la simultaneità e l’interazione tra più assi di subordinazione. Il primo capitolo ricostruisce le origini e lo sviluppo del concetto di intersezionalità, a partire dal femminismo nero e dalla teoria critica della razza, che hanno denunciato l’insufficienza di un’analisi giuridica centrata su un unico fattore discriminatorio. L’intersezionalità viene quindi esaminata come categoria giuridica, distinguendola dalla nozione di discriminazione multipla e mettendone in luce il potenziale trasformativo nei sistemi di diritto antidiscriminatorio. Si analizzano applicazioni, limiti e prospettive evolutive nei diversi ordinamenti, evidenziando come l’approccio intersezionale consenta di ripensare il rapporto tra diritti umani e vulnerabilità, assumendo le persone anziane quale paradigma di una soggettività esposta a rischi strutturali di esclusione. Il secondo capitolo approfondisce il tema della vulnerabilità delle persone anziane nel quadro dei diritti umani. A partire dai dati demografici sull'invecchiamento della popolazione, si evidenzia la crescente rilevanza giuridica della questione, anche in relazione alla sostenibilità dei sistemi di welfare e alla tutela della dignità nella terza età. Vengono analizzate le principali forme di discriminazione legate all'età, le barriere di accesso ai servizi e i fenomeni di esclusione sociale. Il capitolo esamina inoltre gli strumenti giuridici esistenti, tra principi generali e disposizioni specifiche, soffermandosi sul dibattito relativo alla possibile adozione di una Convenzione ONU sui diritti delle persone anziane, quale risposta alle lacune normative e alla frammentazione delle tutele. Il terzo capitolo si concentra sulla vulnerabilità delle donne anziane in una prospettiva multilivello. Esse emergono come categoria “doppiamente vulnerabile”, esposta sia alle disuguaglianze di genere accumulate nel corso della vita, sia alle discriminazioni fondate sull'età. L’analisi si sviluppa lungo tre livelli: internazionale, europeo e nazionale. Viene esaminato il ruolo delle Nazioni Unite e delle principali convenzioni internazionali nella promozione dei diritti delle donne e delle persone anziane; si considerano le politiche dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa; infine, si analizza il contesto italiano, tra quadro normativo, prassi amministrativa e criticità applicative. Particolare attenzione è dedicata al tema dell’invisibilità istituzionale e della scarsa rappresentanza delle donne anziane nei processi decisionali. Il quarto capitolo applica la prospettiva intersezionale a un caso di studio territoriale: la realtà di Modena. Attraverso un’analisi basata su fonti normative e dati socio-demografici, si ricostruisce il profilo dell’invecchiamento femminile nel contesto locale. Si valutano servizi e politiche pubbliche in termini di inclusione o marginalizzazione, indagando le intersezioni tra genere, età, condizione economica e origine. L’obiettivo è individuare buone pratiche e criticità, formulando raccomandazioni volte a promuovere una governance locale sensibile all'intersezionalità. La tesi conclude che solo un approccio giuridico e politico capace di riconoscere la complessità delle identità e delle vulnerabilità può garantire una tutela effettiva dei diritti delle donne anziane, trasformando l’intersezionalità da categoria teorica a strumento operativo di giustizia sostanziale.
2025
Intersezionalità
Vulnerabilità
Discriminazioni
Invecchiamento
Donne anziane
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/6901