Le immunoglobuline G (IgG) specifiche per antigeni alimentari sono frequentemente rilevabili nella popolazione generale e rappresentano principalmente un indice di esposizione agli alimenti, piuttosto che un indicatore di condizioni patologiche. Nonostante ciò, i test per IgG alimentari continuano a essere ampiamente utilizzati, sia in ambito clinico sia commerciale, come strumenti diagnostici per le cosiddette “intolleranze alimentari”, con possibili ripercussioni negative sul piano clinico e di sanità pubblica. In questo scenario, la disponibilità di intervalli di riferimento definiti in una popolazione di riferimento risulta essenziale per una corretta interpretazione dei risultati di laboratorio. Il presente studio ha avuto l’obiettivo di definire intervalli di riferimento per IgG specifiche per alimenti in una popolazione adulta italiana, mediante un approccio statistico indiretto basato sull’intervallo compreso tra il 2,5° e il 97,5° percentile, in accordo con le raccomandazioni CLSI C28-A3. A tal fine, sono stati analizzati 240 campioni sierici provenienti da soggetti adulti apparentemente sani (120 uomini e 120 donne), di età compresa tra i 18 e gli 87 anni, sottoposti a determinazione delle IgG alimentari nell’ambito della pratica clinica routinaria. Sono stati esclusi soggetti con patologie gastrointestinali o immunologiche note, allergie alimentari IgE-mediate, terapia immunosoppressiva, profili IgG atipici o dati analitici incompleti, al fine di garantire l’omogeneità statistica della popolazione di riferimento. Le IgG specifiche per 33 allergeni alimentari sono state quantificate mediante metodica FEIA (ImmunoCAP). Le concentrazioni di IgG hanno mostrato distribuzioni prevalentemente non gaussiane, con un’elevata variabilità tra i diversi alimenti analizzati. Gli intervalli di riferimento ottenuti hanno evidenziato valori più elevati per alimenti di largo consumo nella dieta italiana, quali latte vaccino, uovo e frumento, mentre livelli inferiori e distribuzioni più ristrette sono stati osservati per pesce e alcune tipologie di carne. Non sono emerse differenze clinicamente rilevanti tra i sessi. Un’analisi esplorativa ha inoltre evidenziato livelli di IgG tendenzialmente più elevati per alimenti di origine vegetale rispetto a quelli di origine animale. Nel complesso, i risultati supportano l’interpretazione delle IgG alimentari come marker di esposizione antigenica, potenzialmente influenzati dall’interazione con la barriera intestinale, piuttosto che come indicatori diagnostici di allergia o intolleranza. La definizione di intervalli di riferimento specifici per la popolazione italiana potrebbe contribuire a migliorare l’appropriatezza interpretativa dei dati laboratoristici, riducendo il rischio di percorsi diagnostici fuorvianti e di restrizioni dietetiche non necessarie.
Anticorpi IgG specifici per alimenti nella popolazione adulta italiana: definizione e analisi degli intervalli di riferimento
VERUCCHI, SARA
2025/2026
Abstract
Le immunoglobuline G (IgG) specifiche per antigeni alimentari sono frequentemente rilevabili nella popolazione generale e rappresentano principalmente un indice di esposizione agli alimenti, piuttosto che un indicatore di condizioni patologiche. Nonostante ciò, i test per IgG alimentari continuano a essere ampiamente utilizzati, sia in ambito clinico sia commerciale, come strumenti diagnostici per le cosiddette “intolleranze alimentari”, con possibili ripercussioni negative sul piano clinico e di sanità pubblica. In questo scenario, la disponibilità di intervalli di riferimento definiti in una popolazione di riferimento risulta essenziale per una corretta interpretazione dei risultati di laboratorio. Il presente studio ha avuto l’obiettivo di definire intervalli di riferimento per IgG specifiche per alimenti in una popolazione adulta italiana, mediante un approccio statistico indiretto basato sull’intervallo compreso tra il 2,5° e il 97,5° percentile, in accordo con le raccomandazioni CLSI C28-A3. A tal fine, sono stati analizzati 240 campioni sierici provenienti da soggetti adulti apparentemente sani (120 uomini e 120 donne), di età compresa tra i 18 e gli 87 anni, sottoposti a determinazione delle IgG alimentari nell’ambito della pratica clinica routinaria. Sono stati esclusi soggetti con patologie gastrointestinali o immunologiche note, allergie alimentari IgE-mediate, terapia immunosoppressiva, profili IgG atipici o dati analitici incompleti, al fine di garantire l’omogeneità statistica della popolazione di riferimento. Le IgG specifiche per 33 allergeni alimentari sono state quantificate mediante metodica FEIA (ImmunoCAP). Le concentrazioni di IgG hanno mostrato distribuzioni prevalentemente non gaussiane, con un’elevata variabilità tra i diversi alimenti analizzati. Gli intervalli di riferimento ottenuti hanno evidenziato valori più elevati per alimenti di largo consumo nella dieta italiana, quali latte vaccino, uovo e frumento, mentre livelli inferiori e distribuzioni più ristrette sono stati osservati per pesce e alcune tipologie di carne. Non sono emerse differenze clinicamente rilevanti tra i sessi. Un’analisi esplorativa ha inoltre evidenziato livelli di IgG tendenzialmente più elevati per alimenti di origine vegetale rispetto a quelli di origine animale. Nel complesso, i risultati supportano l’interpretazione delle IgG alimentari come marker di esposizione antigenica, potenzialmente influenzati dall’interazione con la barriera intestinale, piuttosto che come indicatori diagnostici di allergia o intolleranza. La definizione di intervalli di riferimento specifici per la popolazione italiana potrebbe contribuire a migliorare l’appropriatezza interpretativa dei dati laboratoristici, riducendo il rischio di percorsi diagnostici fuorvianti e di restrizioni dietetiche non necessarie.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/6945